martedì 2 ottobre 2012

Avrei voluto intervistare Stefano Jacurti

Da qualche mese è in circolazione la sua ultima fatica letteraria, Bastardi con stirpe, un romanzo che dal titolo e dalla copertina la dice tutta sulla passione e l'amore che il genere western riveste per Stefano Jacurti

Ma per introdurre questa intervista e parlare un pochino con questo scrittore, regista e attore ho scelto di parafrasare il titolo di un altro suo lavoro Avrei voluto essere ucciso Clint Eastwood, anche perché la prima domanda che gli voglio fare è: 

Stefano, davvero vorresti essere ucciso da Clint Eastwood? 

Certamente, in un film western mi sarebbe piaciuto, un sogno non realizzato purtroppo, ma Clint se non l’ha gettata all’aeroporto, possiede la locandina del mio Goldencity, un western a teatro. Se invece l’ha gettata dopo, l’importante è che mi abbia sorriso aprendo la locandina che gli avevo lanciato al volo per mostrarmela voltato verso il lunotto del taxi quando è ripartito direzione Fiumicino (1995). Poi c’è il libro dedicato a lui che invece è un sogno realizzato. 


Te la senti di raccontare un po’ da dove nasce questa tua passione per il western?

Dall’infanzia, da quello che avevo intorno a me e anche da mio padre che è stato un pigmalione molto importante, conservo un Tex con il suo autografo: “Papà Luigi” Mio padre l’ho perduto l’anno scorso, mi piace pensare che la sua voce e il suo sorriso mi possano accompagnare sulle strade del mondo e sulle piste del west. 


Libri, film, sceneggiature, dove pensi di esprimenti meglio? 

Ultimamente la scrittura ha fatto la parte del leone, ora vorrei tornare tra i filmaker. 


A quale delle tue opere letterarie sei più legato? 

A tutte perché oltre a rappresentare momenti artistici diversi, sono anche periodi della vita ben precisi. 


Da dove trae spunto la tua produzione: insomma quali sono i tuoi modelli letterari e cinematografici? 

In effetti una regola non c’è, quando si accende la lampadina si accende, so che il background cinematografico unito allo studio storico, contornato anche dai comics, me li porterò dietro. Questo è stato il mio passato e nei miei lavori, in un modo o nell’altro, si sale sulla giostra del western che oscilla dalla sponda tricolore a quella a stelle a strisce. Mi sembra che fin ora sia stata una costante. 


A qualche hanno di distanza cosa ti ha lasciato addosso Inferno Bianco - film che vivamente consiglio e non solo agli appassionati? 

Inferno bianco è stato un viaggio lungo e intenso, un avventura meravigliosa con un gruppo molto unito. Proprio pochi giorni fa anche Emiliano Ferrera mi diceva la stessa cosa quando ci siamo incontrati al solito pub dove ci vediamo per cullare i nostri sogni e parlare della vita. Oltre ad aver girato un western innevato e ad aver raccontato la storia che volevo, lo ricorderò sempre come un esperienza umana straordinaria, perché il western non era solo nella finzione, era anche nella realtà di quegli scenari che abbiamo vissuto tutti sulla nostra pelle. Si perdeva davvero la cognizione del tempo lassù. Ma sapevo che la montagna è così, c’è sempre qualcosa di spirituale in quel silenzio e poi mi sono divertito moltissimo, Il merito però è di tutti quelli che ci hanno creduto, non solo mio. Detto questo ora bisogna andare avanti. 


Ci sono dei personaggi icona legati in qualche modo alla filmografia e alla letteratura western che hai conosciuto personalmente o che vorresti conoscere? 

