mercoledì 5 marzo 2014

La Camorra di Mario Perrella raccontata ad Antonio G. D’Errico

Il 27 febbraio, con una prefazione di Cristiana Tonini è uscito Camorra. Confessioni inedite di Mario Perrella, boss pentito del rione Traiano di Napoli

Il libro - scritto da Antonio G. D’Errico, scrittore e sceneggiatore teatrale, televisivo e cinematografico - è pubblicato da Edizioni Anordest, e contiene le confessioni di Mario Perrella: boss di camorra che molti anni fa dettava legge nel napoletano e che oggi, da 20 anni, è un uomo pentito recluso in carcere. 

Antonio è riuscito a realizzarlo grazie alla intermediazione della moglie di Perrella, che ha fatto da tramite e da prefattrice del testo

Un libro incentrato su temi di grande attualità è raccontato da uno scrittore ricco di qualità letterarie, etiche e umane. 

Lo abbiamo incontrato, con una certa soggezione mista a orgoglio, per il nostro blog: 


Ciao Antonio benvenuto: mi dici come è nato Camorra

Tutto ciò che prende forma e sostanza nasce da un’urgenza, cioè da una volontà espressa. Mario Perrella attualmente è recluso tra le mura di un penitenziario. Lo è da anni. Il carcere crea le condizioni per rendere pesanti i giorni, le ore: il tempo. Riduce ogni cosa a silenzio, compresa la verità. 
Un silenzio che si nutre di dispiaceri, di paure, di ricordi, di rimpianti. Nel libro c’è tutto questo: c’è il mondo intimo di chi ha vissuto di violenza in un ambiente violento. Ma c’è anche la presa di coscienza e la volontà di volersi riscattare, recuperando un bene remoto che è stato macchiato da troppe colpe. 
Mario Perrella attualmente è un collaboratore di giustizia che ha maturato l’idea di porsi al servizio della legge, senza troppi calcoli. So che sta aspettando con fiducia che possa ritrovare quanto prima la libertà per poter essere una persona lontana da quella che è stato un tempo. 
Direi che Camorra sia la conseguenza di un bisogno espresso di voler dare forma a una realtà che non è di Perrella, ma attraverso la sua testimonianza si apre lo sguardo di tutti sugli affari malavitosi di ieri e di oggi: sulla Terra dei Fuochi, ma soprattutto sulla Terra del malaffare: quel luogo che affanna e condanna tutti al martirio. Il clan Perrella, nel pieno della sua attività, era impegnato su più fronti: dal traffico dei rifiuti dal nord Italia verso la Campania, agli appalti truccati, al narcotraffico. 


Il libro tratta una tematica molto delicata: hai avuto delle difficoltà a scriverlo? 

La scrittura di qualsiasi verità, che sia dura o leggera e edificante, presuppone l’attenzione verso i fatti e gli avvenimenti. Il mio compito è stato quello di dare forma e compiutezza alle cose che mi sono state narrate. 
Ho cercato la distanza dalle persone e dai luoghi. Ho tenuto lontano i facili giudizi, che sono pregiudizi, sintomatici di animi piccoli e dalle modeste vedute. Non perché sia una colpa essere portatori di una natura di questo tipo, ma chi si assume il compito di scrivere e descrivere il vero non può essere animato da uno spirito con queste determinazioni ristrette. 


Scusami se ti faccio questa domanda: non hai paura? 

Spero che non debba essere assillato da un dubbio del genere. Le cose che ho raccontato sono contenute dentro gli archivi dei palazzi di giustizia dove si sono svolti i processi ai clan. 
Ho reso solo forma a quanto è già noto. Una forma, mi auguro, che possa far arrivare meglio certi contenuti a chi legge. Chi legge, d’altra parte, io credo che non lo faccia per una sua perversione d’animo, di chi vuole spiare nel torbido; ma essendo dotato di capacità critica, può arrivare a formarsi un giudizio su certi eventi, spesso spettacolarizzati da chi rappresenta la realtà come una sequenza drammatica o scontata di una fiction. 


