venerdì 31 agosto 2012

Roberto Bommarito: l’uomo del Mediterraneo

Ci sono tre cose che invidio a Roberto, in senso buono sia chiaro: la prima è il fatto di poter vivere e di poter lavorare in un’isola splendida come Malta, la seconda (mia supposizione) e la sua conoscenza della lingua italiana e delle lingua inglese e la terza la sua capacità di scrivere servendosi di un linguaggio portentoso e ricco di sfumature che alimentano un talento fuori dalla norma.

Ora se non ci credete vi invito a fare un giro a Malta, magari alloggiando in un albergo di San Giuliano o Della Valletta e poi a fare un tour sull’isola di Gozo, almeno per condividere la prima impressione, per le altre sono convinto che sarà lui stesso a suscitare un po’ d’invidia dopo che avrete letto le risposte alle mie domande.


Dunque Roberto, ti ringrazio per la disponibilità. Domanda rompighiaccio: ho detto giusto di Malta?

Sì. O meglio: Malta ha sia i suoi lati positivi che negativi. È un'isola di abbondanza, nel senso che ha un incredibile numero di cose da offrire. I paesaggi naturali non mancano. Ma, trovandosi nel bel mezzo del Mediterraneo, ha visto anche tanta storia. Ad esempio, per lungo tempo è stata la roccaforte dei Cavalieri Ospitalieri, ordine poi rinominati appunto Cavalieri di Malta. Un periodo che ha cambiato radicalmente l'aspetto dell'isola, tanto che tracce del loro passaggio si possono trovare disseminate ovunque, dall'arte alle mura che cingono il Porto Grande. A parte questo, offre anche molte occasioni per divertirsi: discoteche, pub, ed eventi di spettacolo che non mancano mai. Però ci sono anche degli aspetti negativi, come le dimensioni ridotte e una mentalità politica prettamente bipolare che restringe le opzioni di scelta.


Te la senti di definirti in modo che anche i miei lettori possano conoscerti?

No, non me la sento. Scherzo. In realtà è difficile autodefinirsi, anche perché più spesso che mai sono le persone che ci circondano a prendersi il disturbo al posto nostro. Purtroppo, aggiungerei. Ma, dato che me ne dai l'occasione, quello che posso dire è che ho vissuto una vita abbastanza complessa e questo si riflette, credo, nel mio bisogno di esprimermi, di comunicare qualcosa. Scrivere è un modo di farlo. Penso anche, però, che chi scrive sia un pessimo comunicatore. Sembra paradossale, ma quello che voglio dire è che uno scrittore, secondo me, è una persona che usa valanghe di parole per dire le cose più elementari, quelle cose che tutti gli altri invece esprimono con una semplice frase. Forse proprio perché lo scrittore è estraneo a quella semplicità. Oppure perché le frasi facili troppo spesso scadono in cliché privi di significato - e scrivere è il tentativo di rimediare a questo vuoto, di ridare appunto un significato autentico alle parole. Se dovessi autodefinirmi, direi che sono un pessimo comunicatore che, malgrado ciò, cerca di dire qualcosa.


Tu vivi in un’isola dove la lingua ufficiale è l’inglese, però hai un cognome italianissimo, ciò presuppone una notevole padronanza per entrambe le lingue. Dimmi di solito in che lingua scrivi?

Sono italiano da parte di mio padre, maltese da quella di mia madre. Sono cresciuto in Sicilia. La mia famiglia si è poi trasferita a Malta quando avevo circa undici anni. Qui ho imparato l'inglese e il maltese, ma la mia lingua madre rimane l'italiano. Per questo è la lingua che prediligo, anche nella scrittura: è quella che sento appartenermi maggiormente.


Quando hai deciso di fare lo scrittore, se c’è un momento?

Nella tradizione maltese esiste un piccolo rituale chiamato il-Quccija. Il bambino viene posto davanti a degli oggetti. L'oggetto che sceglierà è indicazione di che strada intraprenderà nella sua vita. Io scelsi un libro. Ovviamente, in realtà, non è quello il momento in cui ho scelto che sarei diventato scrittore, però a volte mi piace fantasticare che invece lo sia. In ogni modo, per un certo periodo ho avuto un blog, quando ancora sentendomi pronunciare la parola blog la gente aggrottava la fronte, non sapendo di che diavolo stessi parlando. Ho deciso di mettermi davvero in discussione, però, solo nel 2009, partecipando a USAM, Una Storia al Mese, un concorso online di narrativa ideato da Edizioni XII. Arrivai terzo col racconto Modus operandi, sorrisi e lacrime.


