venerdì 2 novembre 2012

I cinquant’anni di Diabolik

Per qualche anno non letto altro che Diabolik. Non c’erano libri e non c’erano fumetti d’altro genere. Diabolik, Diabolik e basta.  

Il motivo principale è che lo potevo acquistare in un edicola e nascondere senza farmi vedere. Non succedeva così con Tex Willer

Diabolik riuscivi a infilarlo nei tasconi del giaccone senza tanti problemi e nessuno si accorgeva di questo tuo vizio. Già lo consideravo un vizio. Un vizio come fumare sigarette. Non potevo fare a meno di comprarlo. 

Adesso, complice il fatto che compie cinquant’anni me ne sono ricordato. Pensare a Diabolik, Ginko ed Eva Kant è stato come rivedere degli amici di un tempo. 

Amici di un tempo perché ormai è da un bella decina di anni che non ho più letto o meglio ancora acquistato una copia.  

Dubito anche che farò uno strappo alla regola e andrò ad acquistarne una copia ricordando i bei tempi. Con i vizi si corre sempre il rischio di ricaderci, specialmente se sono buoni, però non mi sembra sbagliato segnalare l’evento: un fumetto che ha cinquant’anni è qualcosa che oramai assume un ruolo culturale e benché sul mio blog e neppure con i miei amici abbia mai parlato di Diabolik, mi viene spontaneo chiedere cosa ne pensate. 

Forse era il caso di inserirlo nelle inchieste letterarie, ma non si tratta di un libro. 

Però io lo chiedo lo stesso: avete mai letto Diabolik?

16 commenti:

  1. Eccomi fan n.1 di DK!
    Comunque la riforma Fornero si è fatta sentire anche a Clerville, Ginko con 50 anni dicontributi è ancora a lavorare

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  2. 50 anni ben portati e sempre attuale... E pensare che oltre il Personaggio, inseguito da sempre da Ginko, lo stesso fumetto appena uscì ebbe problemi giudiziari e di censura per la morale dell'epoca. Ma anche in quel caso Diabolik ne uscì vincitore. Come cambiano i tempi, all'epoca si sequestravano i fumetti per la morale, mentre oggi le trasmissioni Della De Filippi sono libere... W DIABOLIK :)

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  3. Eccomi qua! Devo confessare di possedere anche il numero 1, tuttavia risulta ancora piú raro il numero 2 (che io purtroppo non possedevo) per due motivi: contiene la prima apparizione di Eva Kant ancora non fidanzata con Walter Dorian, come si faceva chiamare Diabolik e e il fatto che quel numero fosse stato fatto disegnare da una grafica della Astorina perchè non si riuscivano a trovare disegnatori disponibili.

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    1. Interessante:-)
      Io non so se ho ancora qualche Diabolik da qualche parte :-)

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    2. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  4. Mai amato Diabolik... ma anche io, uscendo dall'edicola con Zagor, spesso cercavo di infilarlo sotto il braccio perchè non si vedesse troppo. Vivevo in una di quelle zone dove per essere un vero uomo devi avere la maglietta sporca di grasso e parlare solo di calcio e di figa. Adesso che non ho più l'età per leggere fumetti e dovrei quindi vergognarmi ancora di più, esco dall'edicola sbandierandolo allegramente e che qualcuno provi solo a commentare. Ma penso che il mondo sia almeno un po' cambiato da allora (quantomeno la fetta di mondo dove abito).
    Il Moro

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  5. Niente da fare, certo non ho disdegnato di leggere anche le "malefatte" di Diabolik, ma il mio idolo, forse per una specie di "prematura" deformazione professionale, era il Ranger del Nevada, Capitan Miki. A quei tempi il formato del fumetto (cosiddetto a striscia) era all'incirca quanto un blocchetto d'assegni un po' più spesso, in bianco e nero. Quando andavo a comprarlo, al ritorno sbattevo dappertutto ... troppo immerso nella lettura e menomale che non c'erano le auto ... :-)

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    1. Lo ricordo Capitan Miki, piaceva anche a me:-)

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  6. Solo un numero, più per curiosità, ma non è scattata la scintilla.

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  7. Il numero in cui compare Eva Kant è il 3, non il 2. Pensate che io ho scritto anche dei libri su Diabolik, scusate se mi faccio pubblicità gratuita.

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  8. Il numero in cui compare Eva Kant è il 3, non il 2. Pensate che io ho scritto anche dei libri su Diabolik, scusate se mi faccio pubblicità gratuita.

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    1. Segnale e linka, la pubblicità è l'anima del progresso

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