Che idea ti sei fatto, con questo lavoro, di Mario Perrella

Credo di averti già risposto in precedenza. Comunque, per me, Mario Perrella è un uomo che ha rinunciato alla violenza per mettersi al servizio dello Stato e recuperare quel fondo di umanità che la sua anima reclama, nonostante tutto il peso delle sue colpe. E’ un uomo che è stato un boss, che si è sentito potente e forte. 
Nel libro è dedicato ampio spazio a questo aspetto, che emerge in tutta la sua verità, pur con tutte le contraddizioni che ne può trarre la persona qualunque, che non ha mai pensato di rendere alla sua vita neanche un solo punto di contatto con l’ambiente criminale di qualsiasi genere e gravità. 
Nel libro, Mario Perrella spiega bene la sua condizione di partenza: 
Nella mia famiglia formata dai miei genitori con sei figli maschi, una madre analfabeta ed esperta solo di cose agricole, ebbi come riferimento la figura di mio padre, il quale pur non avendo mai lavorato in vita sua non ci fece mancare niente nella maniera più assoluta. Trafficava in contrabbando. Malato di diabete aveva cominciato a frequentare l’ospedale di Salerno, già ex Sanatorio. Qui era riuscito a stringere accordi con medici e professori compiacenti per ottenere per sé e per altri suoi numerosi conoscenti, tra cui molti pregiudicati, finte attestazioni di malattie, diagnosticate soprattutto come tubercolosi. Con questi falsi certificati riuscivano ad uscire dal carcere e a ricevere anche una pensione di invalidità. Perciò, fin da ragazzino, mi ero reso conto che attraverso l’illegalità si riusciva a ottenere tutto quanto necessitava in famiglia. Mio padre era l’esempio lampante di questa logica conclusione.” 


E di sua moglie, visto la parte che ha avuto nella realizzazione di questo libro? 

E’ una donna innamorata di suo marito. Si sono sposati in carcere. Mi ha raccontato, durante uno dei nostri incontri, che si sono conosciuti una sera a casa di amici. E’ nato istantaneamente un sentimento reciproco. 
Poi si sono rivisti, come succede a tante persone che si incontrano e si innamorano. Il futuro marito, le ha detto che doveva parlarle di cose urgenti che lo riguardavano: le ha riferito che è stato un boss della camorra. C’è stato affanno e stupore, naturalmente, nella ragazza. 
Ci sono stati dubbi e paure. Ma l’amore aveva fatto il suo corso nel suo animo. 


Cosa ne pensi di Saviano? 

Per me è un bravissimo scrittore, con la curiosità giusta e la capacità di saper cogliere i lati ambientali del fenomeno camorristico. Ha saputo creare un linguaggio nuovo per poter parlare a un pubblico vasto. Soprattutto ha descritto le cose che ha visto, girando nei luoghi della camorra, verificando per mezzo del suo sguardo e della sua sensibilità la realtà che ha descritto molto bene nei suoi libri. 
Nei suoi confronti, Mario Perrella è molto critico, perché evidentemente parte da altre verità. Ha chiesto più volte un confronto con Roberto Saviano, che non gli è stato mai concesso. Ritengo che un confronto di questo tipo potrebbe essere necessario per rendere chiarezza a quanto rimane tuttora non del tutto risolto, dal mio punto di vista, nel rapporto tra la camorra e il territorio: tra il camorrista e la gente dei rioni. 


Basta camorra, andiamo sul leggero. Il tuo curriculum letterario è quello di uno scrittore di razza cristallina: premi, riconoscimenti… Ti posso chiedere qual è la soddisfazione più grande che hai avuto in campo letterario e magari un piccolo aneddoto legato a questo mondo? 


