venerdì 19 luglio 2013

All’ombra dell’Impero con Al Custerlina

Ospite sul mio blog Alberto “Al” Custerlina, scrittore triestino esperto dell’area balcanica, la cui narrativa nera fornisce una descrizione ben dettagliata di quei territori e di quelle culture. 

Un po’ di mondo balcanico, dopotutto, appare anche nell’ultima sua fatica “Il segreto del Mandylion”, primo episodio della trilogia che compone “All’ombra dell’Impero”. 
Una storia che affonda le radici nel tempo di Gesù, nella Cina coloniale e nel cuore occulto dell’Europa, i cui protagonisti sono un commissario della polizia asburgica, un suo amico e un ragazzino dagli strani poteri. Un racconto… be’ forse è meglio che sia lui a parlare in merito, ma prima…  

… di entrare nel mondo delle letteratura ti faccio una domanda riguardante il tuo nome e cognome: Al Custerlina. Ci sono persone che sembrano avere il destino scritto lì dentro. Per me è il tuo caso, hai un cognome assolutamente fantastico e mi piacerebbe conoscerne l’etimologia e ti chiedo se hai qualche aneddoto al riguardo. 

Uh, sì che c’è un aneddoto. I miei bisnonni paterni vivevano nel peccato (ahi, ahi, lui era già stato sposato) e quindi i loro figli avevano preso il cognome della madre, cioè Custerlina, stirpe di ricchi commercianti triestini poi andati completamente in rovina con l’arrivo dell’Italia a Trieste. 
Quel cognome se lo sono portati dietro per più di trent’anni, per cui anche mio padre era stato battezzato Custerlina. Dopo la seconda guerra mondiale, i bisnonni hanno regolarizzato il loro matrimonio, per cui figli e nipoti hanno cambiato cognome, prendendo quello del bisnonno. È stata una cosa un po’ anomala, che io ho voluto ricordare ri-acquisendo questo (per noi glorioso) cognome, che a causa di una linea di successione tutta femminile era del tutto scomparso, anche negli altri rami della famiglia. 
Riguardo all’etimologia, anch’io mi sono sempre chiesto da dove provenisse, anche perché pare che la mia essere famiglia sia l’unica al mondo con questo cognome. Comunque, a Trieste abbiamo una tomba di famiglia in cui il primo morto Custerlina risale agli inizi dell’800, più indietro non siamo mai riusciti ad andare. 
Recenti mie ricerche fanno pensare a una derivazione dallo slavo/germanico Kusterle. 


Ora veniamo al punto: cosa puoi raccontarmi de “Il segreto del Mandylion”, primo episodio de “All’ombra dell’Impero”? 

Ti posso raccontare che “Il segreto del Mandylion” uscirà il 19 settembre per Baldini&Castoldi, che è ambientato a Trieste nel 1902 e che è una storia avventurosa a tinte gialle nella quale ho miscelato molte cose che fanno parte del mio bagaglio culturale e dell’immaginario popolare di ognuno di noi (occultismo, la Cina coloniale, sacre reliquie cristiane, irredentismo, tensioni sociali, I Ching…), tutto molto dosato e senza strafare. Odio i romanzi storici troppo farciti. 
Una curiosità: in tutta la narrazione non c’è neanche una parolaccia (e chi ha letto i miei precedenti lavori capisce cosa intendo suggerire). 


Come è nata la storia e come ti sei documentato? 

Il germe di questa storia è la prima cosa che ho scritto in vita mia, nel 2005, ma si trattava di una narrazione sconnessa, da principiante, pressoché illeggibile, che ho tenuto chiusa in un cassetto (digitale) finché, dopo essermi stufato di noir e di pulp, ho deciso di riprenderla in mano per riscriverla completamente. È stata ed è una bella avventura, perché, tra le altre cose, mi ha fornito l’esatta dimensione di quanto sono riuscito a migliorare in otto anni di scrittura e studio continui. 
Riguardo alla documentazione, il lavoro è stato molto oneroso: ho spulciato gli archivi per conoscere la cronaca di quel periodo, letto libri di storia locale, visionato centinaia di foto antiche. Poi ho letto molti classici della letteratura vittoriana ed edwardiana, per entrare nel corretto mood dell’epoca. E ho fatto molte ricerche, soprattutto in rete, per trovare le corrette informazioni sulle questioni di vita quotidiana (ho scoperto cose che voi umani…). Ovviamente, per esigenze letterarie mi sono dovuto concedere alcune (pochissime) licenze, che forse faranno storcere il naso ai puristi triestini (che sono una nutrita schiera), ma del resto il mio è un romanzo d’avventura, non un libro sulla Storia di Trieste. 


