giovedì 17 gennaio 2013

Non dimentichiamo il dialetto, allora

Ho scoperto che oggi è la giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali grazie al sito Notizie Lucane di cui web master è un amico. 

La giornata è stata istituita dall’Unione Nazionale Pro Loco d'Italia con l’intento di ricordare l'importanza culturale e storica dei dialetti e permettere quindi ai vari enti di intraprendere azioni concrete in grado di salvaguardarli. 

Ora, pare che il primo a occuparsi dei dialetti in Italia sia stato Dante Alighieri nel suo Dee vulgari eloquentia

Secondo il poeta i dialetti erano distribuiti lungo la penisola, e si differenziavano in 14 varietà suddivise al loro interno in maniera infinitesimale a seconda delle stesse città e paesi. 

La classificazione più recente invece quella più seguita oggi è definita da Giovan Battista Pellegrini - linguista, glottologo e filologo italiano - che considera solo le parlate che hanno come lingua guida l'italiano, queste sarebbero cinque: 

1. dialetti settentrionali 
2. friulano 
3. toscano 
4. dialetti centromeridionali 
5. sardo 

Io non lo contesto, ci mancherebbe, dico solo che il dialetto lo parlo ancora e non mi crea nessun problema incontrare gente che lo parla. 

Certo la curiosità, visto l’evento, mi spinge a chiedere quanti lettori o visitatori casuali del blog ci sono che parlano e che conoscono almeno marginalmente il proprio dialetto. 

Magari scopriamo che sono molti di più ☺

30 commenti:

  1. Io lo parlo discretamente (credo), diciamo che non sono "fluent" ma posso sostenere conversazioni con i pensionati :D

    RispondiElimina
  2. Premesso che il napoletano è una lingua e non un dialetto, come ha riconosciuto anche l'Unesco, su Wikipedia si può leggere: "La lingua napoletana (nnapulitano) è un idioma romanzo che, accanto all'italiano, è correntemente parlato nelle sue molteplici variazioni diatopiche in Italia meridionale; più precisamente nelle regioni della Campania, della Basilicata, della Calabria settentrionale, dell'Abruzzo, del Molise, della Puglia e nel Lazio meridionale, al confine con la Campania."

    In "lengua napulitana" (lingua napoletana) si sono espressi grandi letterati, tra poeti e scrittori, fin dal 1300, inoltre, la musica e il teatro napoletano sono stati conosciuti e apprezzati in tutto il mondo già prima dell'avvento della lingua italiana.

    Detto questo, io non ho nessuna remora a parlare e scrivere in italiano e nemmeno mi crea problemi se incontro gente che lo parla o lo scrive (intendo l'italiano, beninteso... :-)

    RispondiElimina
  3. Il dialetto lo conosco ma preferisco non parlarlo perché troppo abusato dalle mie parti (vengo dalla Puglia settentrionale) purtroppo (come in molte altre zone d'Italia) molti sostituiscono l'italiano con il proprio dialetto, quindi sono un po' avverso al suo inconsapevole utilizzo :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Andrebbe usato con parsimonia e nelle modalità giuste

      Elimina
  4. Il dialetto delle mie parti è più una parlata che un dialetto. Tu sei del profondo nord, eppure se ascolti dei romani che parlano fra loro sicuramente capisci quel che dicono, tolta forse qualche parola gergale. Probabilmente perché il romano e le varie parlate toscane sono quelle che più si avvicinano all'italiano standard letterario (coniato proprio partendo dal toscano).
    Cosa ben diversa per altri dialetti locali che, se non li conosci dalla nascita, difficilmente li capisci.

    RispondiElimina
  5. Non ho inflessioni dialettali però conosco il napoletano, il fiorentino, il veneziano e il chioggiotto.
    Mi sa che sono diventato un poliglotta.

    RispondiElimina
  6. Personalmente adoro i dialetti, forse perchè ci identificano. Ci sono espressioni dialettali che tradotte in italiano non hanno la stessa forza comprensiva. Battute ironiche, espressioni prettamente popolari come proverbi o perchè no intercalari e imprecazioni devono restare forme dialettali, altrimenti si rischia di snaturarne il senso. Fortunatamente, la maggior parte della popolazione comunica in italiano, ma non dimentichiamoci che lo stesso trae le sue origini dal dialetto, si dantesco, ma pur sempre un dialetto.

    RispondiElimina
  7. Io parlo il dialetto da quando sono nato. In casa mia i miei genitori parlavano solo quello, mentre le mie sorelle parlavano italiano. Dalle nostre parti però, i ragazzi non lo parlano più, se non un paio di esclamazioni, ma non riescono a portare avanti un'intera conversazione in dialetto. Peccato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mo a me il dialetto delle tue parti mi piace tantissimo

      Elimina
  8. Zero. Genitori provenienti da due aree dialettali diverse, e sono cresciuto in un'altra zona ancora. Insomma, non ho avuto modo di impararlo e quindi non ne so neanche uno.

    RispondiElimina
  9. Come disse un filologo che ho visto una volta, un dialetto è una lingua senza un esercito.

    RispondiElimina
  10. Il dialetto lo capisco molto bene, non ho nessun problema ad affrontare una discussione in "lingua locale".
    A parlarlo faccio quell'attimino più fatica, se posso rispondo in italiano ma se per esempio sto parlando con un anziano lo faccio in dialetto, e capiscono sempre XD

    RispondiElimina
  11. Capisco perfettamente il piemontese (parlato, non scritto), ma preferisco non parlarlo, quando mi rivolgono la parola in dialetto rispondo in italiano... Saprei rispondere, ma non avendo mai fatto l'abitudine alla parlata mi esce un accento orribile che spinge l'interlocutore ad alzare un sopracciglio e chiedermi: "ma ti da n'te chit'rive?" (perdonate la scrittura onomatopeica, l'ho detto che a scriverlo non sono capace...)
    Il Moro

    RispondiElimina
  12. Capisco perfettamente il piemontese, ma ho bisogno di pratica sul parlato.
    Il fatto che poi passando da una provincia all'altra cambino drasticamente pronuncia, sintassi e quant'altro, non semplifica le cose.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Capisco benissimo, è così anche dalle mie parti

      Elimina
  13. Devo dire che non amo particolarmente il dialetto delle mie parti anche se lo parlo. A dire il vero a forza di ascoltare Van de Sfroos adesso capisco anche il dialetto comasco ;-)

    RispondiElimina
  14. In Calabria il dialetto fa parte del proprio bagaglio culturale. nei piccoli paesi di montagna come il mio è difficile sentir parlare l'italiano! Ho viaggiato e viaggio spesso, e solo in Italia possiamo vantare un così gran numero di dialetti locali, roba che a distanza di pochi km il modo di parlare cambia! E poi, "in dialettu si capisci mejjhiu!" ;)

    RispondiElimina
  15. giuseppe tararà4 maggio 2013 19:07

    sono bilingue siciliano/italiano è il siciliano è la mia principale lingua con cui mi esprimo tutti i giorni, ne ho un ottima conoscenza sia orale che scritta sia nella lingua siciliana standard (siciliano letterario) sia nei suoi dialetti (principalmente palermitano, agrigentino e siciliano della sicilia orientale) infatti mi sono occupato personalmente dell'editing linguistico della storia "il ponte dei morti viventi" di alessandro forlani (in quel caso siciliano orientale che è diverso da quello dove abito io)
    ad ogni modo capisco molto bene il campano il pugliese, il romano, discrete conoscenze del sardo sassarese e del lombardo.

    RispondiElimina