sabato 14 luglio 2012

Il piacere di contare le stelle

Ho avuto modo di interagire con Marco Siena la prima volta in facebook

Credo risalga all’anno scorso in contemporanea con la scadenza del concorso letterario Nella Tela organizzato da La Tela Nera. Discutemmo di racconti e altro, lui io e Alessandro Manzetti.

Poi da lì in avanti, per un motivo o per l’altro i rapporti si sono fatti più frequenti: blog, bacheche dei social, gruppi, commenti, libri insomma le cose che ci accomunano sono parecchie. 

Ormai ho a che fare con lui tutti i giorni. Vediamo tuttavia di conoscere meglio il giovanotto con qualche domanda.

Ciao Marco, ti ringrazio per la disponibilità. Domanda rompighiaccio: come è finita la faccenda Nella Tela?

Grazie a te! Beh, hai buona memoria riguardo alla sera in cui ci conoscemmo. Ero titubante se iscrivermi o no a Nella Tela! Alla fine mi iscrissi con diverse novelle, una delle quali scritta ad hoc per l’occasione. Se non ricordo male, ho vinto un libro. Il vero bottino però, come tu sai, è stato che grazie a quella chiacchierata siamo diventati amici ed è nato anche in quei giorni un bel circolo.


Molti lettori del mio blog suppongo ti conoscono, ma te la senti di raccontarti in modo che anche chi è all’oscuro possa sapere qualcosa di te?

Volentieri. Sono un sognatore a tutto campo, curioso e sempre in cerca di stimoli nuovi. Ho passato gli anni successivi ai 4 a leggere, disegnare, scrivere, cercando una strada per sfogarmi. Ho provato un po’ con il fumetto, un po’ con la musica, scoprendo poi, grazie ai giochi di ruolo, che la cosa che mi riusciva naturale era scrivere. Che mi venga bene o male, mi viene di getto e questo mi basta. Al di fuori di questi interessi, sono un papà e un marito sereno e questo mi da la stabilità per scrivere. Quando ciò mi mancava, non aprivo nemmeno il word processor.


Quando hai deciso di fare lo scrittore, se c’è un momento?

Da bambino vidi un film. Non ricordo sinceramente quale. A volte credo fosse Shining. Quello che mi colpì, fu questo tizio che si creava il suo piccolo santuario: macchina da scrivere, brandy, sigaretta e pace, tanta pace. Mi dissi che quell’atmosfera mi piaceva e dovevo in qualche modo ricrearla. Poi, come ho detto prima, ho tentato altre vie, finché ho capito che scrivere mi soddisfava, al contrario delle altre cose di cui mi sembrava di non avere il pieno controllo, né le capacità.


Mi parleresti di Le nove stelle?

L’idea nacque anni fa, da una canzone che ascoltavo a ripetizione. Era il momento in cui avevo abbandonato definitivamente l’idea di scrivere fantasy, e cercavo uno spunto per qualcosa ambientato ai giorni nostri, passionale e cupo. Volevo un thriller, un horror, una ghost story o qualcosa del genere. Mi venne l’ispirazione, stilai la scaletta e la lasciai ammuffire in una cartella del pc per anni. Finché non ho incontrato Butterfly Edizioni, e ho deciso di scrivere finalmente quella storia.


Sta andato come previsto?

Sinceramente sono molto soddisfatto, e spero lo sia anche la mia editrice. Come primo romanzo, mi ha dato delle belle emozioni, mi ha fatto conoscere gente, partecipare a serate, ma soprattutto mi ha fatto crescere. Ora che ho visto il punto di partenza, so in che direzione andare.


Scrivi molto e con che criterio?

Prendo come riferimento il periodo antecedente a maggio naturalmente, perché in questi ultimi mesi, sono un po’ fermo. Di solito dedico il sabato ed eventualmente parte della domenica, alla stesura dei progetti lunghi, che siano romanzi brevi o no. Durante la settimana, a parte il blog, mi piace scrivere qualche racconto o novella, magari nata da un sogno o da un particolare curioso, un’idea bizzarra magari. Queste possono essere le uniche due regole che seguo per organizzarmi. Per il resto, scrivo di getto, senza fermarmi, confidando nella revisione che ho imparato a fare dopo alcuni mesi, mai nell’immediato. In quella fase, correggo le imperfezioni nate da quel getto di parole. Mi sembra un buon metodo per ora, poi l’ultima parola va sempre ai lettori.


Quali sono i tuoi riferimenti letterari?

Ne ho pochi in realtà, e discretamente eterogenei tra loro. Mi piace Neil Gaiman per il suo eclettismo, Dickens per la caratterizzazione dei personaggi, McCarthy come punto di riferimento nel saper giocare con le parole, e Vergnani per la genialità e l’umorismo.


E del tuo lavoro su Prima di Svanire, cosa mi dici?