E’ più facile parlare di ciò che è fuori da noi che quanto è in noi, ci tocca e ci rende in un modo o in un altro totalmente diverso. Ho conosciuto molte persone, da tutto il tempo che giro nell’ambiente alla ricerca di uno spazio di riconoscimento comune. Per me essere scrittore è essere persona: avere la curiosità della persona, averne lo spirito, la bellezza, il coraggio, la gentilezza, la fiducia, la delicatezza, lo sguardo, la mitezza, la ribellione, la volontà, l’umiltà, l’attenzione rivolta verso gli altri. 
Tutti ideali che rendono un corpo umano persona viva. Senza queste cose, per me, un corpo anche se apparentemente respira è morto. E posso dirti che di persone morte se ne trovano tante in tutti gli ambienti. Mi dedico da tempo alla scrittura di biografie di cantanti e personaggi della politica e dello spettacolo come di persone semplici che hanno subìto un torto. Lo faccio per mettermi al servizio dell’umanità, per vivere e descrivere momenti comuni. 
Scrivo anche noir e romanzi di genere diverso, che hanno sempre un’ispirazione di servizio reso agli altri. 
I miei noir trattano un tema specifico, che arrivano al cuore del problema, che si nutre di racconti delle persone che hanno diritto di essere rappresentate. 
Il momento di incontro con le persone, per me, è il primo vero incontro con la bellezza. Il resto è impegno nel dover trovare le parole per descrivere tutti i lati nascosti o manifesti di una verità a cui dare valore. 
Un fatto curioso, o se vuoi un aneddoto, è che una volta andavo in macchina da Milano a Torino insieme a un famoso poeta milanese. All’orizzonte c’era un cielo illuminato dai raggi del sole al tramonto, che rendevano mistero e profondità alle nuvole. Sentii una stretta al cuore per quelle immagini non del tutto consuete, che fecero volare la mia immaginazione. Cercai di condividere quella bellezza con il poeta. Gli dissi, sinceramente: “Guarda, è soffocante talmente è bella l’immagine di un cielo così”. 
Mi rispose, chiudendo lo sguardo dietro gli occhiali spessi, inarcando le labbra, arricciando il naso, cacciando i lunghi denti: “Per me è solo un cielo!” soffocò, dentro il suo sorriso spaventoso. Restai in silenzio, a godere lo spettacolo del tramonto che poco dopo si fece sera. 
Il poeta non disse niente per tutto il viaggio, non avendo una parola per un momento comune di dialogo che avesse un senso. 


Curiosità mia: lo scrittore italiano contemporaneo che preferisci? 

Per contemporaneo intendi negli ultimi due secoli? Se sì, potrei risponderti da Voltaire fino a Pasolini. Se intendi vivente, ti rispondo Donato Placido


Bene, ti ringrazio e ti saluto ma se permetti ti lascio alle prese con la mia solita domanda telepatica, ormai un must delle mie interviste. 

La tua domanda potrebbe essere la seguente: “Come ti sei sentito in questo incontro?” La mia risposta è: “Il cielo a me commuove sempre quando è vero. Lo percepisco nella sua bellezza e generosità di immagini. Grazie Ferruccio. Spero di poterti incontrare ancora, per un altro momento di gentilezza condivisa, che prelude all’umanità viva.

25 commenti:

  1. Beh, sarebbe bello davvero un confronto tra Perrella e Saviano!

    Moz-

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  2. Grazie per l'interesse, ma soprattutto per le domande di Ferruccio Gianola. Domande e risposte servono a verificare desideri, piaceri e voleri.

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    1. Grazie a te, carissimo! Hai visto che Felicity è un po' il mio alter ego. Ciao, auguri.
      Antonio Gerardo.
      Gerardo è un nome caro alla nostra famiglia . Piaceva tanto a nostra mamma. Lo aggiungo sempre come segno di riconoscenza e di affetto. Ciao.

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  3. Grazie per l'interesse, ma soprattutto per le domande di Ferruccio Gianola. Domande e risposte servono a verificare desideri, piaceri e voleri.

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  4. Un possibile incontro tra Saviano e D'Errico, come auspicato da Ferruccio sarebbe interessante e potrebbe colmare un vuoto facendo emergere le peculiariata' del sistema camorristico, partendo rispettivamente da Camorra e da Gomorra...

