domenica 21 ottobre 2012

A proposito di Tolkien

Nella giornata di ieri, a proposito del post Mai letto J. R. R. Tolkien? mi sono giunte alcune eMail che mi chiedono di poter legger i commenti di Neri Fondi in versione integrale e non spezzettata dai meccanismi di blogger. 

Ovviamente ho cercato di risolvere la questione contattando l’autore. Ho così potuto postare, grazie al suo pronto intervento, un guest post che mi permetto di mettere a vostra disposizione. 

Ringrazio naturalmente e infinitamente Fondi Neri per la sua gentilezza e intanto, approfitto pure del post pomeridiano per ringraziare anche Davide Mana che ha ripreso la interessante discussione sull’arte letteraria di Tolkien sul suo blog

Buona lettura: 

Ti parlo da grande appassionato di Tolkien e di tutta la sua produzione letteraria, e posso senza dubbio affermare che l'inventiva, la capacità e la preparazione del Professore di Oxford sono senza limiti. 
Ovviamente la sua opera più famosa è la trilogia de "Il Signore degli Anelli", che è un prodotto letterario di tutto rispetto in quanto non si limita solamente alla narrazione di gesta epiche e di un'avventura in quello stile fantasy di cui sarà proprio lui a costruire i canoni, ma all'interno di queste vicende inserisce un sostrato simbolico di grandissima importanza nel quale possiamo andare a ricercare le più disparate metafore e dei messaggi di un'attualità sconcertante: tanto per citare un esempio (anche banale, se vogliamo), l'estirpazione degli alberi di Isengard da parte di Saruman, prima saggio, poi convertitosi al male (semplificando), per lasciare spazio ai "fuochi dell'industria", con macchinari e fiamme ovunque, è un chiaro esempio di ciò che Tolkien ci volesse dire a proposito del progresso e di come questo ci sia scappato evidentemente di mano, andando a distruggere la natura. 
Inoltre, molte popolazioni libere vengono ingannate da Saruman che fa loro credere che il bene sia in realtà il male, scatenando la loro furia contro il popolo di Rohan, famoso per essere leale e generoso. Questo è solo un esempio, ma potrei citarne molti altri, oltre al fatto che questo autore è in grado di comprendere il cuore degli uomini ad un livello che moltissimi non possono nemmeno sognare; ne analizza le paure e l'ardire, le debolezze e le virtù, attraverso personaggi differenti che incarnano personalità così realistiche da far dimenticare che un elfo sia un elfo, per esempio, e contribuendo in maniera magistrale alla sospensione dell'irrealtà. Un altro fatto da citare, poi, è che la magistrale bravura di Tolkien consiste anche nel fatto di essere stato capace di creare un "passato" all'interno della narrazione, con la recitazione, da parte di alcuni personaggi, di brani poetici antichi che narrano di leggende che si perdono nella notte dei tempi, creando una sensazione di realismo e quasi di realtà che sarebbe difficile da riprodurre in qualsiasi altro racconto. 
È come se attraverso questo fatto il professore fosse riuscito a creare veramente un mondo, senza limitarsi al presente, ma guardando anche a qualunque strato del passato, da quello più antico al più recente. Allontanandoci dalla famosa trilogia, poi, un altro libro famoso è "Lo Hobbit", che narra le vicende di Bilbo Baggins (zio del Frodo de "Il Signore degli Anelli") e dell'avventura da lui vissuta insieme ai nani per sconfiggere il drago Smaug. Questo libro ha dei toni meno epici de "I.S.d.A.", essendo nato come racconto per bambini, principalmente, ma non è certo da meno come valore letterario, anche perché contribuisce a creare un ulteriore sostrato per la trilogia. 
In questa narrazione, infatti, si comprendono molte cose che vengono lasciate in sospeso ne "I.S.d.A.", come per esempio la faccenda dei "Troll di Padron Bilbo" (Cit. Samvise Gamgee). Lo Hobbit è una narrazione più semplice, lineare, ma comunque avvincente ed appassionante, anche per la presenza delle Aquile di Manwe (Manwe è il più alto tra i Valar, gli "dei" che sottostanno a Iluvatar, l'Unico), che spingono la mente del lettore in una dimensione, ancora una volta, lontana nel tempo ed epica, nonché mistica. Tornando quindi indietro nel tempo in maniera definitiva nel mondo Tolkieniano, si arriva a "Il Silmarillion", opera incompiuta, ma portata a termine dal figlio dell'autore. 
