domenica 6 aprile 2014

A mangiare In fondo alla palude con Joe R. Lansdale

Per la rubrica dedicata alla cucina oggi sono andato a riprendere In fondo alla palude, uno dei libri di Joe R. Lansdale che apprezzo maggiormente. Un romanzo di formazione ambientato nel Sud degli Stati Uniti. 

Una storia, filtrata dallo sguardo di un uomo oramai vecchio, Harry, abbandonato in una casa di riposo che racconta le vicende di quando era ragazzino ai tempi della Grande Depressione. 

Un lavoro dove la violenza narrata viene bilanciata da pagina di poesia che fanno di Lansdale - in questa sua fatica - un vero gigante della prosa. 

Un romanzo sempre vivo, scritto con un linguaggio molto curato per le corde di Lansdale. Un lavoro assolutamente da leggere se ancora non lo avete fatto. 

Anche in questo caso ci sono dei momenti dove diventa facile sedersi a tavola a mangiare.

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Eravamo seduti a tavola. Papà mangiava due uova fritte che gli aveva preparato la mamma. Stava inzuppando una grossa galletta nel rosso dell’uovo. Io stavo mangiando la stessa cosa con un bicchiere di panna che mi aveva versato sempre la mamma. 



Quando entrammo Pappy Treesome stava bevendo una coca dietro la cassa mentre mangiava con avidità una fetta di mortadella tagliata a mano. 



A casa la mamma riempì un secchio con del lardo, pane di grano e pollo fritto, poi una brocca di frutta con i fagioli, e ci mise sopra il coperchio. 



La mamma era in cucina a cuocere anguilla, gallette e lardo per la colazione. 



Io mangiai un po’ di tutto dedicando la mia attenzione in particolare al purè di patate, alla farina col sugo e al ripieno, alle mele dolci e alla torta di pere. Tom mangiò torta e biscotti e nient’altro, a parte l’anguria che Cecil l’aiutava a tagliare.


Buon appetito

2 commenti:

  1. Non conosco ne il libro e ne l'autore,grazie per questa invitante citazione culinaria,a parte le anguille,è tutto molto gradito !

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