mercoledì 17 ottobre 2012

Momenti difficili

Il web, principalmente attraverso i social network, è una fonte inesauribile di stimoli per la realizzazione di post: che si tratti di twitter, di facebook o qualche aggregatore non fa differenza, basta aprire l’occhio e c’è sempre qualche suggerimento. 

L’ultimo della serie - questo tanto per capirci - mi è stato suggerito da tutte quelle frasi e quelle massime prese dai libri che vengono poi postate per riflessioni e cose del genere. 

Coelho e l’amico Volo sono i più gettonati, ma ce ne sono anche molti altri. 

Dopotutto neppure io ne sono immune. Testimone è questa frase di David Foster Wallace presa dal suo libro Infinite Jest che ho postato pochi giorni fa sulla pagina facebook del blog: 

Ogni palla che atterra nella vostra parte di campo ma non siete sicuri se è dentro o fuori: datela buona. Ecco come rendervi invulnerabili da chi usa mezzucci. Come non perdere mai la concentrazione. Ecco come ripetersi, quando l'avversario ruba punti, che una volta corre il cane e una volta la lepre. Che la punizione di un gioco poco sportivo è sempre autoinflitta. Provate a imparare dalle ingiustizie. 

Ora però lascio da parte le massime e amplio un pochino il discorso e vi chiedo: più che massime c’è un libro che vi siete sentiti vicini in qualche momento difficile della vostra vita? Sempre che ve la sentiate di rispondere, naturalmente. Non è necessario aggiungere le motivazioni. Basta anche solo il titolo e chi vuol capire capirà. 

Io per esempio non faccio fatica a citare Arthur Schopenhauer e i suoi Aforismi sulla saggezza del vivere. La storia risale a qualche anno fa ma si tratta di un  libro che devo veramente ringraziare ☺


6 commenti:

  1. Non è un libro. E' un fumetto. Il primo numero di Nathan Never. Me lo comprò mio padre.

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  2. Io mi sento particolarmente vicino a "Il Signore degli Anelli". Tra noi due c'è un rapporto di amore profondo dato dal fatto che quel libro è la mia ancora di salvezza quando mi sento minacciato dal mondo che mi circonda e dalla sua bruttezza. È come se quel libro riuscisse a trasportarmi in un universo più "sano" e bello, in un posto dove mi sento a mio agio e dal quale - sì, forse sono psicotico - non vorrei mai uscire.
    L'unico inconveniente in tutto ciò è che la lettura di questo capolavoro mi trascina su vette molto alte, ed ogni volta che lo termino, cadere sulla Terra fa molto male.

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  3. Anche io devo citare un fumetto, uno Zagor, anche se non riesco a ricordare titolo nè numero. Al tempo il mio paese stava subendo un'alluvione. Brutta, ma non ci sono stati danni irreparabili, almeno per me. Ma ai miei occhi di ragazzino sembrava comunque la fine del mondo. Beh, provando a distrarmi con i fumetti che avevo a casa mentre aspettavo che l'acqua smettesse di scorrere per le strade, ho preso per caso uno Zagor dove, per qualche strana coincidenza cosmica, la foresta di Darkwood veniva colpita, appunto, da un'alluvione. Non solo Zagor se la cavava, ma la foresta alluvionata diventava anche ambientazione di una storia di magia e mistero che solleticava la mia fantasia da ragazzino (e da scrittore in erba), che schizzava in giro per il mio paese sott'acqua popolandolo di avventure e misteri che mi aiutarono parecchio a superare il momento di sconforto.
    Il Moro

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    1. Ottimo, sono proprio le cose che chiedevo nel post:-)

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