Questa è l'opera più complessa di Tolkien, l'opera alla quale lavorò per tutta la vita, nella quale si narra il "passato" di Arda (il mondo) partendo addirittura dalla creazione. Nella prima parte, infatti, nell'Ainulindalë, ci viene descritta la creazione di Arda ad opera di Iluvatar e dei Valar attraverso i Temi Musicali, e di come poi alcuni dei Valar siano voluti scendere sulla terra da loro creata per abitarvi e renderla bella. Tutto questo anche perché Iluvatar annuncia ai Valar la venuta dei Primogeniti (elfi) e dei Secondogeniti (uomini.) Nella seconda parte, il Valaquenta, vengono annoverati i Valar e i Maiar (divinità secondarie, quasi potenze angeliche, per intenderci). 
Tra i primi spicca Manwe per maestà, ma anche la sua controparte Melkor (cui verrà poi apposto l'appellativo Morgoth) che, sentendosi superiore agli altri, e pieno di tracotanza, non farà altro che distruggere e portare dolore. Qui si narra delle battaglie tra i Valar e Melkor , della creazione delle luci e quant'altro, nonché successivamente della venuta degli Elfi e degli Uomini. Vi è, inoltre, la comparsa di Ungoliant, il ragno gigante parente della Shelob de "I.S.d.A." e di Sauron, che qui è asservito a Melkor, essendo un Maia. Oltretutto, in questa parte c'è la venuta degli Istari, quelli che gli uomini successivamente chiameranno stregoni, tra i quali si distinguono Olorin (Gandalf) e Curunir (Saruman), oltre a Radagast il Bruno e i due stregoni blu di cui si saprà sempre pochissimo, forse perché impegnati nel profondo Oriente. 
Viene dunque il Quenta Silmarillion, in cui si narra della forgiatura dei Silmaril, delle meravigliose pietre brillanti che racchiudono la luce perduta dei Due Alberi di Valinor (città dei Valar), ad opera di Feanor. Le pietre verranno trafugate da Melkor, e Feanor giurerà di recuperarle a qualsiasi costo. Sulla ricerca ed il recupero dei Silmaril si snoda l'intero proseguimento di questa parte, attraverso passaggi epici come quelli di Beren e Luthien, della Caduta di Gondolin, di Turin Turambar e del Viaggio di Earendil. 
Quindi, nell'Akallabêth viene narrato dell'ascesa e della caduta di Numenor, regno prospero dei primi uomini. Anche qui, con una forte metafora, la brama di potere e l'invidia degli uomini nei confronti degli elfi, indotta da Melkor con l'inganno, e che porta alla caduta di quel meraviglioso regno, è una metafora della condizione umana, passata ed attuale. Nell'ultima parte de "Il Silmarillion", poi, viene chiarita l'origine degli Anelli del Potere che saranno il fulcro dell'opera più famosa di Tolkien. 
Oltre a ciò il professore è autore di numerose raccolte di racconti, tra cui "Racconti Perduti", "Racconti Ritrovati" e "Racconti Incompiuti", nei quali si trovano in forma più o meno embrionale e con differenze più o meno significative quei racconti che fanno da fulcro de "Il Silmarillion". Poi un poemetto su "Tom Bombadil" figura emblematica e misteriosa anche per l'autore stesso, "Il Fabbro di Wootton Major", un piccolo racconto, "Il Cacciatore di Draghi", "Albero e Foglia", e l'indimenticabile "I Figli di Hurin", anche quest'ultimo completato dal figlio, nel quale si racconta nei particolari questa vicenda descritta anche ne "Il Silmarillion". Continuando, Tolkien si è occupato anche di leggende e storia medievale, scrivendo un poema su Sigfrid dal nome "La Leggenda di Sigur e Gudrun" ed un altra opera particolare dal titolo "Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm", nella quale si narra del dialogo di due personaggi (quasi alla Glauco e Diomede) durante l'infuriare della Battaglia di Maldon (10 Agosto 991). 
Da poco si è inoltre sentito dire che presto uscirà un nuovo testo poetico su Artù. Il professore ha inoltre scritto "Roverandom" una storia per bambini che, se non ricordo male, doveva servire a spiegare al figlio la scomparsa del suo cagnolino di pezza (ma prendi con le pinze quest'affermazione), oltre a "Mr. Bliss" e "Lettere a Babbo Natale" su cui però non sono preparato non avendo ancora avuto il piacere di leggerli. 
Ultima cosa, quello che molte persone non sanno è che Tolkien prima di essere uno scrittore era un linguista, e la sua più grande passione era quella di inventare dei linguaggi. E cosa curiosa, "I.S.d.A." è nato proprio per dare uno sfondo realistico a quei suoi linguaggi (primo fra tutti il Quenya, l'alto elfico). 
Spero di essere stato esaustivo e non tedioso, ma mi sono sentito in dovere, da appassionato, di dare un quadro generoso dell'opera di questo scrittore a cui, ahimè, è mancato solo il Nobel.