    Vediamo sappiamo che lì attenzione si sta alzando in maniera notevole ed anche la critica e naturalmente le vendite. E' importante, per una questione di par condicio di dare lo stesso spazio a Camorra, scritto da Antonio G. D' Errico, raccogliendo le confessioni inedite di un boss Mario Perrella che ha deciso di svelare verita'nascoste... Un augurio chiedendo ai mass media che si possa fare questo confronto.

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    1. Me lo auguro anche io di cuore

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    2. Gentilissimi come sto notando l´attenzione per il libro cresce per davvero, ho visto sulla pagina di facebook dello scrittore D´Errico che nientedimeno e´stato intervistato dal quotiudiano Il Roma, che stampa circa 600 mila copie e lui e´in bella mostra. A gg. ho anche letto che fara´una intervista telefonica, addirittura assieme alla moglie del boss, Cristiana Tonini su radio arancia del circuito latte e miele. Mancano quotidiani importanti Oggi, Chi, Famiglia Cristiana ma credo che il climax e´in continuo crescente e glielo auguro di tutto cuore allo scrittore D´Errico che in pratica e´riuscito a realizzare un libro con tutte le difficolta´possibili. Un sincero in bocca al lupo ed anche al sito di ferruccio che sicuramente rappresenta una bella presentazione e in anteprima.

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  5. Bellissima questa intervista davvero. Domande e risposte che approfondiscono veramente il fenomeno della Camorra. Ho appena acquistato il libro grazie al blog e lo consiglio vivamente ai lettori del blog.
    Un in bocca al lupo al bravo scrittore Antonio G. D'Errico, che vedendo il suo excursus biografico ne ha fatto e ne sta facendo di strada. Un sincero augurio e i mass media invece di parlare sempre e soli dei soliti noti, diano spazio ad autori di grido e di sostanza come D'Errico.

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    1. contento di fare questo servizio, ma non presentatevi in maniera anonima

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  6. Carissimo D'Errico mi chiamo Nunzio Perrella e sono un cugino di Mario
    Mi fa piacere sapere che sta bene e della violenza che lo hanno reso noto in quegli anni è solo un lontano ricordo.
    Ho conosciuto mio cugino che avevo quasi vent'anni, per volere di mio padre,suo zio, che non voleva neanche farci sapere che quella famiglia esisteva.
    quando ho conosciuto Mario ho ricevuto un grande calore fraterno e mi ha sempre dati buoni consigli come quello di relizzarmi nel mondo del lavoro e non in quella della criminalità.
    Ho sempre pensato che Lui non doveva fare quella vita, ma come spiega nella prefazione si è dovuto fare leone in quella maledetta giungla.
    Se ha l' oppurtinità di sentirlo porga per conto mio un caloroso abbraccio a mio cugino.
    N.B. Non ho la stessa opinione del fratello Nunzio un pezzente arricchito e pentito sotto il nome del fratello minore che non ha saputo neanche rispettare.
    Cordiali saluti Nunzio Perrella

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    1. Salve Gianola e,
      le faccio i complimenti per come ha sviluppato l´intervista all´autore e anche le risposte sono davvero direi speciali.
      La cosa assurda e´ il fatto che con un argomento del genere, con interventi nientedimeno di compagni di cella del protagonista del libro Mario Perrella, tutto tace. L´editore non riesce a dare lo slancio che un libro del genere merita e che e´gia´insito nella storia stessa. A questo punto sono i mass media, che fanno notizia in maniera pilotata, perche´non invitano D´Errico al programma di Santoro, di Ruotolo che invito´il pentito Schiavone a parlare di immondizia e dello smaltimento dei rifiuti. Mi sembra che ci sia veramente un sistema giornalistico assurdo... Ti faccio un appello, non mi presento perche´anche io conosco bene il boss, di far girare negli altri blog l´intervista e di fare in modo che lo scrittore D´Errico, possa dire la sua? Grazie 1000 Dr. Gianola e lei si´che fa ottima informazione, dando voce a chi se la merita ...Non al solito Montalbano e Saviano, che gia´di loro occupano tv e librerie, e´davvero vergognoso e assurdo ?

