giovedì 22 agosto 2013

La fine della diaspora: quando la critica è inconsistente

Nelle scorse settimane mi è capitato sotto gli occhi una vecchia recensione di Ucronie impure: la raccolta di racconti ucronici scaturiti dal concorso che Alessandro Girola organizzò qualche anno fa. 

Tra i recensiti naturalmente c’è anche il mio racconto La fine della diaspora… 

Be’ veniamo al punto. 

Premetto che di solito non contesto le voci critiche, belle o brutte che siano cerco sempre di accettarle, in special modo quando sono fatte con impegno e preparazione, ma questa volta, complice il fatto di averla letta con anni di ritardo, non mi è piaciuta per nulla la superficialità con cui è stata recensita la storia e ho bisogno di parlarne anche per una semplice rimozione personale. 

Non parlo della qualità del racconto naturalmente, ognuno è libero oggettivamente di trovare tutte le pecche possibili e io non mi ritengo un maestro del settore, ma quando il lavoro di analisi (e questo vale per tutte le recensioni) è fatto in maniera molto soggettiva, superficiale e fuorviante, merita una controcritica a cominciare, nel mio caso, da come è stata analizzata l’idea ucronica, fulcro del racconto (non linko la recensione, tanto per chi lo desidera è facilissimo recuperarla, basta un semplice copia e incolla - le scritte in rosso sono prese dal post originale): 

Gli indiani hanno perso la battaglia di Little Big Horn e sono stati sterminati. Il generale Custer è diventato dittatore di tutto il Nord America, e i pochi pellerossa sopravvissuti sono dovuti sfuggire in Europa. Ora Custer sta per arrivare in Francia, e l’esule Bill Orso Feroce prepara la sua vendetta. 

In realtà l’idea ucronica è questa
Gli indiani hanno perso la battaglia di Little Big Horn e sono stati sterminati. Il generale Custer è diventato dittatore di tutto il Nord America, e i pochi pellerossa sopravvissuti sono dovuti sfuggire in ogni dove (non solo in Europa). Ora Custer sta per arrivare a Trieste per stipulare un patto con gli Imperi Centrali (siamo alla vigilia della prima guerra mondiale). Patto che lo spionaggio francese vuole impedire per ovvi motivi e per farlo organizza un attentato con un kamikaze Lakota. 

Probabilmente non avendo analizzato a fondo l’idea di base è ovvio che anche le domande poste sulla realizzazione del racconto e le considerazioni seguenti risultino molto superficiali, condite, per far scena, da un uso spropositato della terminologia: 

Questo racconto mi lascia perplesso. Invece che concentrarsi sulla parte importante della storia (l’assassinio di Custer)… 

Perché importante?

... ci fa un racconto – anche piuttosto infodumposo – sulla preparazione dell’attentato. In realtà anche al piano è dedicato poco spazio; perdipiù si tratta di reminescenze di Bill 

Quando ho scritto il racconto trovavo molto più importante e vitale lo stato d’animo del protagonista: un esule che  sta sacrificando la propria vita (un personaggio da niente  a quanto pare per il recensore)

qualche informazione sulla situazione storica, e una buona dose di As you know, Bob (ecco l’infodump). 
Il racconto ‘vero’ non arriva mai. 

Be’ capisco, basta non leggerlo o leggerlo con le fette di salame sugli occhi. 

Il contesto stesso, è anonimo quant’altri mai. Con poche modifiche periferiche, invece di indiani in esilio che vogliono ammazzare Custer... 

Non sono gli indiani che vogliono ammazzare Custer, è lo spionaggio francese

... potrebbe trattarsi di ebrei in esilio che vogliono ammazzare Hitler o di cinesi esuli che vogliono ammazzare i Giapponesi invasori, e non si noterebbe la differenza. Inconsistente. 

In conclusione ritengo che quando non si possiede la sensibilità e la cura e e non si è pazienti nel  leggere attentamente un racconto, l'inconsistenza arriva dalla critica. Valutare un lavoro e classificarlo scadente mettendo in evidenza magagne ed errori, con cura e precisione, è lecito e anche auspicabile, ed è quello che ogni autore vorrebbe succedesse per aiutarlo a crescere. Ma quando il tutto è presentato con supponenza, idee strampalate e poca attenzione e sopratutto per sentito dire  ciò che se ne trae e solo un grande mancanza di rispetto verso l'autore, scarso o bravo che sia!     

