martedì 16 aprile 2013

Paolo Franchini e i suoi zombie

Paolo Franchini, varesino, è uno scrittore sempre pieno di idee e di inventiva. 

L’ho conosciuto partecipando qualche anno fa a un suo progetto - un’antologia nera dal titolo 365 storie cattive - il cui intero ricavato è stato devoluto ad A.I.S.EA Onlus

Ora ritorna, con la collaborazione di Chiara Poli, con un altro grande progetto, un libro di zombie per finanziare la ricerca di malattie rare. Il titolo? Morto e mangiato

Paolo, nel frattempo, lavora presso una Multinazionale tedesca che abbandona, appena può, per seguire le sue passioni: la scrittura e la pittura. Paroliere per alcuni musicisti, vanta importanti collaborazioni con diversi quotidiani nazionali (tra i quali Il Giornale, Il Mattino, Il Gazzettino, La Prealpina e La Provincia) e con riviste come MilanoNera. Con lo pseudonimo di Tommaso Fabiograsso, poi, ha scritto anche per la testata sportiva Hockey In. Forte personalità artistica letteraria dunque, perfetta per rivolgergli alcune domande. 


Prima di tutto, Paolo, vuoi accennare a questo ultimo progetto sugli zombie? 

Molto volentieri. Si tratta di una delle frequenti sane follie che mi prendono con loro di tanto in tanto. Questa volta, insieme all'amica giornalista Chiara Poli (redattrice di Fox Magazine, tra l'altro) ho deciso di raccogliere racconti per dare una mano a chi non può aiutarsi da solo. Gli zombie, d'altronde, vanno a braccetto sia con i romanzi sia con gli schermi del cinema e della TV. 
Parlando del più e del meno, abbiamo scoperto di essere accomunati da diverse passioni, ma anche da due nipoti affetti, purtroppo, da gravi e rare malattie: nello specifico, suo nipote Chicco da Sclerosi Tuberosa e mio nipote Lorenzo da Emiplegia Alternante. Mettersi a lavorare insieme, quindi, è stata questione di un attimo, così come mettere online il sito del progetto www.mortoemangiato.tk


E dell’altra avventura delle «365 storie cattive» cosa è rimasto? 

Parecchio, sul serio. I fondi raccolti (come documentato sul sito www.365web.tk) hanno contributo alla ricerca sulla malattia. È motivo di orgoglio, per gli autori come per me, sapere che gli studi supportati da A.I.S.EA Onlus hanno finalmente permesso di individuare il gene primario che causa la malattia. Manca ancora molto da fare, questo è chiaro, ma si tratta del primo passo verso la messa a punto di un farmaco specifico ed efficace per questo raro problema neurologico. Più che raro, anzi: come ricordo sempre, nel mondo sono poche centinaia le persone affette da Emiplegia Alternante. 


Inutile elencare tutti i tuoi lavori, ma si potrebbe sapere quello che tu preferisci?

Raccontare, senza dubbio. Poco importa, poi, se si tratta di vicende che finiscono stampate in un libro, proiettate su uno schermo, disegnate su foglio di carta. 
Stesso discorso per la lunghezza, sono sincero. Romanzi, novelle, racconti, canzoni: cambia poco, per me. 
Forse sbaglio, ma se una storia appassiona ed è scritta come si deve, quello che ci sta intorno è solo un dettaglio. 


C’è un autore a cui ti ispiri? 

In modo non volontario, ma capita. Come puoi immaginare, non è difficile trascinare con sé qualcosa che ci è rimasto addosso. Leggo molto, d'altronde. E mi guardo intorno, soprattutto. Sono cose che vanno fatte, se si vuole raccontare una storia nel modo migliore. 


Chi sono i migliori scrittori italiani di genere del momento? 

Questa domanda è davvero difficile. Ho un debole per chi sa unire ironia e cattiveria. E adoro chi sa scrivere, più che altro. Se proprio vuoi un nome, ti faccio quello di Giorgio Scerbanenco: è morto un annetto prima che io nascessi, ma le sue storie sono così attuali da sembrare scritte l'anno prossimo. 


Perché usi tutti questi pseudonimi per i tuoi lavori? 

Per un motivo molto semplice: è una cosa che mi diverte. Non puoi immaginare, poi, quante persone scrivano email in inglese a Vernon Francis Beagle oppure a quante conferenze stampa sia invitato Tommaso Fabiograsso


Il momento migliore per scrivere? 

Non esiste, per fortuna. Non riuscirei a fare sempre la stessa cosa alla stessa ora. Più che trovare il tempo per scrivere, tra l'altro, è il tempo che viene a cercarmi. E dato che nascondermi non è il mio forte... 


Un consiglio per chi ha la passione per la scrittura? 

Leggere tantissimo. E rileggersi, anche. Può sembrare un'ovvietà, ma purtroppo non lo è. Basta sfogliare qualche romanzo per rendersene conto. 


Scrivi ancora usando la penna? 

Sì, lo faccio spesso. Mi piace il gesto e mi fa impazzire l'odore dell'inchiostro della biro sulla carta. Ricopio poi tutto usando il PC, ovviamente. 


L’ultimo libro che hai letto? 

Che ho riletto, per meglio dire... Si tratta de Le voci di Marrakech di Elias Canetti. Non si tratta di un noir, ma spero che la mia risposta valga lo stesso. 


Questa è una domanda un po’ curiosa ed è la prima volta che la faccio durante le mie interviste. Se tu non fossi di questo periodo, a quale epoca avresti voluto appartenere? 

Non so per quale motivo, ma mi affascina il Medioevo. 


L’ultima domanda, la mia solita domanda telepatica, vedi tu cosa rispondere! 

Senza zucchero, grazie. E offro io, sia chiaro.

20 commenti:

  1. Nel mio piccolo, a morto e mangiato ho spedito un mio raccontino! :D

    Bella intervista!

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  2. Grande Paolo!
    E lo zucchero che avanza me lo prendo io... :)

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  3. Oltre che scrittore, pittore e paroliere, anche benefattore. Non possiamo che essere felici e orgogliosi di conoscere Paolo Franchini, qui, sul tuo blog :-)

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    1. Grazie, ma benefattore è una parola grossa.
      Diciamo che cerco di darmi da fare.
      A presto.

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  4. ..Ottima intervista...e grazie per avermi fatto conoscere questa bella persona!!!

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  5. io lo preferisco forte con un cucchiaino, grazie...dato che offri tu :-)

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  6. mi piace quest'intervista complimenti..

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  7. Grazie mille a tutti per l'attenzione e l'affetto che dimostrate.
    E un grazie speciale a Ferruccio, per avermi ospitato nel suo Otium con una bella intervista.
    Buon tutto a tutti.

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