Sei riuscito a trasmettere quello che intendevi in questa storia? 

Credo di sì. La cosa che più m’interessava era riproporre una narrazione che si rifacesse a certi capolavori classici dell’avventura e del mistero cui noi tutti, autori e lettori, dobbiamo molto. Poi m’interessava esplorare le incredibili similitudini tra la vita a cavallo tra ‘800 e ‘900 e ciò che noi stessi abbiamo vissuto durante il passaggio al XXI secolo. Infine, ho esplorato la contrapposizione tra Tradizione e Innovazione, e tra Religione e Scienza. 


Come ho scritto nell’introduzione, molta della tua narrativa ha a che fare con il mondo balcanico. Solo perché è al di là del confine della tua città o per qualche altro motivo? 

La prima che hai detto: io sono nato e vissuto sull’orlo dei Balcani, in un territorio che era stato austriaco per più di 500 anni, il che ha avuto enormi implicazioni nella mia formazione culturale (e gastronomica). I Balcani sono un mondo sospeso tra occidente e oriente, un mondo dove tutto è possibile e dove tutto è immobile. Molto affascinante, ricco di favolose possibilità per un narratore. Trieste, invece, è la città impossibile, che solo nel ‘900 è stata austro-ungarica, italiana, tedesca, titina, indipendente ad amministrazione anglo-americana (per 10 anni!) e infine di nuovo italiana. Per non parlare della sua centenaria vocazione multi-culturale, tra comunità italiane, slovene, tedesche, serbe, croate, greche, turche… 
Ti lascio immaginare come sono i triestini. Per approfondire l’argomento, i tuoi lettori potrebbero navigare sul sito del romanzo  oppure sulla sua omologa pagina Facebook, e in questo caso chiediamo loro la bontà di lasciare un mi piace e qualche commento), dove ho raccolto molte informazioni e curiosità sulla città all’inizio del ‘900. 


Qualcosa di più leggero: c’è un momento nell’arco della giornata in cui preferisci scrivere? 

No, ma ci sono condizioni che influenzano la mia prestazione: scrivo maledettamente male quando c’è il sole (quindi d’estate tendo a scrivere durante la notte) e divinamente bene quando piove forte o nevica. 
Durante un blizzard, per esempio, potrei scrivere un best seller in una notte. 


Hai qualche mania quando scrivi: non so, bevi caffè, ascolti musica, scrivi in piedi come Hemingway, insomma hai capito cosa intendo? 

Ascolto musica, ma solo roba che conosco a memoria, altrimenti mi distraggo. Sigarette e caffè sono d’obbligo al mattino o al pomeriggio. Sigarette e birra la sera. Inoltre, non riesco a scrivere a stomaco vuoto, mi viene la nausea. Silenzio o confusione per me non hanno importanza, basta che nessuno mi guardi mentre sto lavorando. 


La soddisfazione più grande che hai avuto in campo letterario? 

La soddisfazione migliore è sempre quella che arriva il giorno della pubblicazione di ogni nuovo libro, ma se proprio devo sceglierne una dal passato, devo dire che la e-mail di Luigi Bernardi che mi comunicava la futura pubblicazione del mio primo lavoro (Balkan bang!) per i tipi di PerdisaPop, ancora oggi mi dà i brividi. 


I tuoi idoli letterari? 

Faccio una lista minima, ma ragionata e solo di letteratura di genere. 
Classici misti: Doyle, Verne, Salgari, Dumas, Lovecraft, Poe, Omero, Shakespeare
Sci-Fi: Vance, Adams, Gibson, Farmer, Simmons
Fantasy: Tolkien, Le Guin
Noir: Manchette, Hammett, Peace, Raymond
Pulp: Lansdale
Giallo: Simenon
Horror: King, Barker
Thriller: Schätzing, Crichton
Tieni conto, però, che uno scrittore contemporaneo di letteratura popolare di genere, non può avere solo idoli letterari, ma deve abbuffarsi anche di film, serie tv e fumetti, e qui la lista diverrebbe enorme. 


