giovedì 21 marzo 2013

La giornata mondiale della poesia

È tutto un susseguirsi di Giornate Mondiali dedicate a qualcosa. Appena ieri, per chi non lo sapesse, si è celebrato la Giornata mondiale della Felicità. Non so come è antata. 

In teoria, sempre ieri doveva essere anche la Giornata mondiale della narrazione orale. Certo, di quest’ultima non ne sono affatto sicuro. Wikipedia dice che si celebra il 20 Marzo, ma insisto non ho le idee chiare in merito. 

Potrebbe essere stata unita alla Giornata mondiale delle poesia, quella che si celebra oggi, primo giorno di primavera, istituita nel 1999 dalla XXX Sessione della Conferenza Generale dell’Unesco e celebrata per la prima volta il 21 marzo seguente. 

Ora la motivazione che sta alla base dell’istituzione di una simile giornata e determinata dal fatto che l’ente riconosce all’espressione poetica un ruolo privilegiato nella promozione del dialogo e della comprensione interculturali, della diversità linguistica e culturale, della comunicazione e della pace. 

Be’ parole grosse e soprattutto dense di retorica e probabilmente fuori luogo in un mondo sempre più straziato da crisi di ogni genere.  Ma quest’anno si è deciso di fare qualcosa di particolare e di pratico. 

Chi vuole festeggiare degnamente la ricorrenza deve imparare una poesia a memoria e deve fregarsene di tutte le rogne possibili e immaginabili. Oggi non pagate bollette e altre cose, nessuno vi manderà ingiunzioni di pagamento, ci pensa la poesia. Se vi hanno tradito o meno fregatevene, ci penserà la poesia a mettere a posto le cose. Se dovessero chiamarvi in banca perché siete in rosso recitate un’ode manzoniana al direttore che insiste per farvi rientrare, lo vedrete sorridere e capirà. 

Ma non è tutto, al supermercato, oggi, invece di pagare la spesa ricordatevi di recitare Il passero solitario alla cassiera, sarà sufficiente per farvi tornare a casa con le borse piene senza aver speso una lira. 

Insomma, non dimenticatelo: oggi tutto è poesia!

4 commenti:

  1. Ahi ahi, Ferru, tutto questo mi fa pensare che aveva ragione Persio nel ritenere i poeti mirar solo al vile denaro, come i pappagalli declamare il "nettare di Pegaso" (cioè ripetere sempre le stesse cose) confidando in una ricompensa :-)

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