giovedì 30 maggio 2013

L’universo fantastico di Danilo Arona

Da pochi giorni è disponibile l’ultima sua fatica: Protocollo Stonehenge, un romanzo che Danilo Arona ha scritto con Edoardo Rosati - un altro maestro del genere. 

Si tratta di un’inedita storia medical ghost thriller che miscela leggende, archeo-misteri, medicina ectenica e parapsicologia, il tutto presentato con una prefazione di Alan D. Altieri

Un altro lavoro che va ad aggiungersi ad altre perle letterarie che hanno fatto dell’autore e saggista alessandrino uno tra i maggiori esponenti della narrativa fantastica in Italia. Averlo ospite sul mio blog mi riempie di orgoglio, anche se mi fa sentire molto piccolo di fronte a lui. 


Danilo, che cosa è per te il fantastico? 

Una possibilità. Una dimensione invisibile e interfacciata alla nostra nella quale i verbi si coniugano al condizionale. In quest'ottica io amo un fantastico quotidiano, riconoscibile, in cui l'Alterità si definisce in base alla percezione individuale. 


Cosa puoi dirmi di Protocollo Stonehenge

Il romanzo è una declinazione, un po' eccentrica e particolare, del personaggio di Melissa, il fantasma dell'autostrada Bologna-Padova cui ho già dedicato più di un lavoro in passato. È  il sequel del racconto di Rosati Melissa Syndrome, pubblicato nell'antologia “melissiana” Bad Prisma, un Urania Epix di qualche tempo fa. 
È  pure il tentativo di fondare un genere italiano da noi definito in lingua anglosassone “Medical Ghost Thriller”, perché i protagonisti – i Van Helsing di turno – sono tutti medici, con formazione accademica e scientifica, che devono affrontare un fenomeno sconvolgente, una sorta di “poltergeist delle ossa” che si presenta ai loro occhi tutti gli anni alla stessa data. 


È difficile scrivere un lavoro a quattro mani? 

Facile non è. Occorre un grande affiatamento. Essere in sintonia soprattutto come uomini. Essere amici e sodali e pensarla allo stesso modo soprattutto nei riguardi delle categorie del narrare. 
Edoardo e io, su questo fronte, siamo contigui, per quanto diversi anche sul piano generazionale. La meta più dura da raggiungere è l'unicità dello stile. Ma dopo Aqua Mala e La croce sulle labbra, credo che siamo arrivati a buon punto. 


So che ogni lavoro è diverso, ma dal tuo punto di vista, tra le tue opere, visto che ne hai scritte parecchie, qual è che ritieni più importante perché legata a qualche momento particolare della tua vita? 

L'estate di Montebuio, perché legato alla mia iniziazione alla scrittura, accompagnata dalle prime pulsioni verso l'altra metà del cielo. 
Il tutto avveniva nell'estate del 1962. 
Ne ho un ricordo molto vivido proprio grazie al romanzo che l'ha rievocata. Pura autobiografia anche se mi rendo conto che sa molto di Stand by Me


Hai dei riti, dei bisogni e dei vizi particolari quando scrivi? 

No. Non bevo, non fumo e non mangio. Al massimo ascolto musica in sottofondo. Ma non sempre. Scrivo nella mia mansarda a casa o in ufficio quando posso. L'importante è andare in trance. 


Qual è la soddisfazione più grande che hai avuto in campo letterario? 

L'avere incontrato ad Asti Sergio Altieri un giorno di tanti anni fa con lui che mi allunga la mano dicendo: «Posso? Ammiro tantissimo il tuo lavoro.» Eh, il grande Alan di Città Oscura, ovvero uno dei miei miti mai celati. Lui che diceva a me quello che io avrei dovuto dire a lui... 
Da allora siamo amici per la pelle e spesso lavoriamo assieme e all'unisono, come in quest'ultima avventura per Mezzotints


C’è un personaggio del mondo letterario, italiano o estero, che hai incontrato che ti ha colpito o incuriosito? 

Non esistono scrittori “normali”. Per fortuna, dico io, sono – siamo – un po' tutti fuori di testa, nel senso buono della parola. Non si rimane di certo impassibili al primo incontro con gente come Lansdale, Ellroy, Pinketts, Nerozzi, Baldini, Cappi o Carlotto, per dirti i primi che mi vengono in mente, oltre Altieri
Bisogna essere un po', come dire, sopra le righe per poter viaggiare con la mente in quell'altro territorio di cui ti parlavo. Insomma, un po' matti. 


Visto che l’ultimo lavoro è stato pubblicato in eBook da Mezzotints, cosa preferisci cartaceo o e-book? 

Personalmente il cartaceo. Mi piace l'oggetto, sono un collezionista. Ma non mi chiudo di certo a riccio. Ben venga la tecnologia se aiuta a leggere di più e a guadagnare lettori. 


Ti trovi a tuo agio in quest’epoca, o ti senti fuori luogo preferendo vivere in un altro periodo, magari nel futuro? 

Citando a memoria un personaggio di King da L'ombra dello scorpione, «ridatemi gli anni Sessanta e questo presente ficcatevelo dove dico io.» Messaggio chiaro, no? 


Lascia che ti racconti di un posto da qualche parte su a New York dove la gente è allegra e passa la notte a ballare. Tutti si sentono meglio passando la notte a ballare. Perché questa frase di Sam Cooke sul tuo sito? 

Potrei risponderti: perché Sam Cooke è stato ucciso un'ora dopo averla cantata. E' una frase che piazzai come citazione all'inizio del capitolo Un assaggio di Armageddon nel mio romanzo Rock – I delitti dell'uomo nero
In quelle pagine descrivo una terrificante strage di ragazzi in una discoteca, proprio mentre stanno ballando al colmo dell'eccitazione “del sabato sera”. Vengono uccisi in modo soprannaturale da Sam Hain, ma il simbolismo è tanto chiaro quanto lugubre ed è un “flano” del mio modo di intendere l'horror: ovvero, non fidarti mai di una realtà allegrotta e danzereccia che ti fa sentire meglio. Sotto c'è il trucco. 


Suoni ancora qualche volta? 

Qualche volta. Dieci-dodici volte all'anno, giusto per mantenere la mano in esercizio. Però non mi dispiacerebbe smettere di lavorare per rimettermi on the road. Il fatto è che alla mia età faccio pochi chilometri. 


Bene, non ti chiedo altro e ti saluto lasciandoti alle prese con la mia solita domanda telepatica, ormai un must delle mie interviste, naturalmente vedi tu cosa vuoi rispondere.

Nei prossimi mesi esce un romanzo cui tengo molto. E' un thriller “realistico”, il primo della mia vita, con un serial killer che proprio non t'immagini. Titolo, Io sono le voci. Un po' di promo non guasta, grazie dello stimolo telepatico e dell'intervista.

17 commenti:

  1. Un tema affascinante riletto in chiave originale ed innovativa ma sempre misterioso!

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  2. Una persona così interessante e piena di interessi non poteva che produrre un'opera di alto livello.

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  3. Molto interessante veramente, grazie e sempre molto piacevole leggerte

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  4. Sembra davvero interessante proverò a recuperare Melissa Syndrome per poi leggere il seguito Protocollo Stonehenge

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