I migliori autori italiani del momento? 

Tolte le (pochissime) vecchie carampane che hanno ancora qualcosa da dire e che non cito perché non ne hanno bisogno, mi limito a tre nomi, sempre nell’ambito del genere: Simone Sarasso, Matteo Righetto, Enrico Pandiani e Franco Limardi


Come la pensi riguardo alla diatriba cartaceo - e-book? 

La questione è complessa e necessiterebbe di molto spazio (e tempo) per essere sviscerata in tutte le sue implicazioni, ma volendo limitarsi a considerazioni di carattere generale, io penso che si tratti di un normale avvicendamento di tecnologie, così com’è avvenuto per la musica e per il video. Oppure per gli strumenti musicali, quando c’è stato il passaggio da acustico a elettrico. E credo sia inutile intestardirsi sul “fascino della carta” e sul feticismo dell’oggetto, perché qui siamo di fronte a una rivoluzione che cambierà il mondo dell’editoria, così come ha cambiato quello della musica. A mio parere, sarebbe molto più produttivo abbracciare l’editoria digitale senza riserve, piuttosto che rifiutarla o cercare di contenerla come fanno la maggior parte degli editori italiani (e moltissimi lettori). 
A questo proposito, mi sono sempre chiesto cosa dicevano i monaci amanuensi di Gutenberg


Cosa ti suggerisce Moby Dick? 

Due cose: un romanzo favoloso e immortale, e la mia scuola di scrittura. 


Ti piace quest’epoca, o avresti preferito vivere in un altro periodo o magari nel futuro? (non vale l’Impero asburgico) 

Un pensiero al periodo vittoriano lo farei volentieri, a patto di non avere mai un problema ai denti. Comunque, se potessi scegliere, mi proietterei nel futuro, magari su un’astronave lanciata tra le stelle o alle prese con la colonizzazione di un nuovo pianeta. 


Bene, non ti chiedo altro, ti ringrazio e ti saluto lasciandoti alle prese con la mia solita domanda telepatica, ormai un must delle mie interviste, naturalmente vedi tu cosa vuoi rispondere. 

 “La carovana dei prodigi”, Aprile/Maggio 2014.

5 commenti:

  1. E pensare che a Trieste ci ho fatto il corso di Polizia nel '71-72, chissà, magari ci saremo pure incontrati, io e Al ... :-)

    RispondiElimina
  2. interessante intervista, anche se su qualcosina (tipo i migliori scrittori del momento) non condivido..

    RispondiElimina
  3. interessante intervista, anche se non sono la penso come lui sugli ebook

    RispondiElimina
  4. Sapete, sia sul valore degli autori che sulle questioni editoriali, la visione di un autore è quasi sempre diversa da quella di un lettore. E' una questione di punti di vista.
    E poi, sugli autori preferiti entriamo nel campo dei gusti personali, anche se io ci ho messo dentro pure un criterio di valutazione tecnico. ;)
    Dimmi Asiul Cat, quali i tuoi autori italiani del momento?
    E tu, Maria, cosa pensi sugli e-book?

    RispondiElimina
  5. Non conoscevo questo scrittore,ma come ho potuto leggere dalla tua intervista questo è il primo di una trilogia.
    Non giudico un libro dalla copertina è una frase fatta che di solito non fa per me ,infatti la copertina mi attir ancora prima di leggeerne il contenuto e so che questa cosa mi impoverirà ai tuoi occhi perchè dovrebbe essere il contrario,ma penso che anche per l'amore sia la stessa cosa,Ti colpisce prima un bel paio di gambe ,due occhi sorridenti ,due belel labbra anche e non hanno proferito parola.
    La copertina in questione mi piace,il genere non è proprio il mio ,ma mi è piacuito leggere dele abitudin di scrittura,quei piccoli rituali,tipo un amusica conosciuta o un bel temporale mi hanno fatto sentire l'autore un pò più vicino a noi.
    Mi fa venire voglia di provare a leggerlo.

    RispondiElimina