Ho conosciuto Ringo e Django, Giuliano Gemma e Franco Nero. Sono molto diversi tra loro ma sono stati entrambi importanti per il western italiano, è stato molto emozionante. Poi Fabio Testi sempre atletico e simpatico, Gianni Garko, carismatico ma difficilino e Giulio Questi, un grande personaggio. A parte Clint, l’altra sponda del western, quella americana come incontri ravvicinati, purtroppo è carente. Mi sarebbe piaciuto conoscere che so, Ed Harris, Johnny Depp, Val Kilmer, Gene Hackman, Sam Elliot ma in Italia non vengono, anche perché non si capisce cosa dovrebbero venire a fare se non coperti d’oro per partecipare al solito film sui precari o su Fabiola che è in crisi. Comunque il problema non è il precario ma il precario senza epica, è questo che non va secondo me nel nostro cinema di oggi. Per fortuna a bilanciare le cose c’è il ricordo dell’incontro con a Rod Steiger qualche anno fa. Oltre a “Giù la testa” gli chiesi qualcosa su “Vento di terre lontane” (Jubal) Mi rispose in un italiano sicuramente migliore del mio inglese: “Mamma mia quanto sono vecchio!” e rideva vestito come un santone. Rod Steiger è stato un grandissimo attore, l’ho stimato molto sia nel western che in altri film. Altro? Beh mi spiace di non aver fatto in tempo a stringere la mano a Sergio Leone, l’ho stretta a Francesca, sua figlia, quando le portai un vecchio corto in vhs: “c’era una volta Sergio” e lei scoppiò a piangere. Dovevo capirlo, Leone se ne era andato da poco e alla fine, quell’incontro al negozio che allora Francesca aveva sopra piazza di Spagna tra lei, io e mia moglie che era presente, fu una caccia al klinex. Fu devastante per la serie rubinetti aperti, ma comunque bello. 


Sudovest, grandi pianure o foreste del nord. Tradotto: Apache, Sioux o Irochesi? 

Facciamo un giro con tutti? 


Il più grande scrittore western? 

Luis L'amour tallonato da Leonard e da Grey.


Il più bel film Western? 

Impossibile dirne uno solo e non c’è da stupirsi se ad ogni intervista ne arriva uno diverso. Stavolta vogliamo parlare di L’uomo che uccise Liberty Valance di Ford citato anche da Dino Risi ne “Il giovedì” oppure di Sierra Charriba del mitico Sam Peckimpah? La serie western che più hai amato? “Bonanza” da piccolo, “La conquista del west” con zio Zeb da giovane. 


Il fumetto western che preferisci? 

Tex! Tex! Tex! Poi Zagor e Ken Parker.


Avresti voluto essere un eroe e fare la storia ad Alamo o avresti voluto partecipare alla spedizione di Lewis e Clark? 

Sarei stato curioso di sapere cosa sarebbe successo se fosse andato laggiù come Stefano, non nei panni di uno famoso. In fondo è facile dire mi piacerebbe vedermi come Billy the kid o Nuvola Rossa. Ma se usassimo la macchina del tempo e fossimo travasati nel west dell’ottocento come noi stessi, che cosa accadrebbe? 


Una domanda che avevo fatto anche a Sergio Mura che tu conosci: Voglio vedere la frontiera prima che scompaia. Esiste ancora dal tuo punto di vista, insomma c’è ancora una frontiera western al giorno d’oggi? 

La frontiera è proprio internet. Se usata in modo sbagliato è davvero una terra senza legge dove ognuno si fa giustizia da solo e fa quello che vuole. In questo c’è dell’inquietante. Se usato bene invece net è un viatico per realizzare la divulgazione del proprio lavoro, partecipare ad eventi, conoscere persone importanti che dal virtuale passeranno al reale. Così facendo si potranno realizzare tanti progetti o comunque provarci unendo le forze. In questo il web può essere un grande sogno da portare nella realtà, come sotto certi aspetti fu la corsa all’ovest, ma oggi c’è la possibilità di evitare massacri. Insomma, in net ho conosciuto gente fantastica e alla fine sta a noi scegliere quale pista percorrere nella nuova frontiera del web. 


Bene, non ti chiedo altro e ti saluto lasciandoti alle prese con la mia solita domanda telepatica, ormai un must delle mie interviste, vedi tu cosa vuoi rispondere. Spero non voglia fare un duello, comunque sarei spacciato. 

Siccome sono scarso come risposta telepatica, allora invito tutti alla presentazione del mio romanzo western “Bastardi per stirpedomenica 14 ottobre ore 18.30 libreria Mangiaparole a Roma. Ne vedremo delle belle e tranquillo non ti sfiderò, anche perché nel mio ultimo romanzo il termine “duello” è davvero un eufemismo. Vi aspetto su quelle pagine e quindi… go west!

Pagina facebook di Stefano Jacurti

5 commenti:

  1. complimenti, bella intervista
    Alessio

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  2. Una rinascita del buon western all'italiana sarebbe cosa gradita ... :)

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  3. bell'intervista senza dubbio...
    il web è una brutta... fantastica... "bestia"

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