Collaborazioni con diversi blog e riviste on line: scrivi saggi di grande impatto culturale, cosa puoi dirmi di queste esperienze. In che modo ti accrescono e come alimenti queste tue conoscenze?

È difficile vivere senza porsi delle domande. C'è chi ci riesce, ma per altri è impossibile. Credo che questa pulsione nasca sia da un naturale istinto umano di curiosità sia dal bisogno di dare un senso alla nostra esistenza. Esistono forme di autorità esterne come possono esserlo la religione, la politica e la scienza. Offrono tutte risposte comode, preconfezionate, a questa grossa domanda. Anche il nichilismo, in realtà, è un tentativo di offrire questa risposta, dicendo che la vita è priva di significato intrinseco e quindi è inutile cercarlo. Credo che sia una questione non solo di modo d'essere, ma che sia anche una scelta individuale. Intendo che alla fine se uno sceglie di cercare una verità che sia davvero sua non può fare a meno di dubitare di qualsiasi forma di autorità esterna – appunto religione, politica e scienza. Alimentare la conoscenza è per me un modo di capire che cosa è davvero il mondo là fuori, invece di accettare delle risposte facili.
Ho pubblicato i miei primi saggi all'interno della rubrica Punto Interrogativo sul blog di Edizioni XII, rubrica ideata da Daniele Bonfanti. Per avermi dato la possibilità di farlo e per avermi poi passato la cura della stessa rubrica, ringrazio Daniele di cuore. L'ho già fatto in passato, ma continuo a farlo ogni volta che mi capita l'occasione per la fiducia che ha riposto in me.


Sicuramente molta importanza hanno i racconti. Io ho avuto modo di conoscere il tuo stile di scrittura nel forum di Edizioni XII e sono sempre rimasto favorevolmente impressionato e non sono il solo visto che sono sempre di più le raccolte e le antologie dove appare qualche tuo lavoro. Dove vuoi arrivare o ti sei mia chiesto dove puoi arrivare?

Quello che di cui mi importa è dare tutto quello che posso. Non so fino a che punto potrà portarmi questo. Quello che so è che voglio offrire alla scrittura tutto l'impegno possibile.


E di Scarti e del premio Kipple, cosa puoi dirmi: che soddisfazione ti ha dato?

È stata una sorpresa e allo stesso tempo una grande soddisfazione che è venuta subito dopo quella della vincita del concorso Discronia indetto da Edizioni XII. Ringrazio di cuore la Kipple Officina Libraria per questo, ovvero per avermi dato l'opportunità di raggiungere più persone tramite la pubblicazione del racconto. Attraverso Scarti ho voluto dire che alla fine sono le nostre stesse azioni a creare i mostri che ci perseguitano. Spero di esserci riuscito, almeno in parte.


Hai qualche modello letterario?

Philip K. Dick, H.G. Wells, Haruki Murakami, Chuck Palahniuk sono fra i miei autori preferiti. In comune credo che abbiano tutti questa caratteristica: una voce unica, personale. Forse nessuno di loro è davvero un modello per me, ma rispetto profondamente ciò che sono riusciti a fare.


Hai mai pensato di puntare al mercato anglosassone?

A volte, ma per il momento mi concentro sullo scrivere in italiano, anche perché – appunto come ho detto prima – è la lingua che sento a me più vicina.


Progetti nell’immediato: non pensi a un romanzo?

Sì, spesso. Credo di avere raggiunto certe tappe importanti con i racconti brevi. Il prossimo grande passo, credo, sia proprio quello del romanzo.


Ti saluto lasciandoti alle prese con la mia solita domanda telepatica, vedi tu cosa vuoi rispondere. Puoi anche mandarmi al diavolo, tanto non leggo nel pensiero, grazie.

Più che una risposta, vorrei fare un ringraziamento sincero a te che mi hai dato l'opportunità di poter dire delle cose, per quanto piccole. Te ne sono davvero grato.

5 commenti:

  1. malta è un'isola che mi ha sempre affascinato per diversi motivi. Grazie per avermi dato la possibilità di conoscere uno scrittore del posto, approfondirò sicuramente.
    Un saluto

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  2. Grazie mille per avere letto l'intervista, Andrea. Malta è un posto particolare: ha mille sfaccettature diverse. Per questo è molto intensa, a differenza di Gozo, dove invece domina la quiete e un ritmo di vita diverso. È un posto che vale di sicuro la pena di visitare.

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  3. Un'intervista interessante. Cercherò di rimediare qualche scritto di Bommarito, scrittore che non conoscevo.

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  4. Grazie mille, Giovanni Spider. Se leggerai qualcosa di mio, spero di riuscire a comunicarti qualcosa di interessante.

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  5. Be' ho lasciato la parola a roberto, grazie a tutti:-)

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