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    2. L'intervista è girata anche su i blog dove è inserito il mio, ma purtroppo non dipende da me darle forza e promuoverla. Credo comunque che le voci importanti troveranno sempre un canale per farsi sentire, bisogna avere pazienza

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    3. Sicuramente e'anche l'editore che non fa la doverosa promozione, com'e' possibile che vanno in televisione sempre i soliti noti e, non D'Errico che sicuramente ne ha cose da dire molto piu'importanti di Saviano, camilleri la Barbara d'Urso e Berlusconi?

      E'ora di finirla di stare in questo marciume, dove gli amici vanno avanti...---

      E'ora di instaurare un metodo meritocratico, questo autore e' bravo diamogli voce? Ha fatto Finardi, ha fatto Pannella, ha scritto sul caso di Roberto Straccia e tanto ancora cosa dovrebbe fare per farsi vedere?

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    4. Ho letto il libro e posso dire che anche se non si fa vedere l'autore, solo leggendolo si capisce la capacita' descrittiva della sua penna. E' un autore che di sicuro merita visibilita' ma dal suo curriculum credo poi nemmeno tanta, che ne ha fatto di strada... E'stato ospite da Magalli col caso Straccia, a Mattino 5 e a TgCom24, a radio radicale piu'di qualche volta...

      Diciamo che io lo seguo da tempo e oramai compro solo i suoi libri...

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    5. amici come volevasi domostrare e come dice bene ferruccio le cose e i fatti hanno un loro senso e seguono una loro strada. Si parlavadi visibilita´e credo che comincia ad arrivarne anche se di sicuro lo scrittore merita di andare a trasmissioni televisive appropriate... a radio fahreneit e altre rubriche di libri... siamo stanche dei soliti volti -----

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  7. Complimenti per il libro grazie per aver dato voce ad un personaggio che sarà anche stato un boss ma oggi è solo un pentito.
    Non era obbligato a fare quella vita ed è inutile dare la colpa a suo padre o sua madre è troppo facile.
    Aveva fatto la scelta del boss? Doveva rimanere tale. Poteva pentirsi ma non fare il pentito.

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    1. GENT.MO Nunzio,

      lei ha letto il libro? A me e'piaciuto. Io stavo in cella con lui a Cuneo e posso dire che suo cugino e' una brava persona.
      Sicuramente nella giungla come dici tu, si e' fatto leone.
      Un altro fine nobile, che si legge nel libro, è il fine benefico di una quota dei proventi del libro... Giustamente c'è un attacco serio a Saviano, che ha saputo utilizzare il sistema camorristico a suo comodo e piacimento ... Il film Camorra chi li ha fatto? E tanto ancora ... Perche' si rifiuta di confrontarsi con Perrella e\o in alternativa con lo scrittore Antonio G. D'Errico? Ho letto il curriculum dello scrittore D'Errico e, si puo' dire che ne ha fatta di strada ...
      Sarebbe sicuramente interessante approfondire meglio i fatti, che il boss ha solo accennato, forse volutamente ma che comunque chi sta dentro a certe cose le conosce bene ...
      Non credo che poi il boss dia la colpa al padre e alla madre, parla dell'ambiente familiare dov' e' cresciuto che sicuramente ha influito? Se nasceva a Milano e il padre era medico o avvocato, credo che sarebbe vissuto in maniera diversa? Un bellissimo libro che consigliero' a tutti i miei amici...

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  8. Caro Nunzio, il mio compito di scrittore era di dare voce. Per me ogni voce ha valore. Quella di tuo cugino è un contributo non solo alla legalità ma alla verità. Perché quella criminalità di cui ha fatto parte è ancora attuale con le conseguenze dei traffici illeciti, dei rifiuti, del narcotraffico. E la società delle persone semplici, "normali", che vive e crede nella legalità deve sapere. Perché la conoscenza è anche capacità di fare scelte.
    Non posso sentire tuo cugino, ma posso salutartelo attraverso la moglie.
    Grazie per il tuo commento, che ha valore di verità e di conoscenza anche questo. Auguri per il tuo lavoro.
    Ciao.

    Antonio Gerardo
    .

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