2 commenti:

  1. "Tornando quindi indietro nel tempo in maniera definitiva nel mondo Tolkieniano, si arriva a "Il Silmarillion", opera incompiuta, ma portata a termine dal figlio dell'autore.
    Questa è l'opera più complessa di Tolkien, l'opera alla quale lavorò per tutta la vita [...]"

    Più che un'opera, erano sostanzialmente appunti. Solo appunti belli corposi. Dati in pasto alle persone dagli eredi del professore per fare più soldi possibili. Per carità, trattasi di una vera e propria Bibbia - anzi, un vero e proprio dizionario mitologico - ma...ciò non toglie che erano fondamentalmente "appunti". E niente più.

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  2. Sul fatto che fossero appunti sono d'accordo in parte, e sul fatto che fossero più appunti che un'opera, non sono d'accordo affatto.
    Sul fatto che Christopher Tolkien si sia impegnato a portare a termine il Silmarillion per motivazioni economiche non mi pronuncio, perché non sono nella sua mente e non mi piace parlare di cose che non so, ma posso comunque senza dubbio affermare che suo padre aveva ben chiara in mente l'idea di pubblicare quest'opera mitopoietica.

    Ne sono la prova diverse lettere, tra cui quella del 16 Dicembre 1937 indirizzata a Stanley Unwin della casa editrice Allen & Unwin (che aveva pubblicato Lo Hobbit) nella quale si rallegra che il "Quenta Silmarillion" da lui inviato come proposta di pubblicazione insieme al lungo poema incompleto "La Storia di Beren e Luthien".
    Unwin criticò il poema, ma lodò la prosa, pur non pubblicandola.

    Si evince la volontà, seppur minata da perplessità, di pubblicare un "Silmarillion" completo, anche in una corrispondenza che Tolkien intraprende (non sono sicuro del destinatario, ma alcune delle lettere si trovano nell'introduzione di uno dei "Racconti") col figlio, nella quale spiega come, a suo parere, un corpus letterario di quelle dimensioni che andasse a spiegare gran parte di quelle leggende a cui si faceva cenno ne "Lo Hobbit" e ne "Il Signore degli Anelli" avrebbe potuto togliere ai lettori quel senso di passato profondo che era riuscito a creare.
    Tuttavia il professore ripete spesso di amare questa sua opera in continuo divenire, tanto che si trova ad accantonare per diverso tempo alcuni progetti (come "I.S.d.A.", commissionatogli inizialmente come seguito de "Lo Hobbit") per lavorarvi.

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