26 commenti:

  1. Del resto quando si tratta di recensori fanfaroni, che hanno imparato quattro concetti a pappagallo (infodump, POV etc), non ci si può aspettare altro. Inoltre in questo caso il pregiudizio è evidente, perché il tizio in questione è uno che ha preso di mira le miei iniziative da tempo.
    Del resto basta però dare un'occhiata al suo blog, un coacervo di idiozie pretenziose e stupidamente provocatorie, per capire lo spessore (nullo) e la credibilità (nulla) di questo blogger.

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    1. Giuro che non lo conoscevo, questa recensione è stata un fulmine a ciel sereno (lo dico in senso buono)

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  2. per esprimere dei concetti sensati, quali una critica, occorre una certa cultura.
    Purtroppo quella non la si può acquisire leggendo un manuale o internet

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  3. Strana recensione,deve essere per forza uno scherzo...no?
    Come si può reputare un racconto "Scritto male" con la pretesa che non è andato come si vuole?
    La parte importante del racconto/romanzo/libro la decide lo scrittore, non chi lo legge
    Pensare davvero che un racconto sia scritto male perchè non va come voglio è un'assurdità.
    Non credo che questo tipo abbia molta pratica con il concetto di "critica letteraria" o "critica" in generale.

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    1. Più che una recensione la ritengo un'opinione, ma in quel caso sarebbe necessaria una premessa da parte dell'autore dell'articolo

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  4. A suo tempo mi lessi tutte le recensioni del tizio su racconti di Ucronie Impure; e quasi nessuno e uscì bene. Non prendertela, non più di tanto intendo. Ah, una cosa... i racconti che lui bocciava senza pietà a me piacevano, e viceversa. Mi devo preoccupare, non sono un buon recensore?

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    1. Questa l'ho scoperta nei giorni scorsi e sinceramente è la sola che mi ha sbalestrato

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  5. Hai completamente ragione Ferruccio, e hai fatto bene a sfogarti spiegando cos'è successo in questo post. Chissà se il recensore risponderà in qualche modo ;)

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    1. Ma non è uno sfogo, diciamo che questo post mi serve per dare un giusto peso alle critiche che girano sul web

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  6. "Il problema principale dell’antologia è la mancanza di un editing finale dei racconti vincitori; quello che, ad esempio, il Duca ha promesso e imposto ai finalisti del suo Concorso Steampunk."

    Io direi di chiamare "Chi l'ha visto?".
    O al massimo, vista la serietà dei personaggi in questione, farsi una grossa risata. :D

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  7. Mi sovviene una celebre frase 'Parlate di me, anche male, purché parliate di me' ... non vorrei che questo recensore si sia trovato un modo per farsi notare nel mucchio ... e infatti ... siamo qui a parlare proprio di lui! ;)

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  8. stavo proprio scrivendo la stessa cosa di micol.. =)

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  9. Ci sono tanti critici, opinionisti e personaggi pubblici che sparano sentenze, snocciolano opinioni senza una conoscenza completa dell'argomento e dopo una lettura superficiale.

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    1. e con la superficialità danneggiano gli altri

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  10. Penso che in tutte le situazioni , ci siano persone che parlano tanto per parlare vedi in politica ad esempio, quindi non stupisce che anche in letteratura ci siano alcuni che pensano di saperne piu' degli altri e criticano un po' a "vanvera" .

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  11. Per esempio, anche a me resta molto più facile criticare un racconto che dargli vita scrivendolo, anzi, datemene uno e io vi trovo subito un idiota che lo stigmatizzi un po'. :-)

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  12. Supponenza e superficialità sono i termini che meglio rispecchiano certi sedicenti critici. Sedicenti perché per esserlo occorre certamente la conoscenza, certamente ancora il saper motivare validamente la critica mossa e che sia sempre costruttiva, non partire mai prevenuti, diversamente meglio tacere. Mi sembra poi ovvio che occorra anche leggere con attenzione e comprendere il testo prima di avanzare pareri.. che siano essi positivi o negativi.

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  13. Mi piace tanto leggerti perchè pubblichi degli articoli mollto interessanti,anch'io sono pineamente d'accordo che prima di emetter giudizio bisogna avere una buona conoscenza del testo.

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