giovedì 2 maggio 2013

Un’educazione parigina e tante altre cose

Roberto Saporito è uno scrittore esperto. I suoi racconti pubblicati su antologie e Riviste Letterarie non si contano. Anche la sua attività romanzesca aumenta anno dopo anno. 

Il suo ultimo lavoro - il settimo romanzo - si intitola Un’educazione parigina, lavoro che sta suscitando parecchi entusiasmi. 

Ma cerchiamo di apprendere qualcosa in più in merito a questa ultima fatica e sulla personalità dallo scrittore albese direttamente da lui. 

Dunque, Roberto, come è nato Un’educazione parigina? 

Con Un'educazione parigina ho deciso di dare ai due protagonisti dei miei romanzi (editi) Eccessi di realtà / Sushi Bar (del 2003) e Carenze di futuro (del 2009) una seconda possibilità di essere raccontati, trasformando le loro vicende in una sorta di fuga permanente, sia spaziale (Parigi, la Costa Azzurra) che temporale (nel presente e nel passato). 


Che differenza c’è tra quest’ultimo e gli altri tuoi lavori? 

Questo libro nasce come ideale continuazione di miei romanzi precedenti, ma la tecnica alla base della narrazione è la medesima, e anche la mia ossessione per il tempo che sta passando, e per quello che è passato. 


Hai un aneddoto da raccontare relativo alla gestazione del romanzo? 

Questo testo, come è stato pubblicato a inizio febbraio da Perdisa Pop, è un eBook di una cinquantina di pagine, ma era invece nato come romanzo (breve) di un centinaio (dato che gli "io narranti" del libro originale erano tre, e il terzo era il protagonista di un altro mio romanzo edito Millenocentosettantasette / Fantasmi armati del 2006, e questa parte del libro la sta però pubblicando a puntate, una alla settimana, per dieci settimane, come una sorta di feuilleton postmoderno, la casa editrice Perdisa Pop sul suo blog letterario, un regalo ai miei lettori: http://be-pop.it/il-terzo-io-capitolo-i-di-roberto-saporito/ ), che poi avrebbe dovuto essere perfino (nelle intenzioni dell'editore, ma poi la crisi ha portato ad un ridimensionamento del progetto) un "librone" di più di quattrocento pagine contenente i tre romanzi già editi più l'inedito "Un'educazione parigina". 



Sei uno scrittore che scrive di getto o al contrario sei molto lento? 

Sono uno scrittore che scrive di getto una prima stesura, ma poi, molto lentamente, riscrivo, limo, piallo, scortico, e riscrivo ancora, come una forma di ossessione, un'altra, e mi fermo solo quando, poi, finalmente, lo pubblico. 


C’è qualche scrittore che pensi ti abbia influenzato nel tuo stile narrativo o che ti piace più degli altri? 

Diciamo otto, e altrettanti libri, ma sarebbero molti di più: Lamento di Portnoy di Philip Roth, Meno di zero di Bret Easton Ellis, Rumore bianco di Don DeLillo, Il giovane Holden di J.D. Salinger, Estensione del dominio della lotta di Michel Houellebecq, Fiesta di Ernest Hemingway, L'insostenibile leggerezza dell'essere di Milan Kundera e L'opera galleggiante di John Barth


Divagando un attimino: cartaceo o eBook? 

 I libri di "carta" mi piacciono molto, sono perfino belli da toccare, da annusare, anche, ma negli ultimi due anni sto leggendo quasi esclusivamente eBook, perché sono comodi (mi posso potare, per dire, sempre con me tutta la Recherche di Marcel Proust, un libro monumento che leggo e rileggo nei momenti più impensati, anche solo due pagine per volta), perché costano meno dei libri cartacei, e in alcuni casi, molto meno e perché posso scegliere il carattere di lettura (comincio ad invecchiare, ci vedo sempre meno). 


Mi ricordi, ma non so per quale motivo, quello scrittore della pubblicità che si beve un caffè e che sostiene che scrivere quando viene sera è un piacere… Nel tuo caso quando è che preferisci scrivere? 

Quando ho qualcosa da scrivere, non sono un "impiegato-scrittore" che tutti i giorni scrive almeno quattro ore, cascasse il mondo: se non ho nulla da scrivere non scrivo. Poi però mi piace scrivere in alcuni luoghi, tipo nel sud della Francia dove, quando ho un romanzo in cantiere, mi ritiro a scrivere, e in questo caso posso lavorare anche tutto il giorno, senza orari, ma inframezzando la scrittura a lunghe passeggiate per schiarirmi le idee, ma col conforto, alzando gli occhi, di vedere il mare. L'unica certezza è che per scrivere ho bisogno di un computer, un tablet, comunque qualcosa che abbia un qualche tipo di tastiera, a mano non sono più in grado di scrivere nulla. 


Il più grande scrittore italiano vivente? 

Ci sono molti scrittori italiani bravi, ma di grandi, purtroppo, non mi viene in mente proprio nessuno. 


Cosa consiglieresti a chi vorrebbe fare lo scrittore? 

Di leggere, di leggere, di leggere e ancora di leggere, e poi, e solo poi, di scrivere, di scrivere e di scrivere, ma non dire "mi piacerebbe scrivere": se hai qualcosa da scrivere fallo, non dirlo. 
E come diceva Flannery O’ Connor nel suo libro Mystery and Manners: “L’abilità di creare vita con le parole è essenzialmente un dono. Se uno ce l’ha già in partenza, può perfezionarla; se invece non ce l’ha, tanto vale lasciar perdere.” 


Tu per diversi anni sei stato il curatore di una Galleria D’arte e so che dipingi: come la mettiamo con la pittura? 

L'arte contemporanea mi piace molto e l'ho frequentata prima come direttore di una galleria d'arte, appunto, poi come pittore, ma una cosa che ho imparato nel tempo è che quando scrivo non riesco a dipingere, e quando dipingo non riesco a scrivere, e negli ultimi anni sto solo scrivendo: ed è la cosa che, per ora, riesce a tenermi in qualche modo in equilibrio. 


Le Petit Canard
Domandina un po’ curiosa: se tu non fossi di questo periodo, a quale epoca avresti voluto appartenere? 

Forse gli anni Venti/Trenta della Lost Generation a Parigi ma, condizione essenziale, essere sodale di Ernest Hemingway, Francis Scott Fitzgerald, John Steinbeck , T. S. Eliot, John Dos Passos, Henry Miller e Gertrude Stein. 


L’ultima domanda, la solita domanda telepatica, must delle mie interviste: vedi tu cosa rispondere! 

Forse perché non me la sento di parlare a più di una persona per volta. 


8 commenti:

  1. vero...prima di scrivere bisogna "imparare" a leggere leggere leggere....

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  2. leggere e scrivere sono due cose completamente diverse; se non si sa scrivere non si può leggere ma chi non legge non si arricchisce e quindi cosa scrive??

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