Se parli del blog, è nato così per caso, senza un progetto preciso. Volevo avere qualcosa su cui buttare pensieri, pareri, anche solo fotografie. Un diario da poter consultare a caso fra qualche anno, e vedere chi ero il giorno X e come la pensavo. Vedendo un po’ quelli in giro, ho dato una direzione sommaria al mio e sono partito. Ora ho qualche lettore in più di prima, qualcuno fedelissimo. Ho avuto anche un momento di smarrimento quando ho comprato lo spazio web e ho fatto il passaggio da wordpress ospitato. Sembra però che non si andata male.


Dal tuo punto di vista vanno d’accordo l’attività di scrittore e quella di blogger?

Nel mio caso sì. Grazie al blog, ho modo di scrivere qualcosa tutti i giorni, di allenarmi quindi con le parole, le frasi e le immagini. Mi serve anche per avere un riferimento e un po’ di disciplina, quasi come quando correvo. Non dovevo saltare il giorno prefissato, pena l’abbandono e la pigrizia conseguente. Ed è ciò che successe con la corsa. Non voglio che accada con il blog.


Libri di carta o eBook?

Entrambi, senza ombra di dubbio. Il cartaceo è un complemento d’arredo per me, quell’oggetto che suggerisce chi sei e cosa leggi, come può essere un quadro indice dei tuoi gusti pittorici. Però necessita di spazio, e in questo mondo in cui le case sono sempre più piccole, avere una libreria cartacea ben fornita, diventa problematico. L’e-book invece è favoloso perché lo si porta ovunque, lo si sottolinea e ci si prende appunti senza rovinarlo né togliergli valore.


Questa è la solita domanda telepatica, vedi tu cosa vuoi rispondere.

Eh, quasi 1500! (cit.)


Hai qualche progetto letterario nell’immediato?

Ho appena inviato alla casa editrice Prima di Svanire, il romanzo da cui ho preso il nome per il blog. Spero che piaccia a lei quanto è piaciuto ai miei tester. Nel frattempo, aspetto di sistemarmi un po’ e poi riparto a scrivere un horror che lasciai a metà anni fa. In questi giorni ho riletto quello che scrissi al tempo, e non mi sembra male. In più, prima o poi, finirò il romanzo maledetto: Iniezione. Altra storia molto lunga e un po’ triste.


Be’ vorrei chiederti qualcosa riguardo alla situazione che ti ha lasciato addosso il terremoto, ma vedi tu se è il caso di rispondere, non voglio apparire invadente… :-)

Questo evento ha cambiato molte cose. Purtroppo molte in modo negativo. Si sono viste le diverse facce degli esseri umani, e ti assicuro che non si esagera nei film o nella letteratura. Ci sono persone meravigliose che ti sorprendono, mentre ce ne sono altre che ti sorprendono negativamente. La mia percezione e fiducia nella nostra razza, ma anche sul futuro, è cambiata. Lo dico ormai a freddo, visto che sono passati quasi due mesi. La nota positiva c’è però: si è percepito il dinamismo e la voglia di fare della mia regione, anche di fronte a questa distruzione. Questo da sicurezza in una certa misura.


Ah dimenticavo, perché Bango?

In realtà è davvero leggendaria la nascita di questo soprannome. Avevo 19 anni ed ero appena stato assunto nell’azienda in cui lavorava mio padre da una vita. Entrai insieme a lui negli spogliatoi nell’orario in cui tutti erano lì dentro, in quei pochi metri quadrati, stretti come formiche. Mio padre prese un ragazzino che lui chiamava Bingo, lo fece girare verso di me ed esclamò: «Bingo, ti presento mio figlio Bango.» Fu la fine. Come fai a togliere dalla bocca di 40 persone, una cosa del genere? Iniziarono a chiamarmi così e io feci buon viso a cattivo gioco, facendone un nome di battaglia. In fondo me lo aveva dato mio padre, no?


17 commenti:

  1. Questo ragazzo farà molta strada, ve lo dico io!!... :-)

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    1. Eccomi! Grazie a Jennaro (Obiwankenobi ;-), io lo ricordo così). Spero di farne e che non sia breve :-D

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    2. Jennaro ha ragione Marco. Anch'io percepisco che c'è la Forza in te. La Forza migliora le naturali capacità fisiche e mentali. Il Potere della Forza è ciò che dà uno scrittore la sua fantasia. Si tratta di un campo energetico creato da tutte le cose viventi. Essa ti circonda, ti penetra, ti lega assieme alle tue Stelle...

      :-)

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    3. Addirittura è arrivato il signor Kenobi a salutarmi :-D

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  2. Io non conoscevo Marco Siena... probabilmente ero l'unica in tutta la blogosfera! Congratulazioni per i risultati raggiunti e per la forza e il coraggio.

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  3. E bravi ragazzuoli! Quindi Marco, hai deciso di diventare scrittore per ripercorrere le orme di Jack Torrance eh? Mmmmm, non vorrei mai trovarmi in uno sperduto hotel di montagna con te. ;)

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