martedì 17 luglio 2012

Gatsby non lo avrei fatto morire

Ci sono vari romanzi che adoro. Caratteristica comune e che sono quasi tutti opere di autori d’oltreoceano. Accidenti al sogno americano. Tra questi sicuramente spicca Il grande Gatbsy di Francis Scott Fitzgerald. 

Anzi potrei quasi dire che si tratta quasi del romanzo che preferisco - no, forse, al primo posto ci metto Fiesta di Hemingway, però dipende dalle situazioni.

Vabbè andiamo avanti con la storia.

Il grande Gatbsy, in realtà, mi piace sì ma è l’unico lavoro dello scrittore di Saint Paul che adoro effettivamente, perché pur non avendo nulla da obiettare sul resto della sua narrativa, non trovo quel piacere nella lettura che mi dà il racconto narrato da Nick Carraway.

Non ho idea di quante volte possa averlo letto. E se capita, non mi tiro mai indietro dal rileggerlo.

A cosa sia dovuta questa attrazione, mi è difficile essere in grado di stabilirlo. Se sia la storia o se sia la musicalità della lettura. Se sia il linguaggio elagico usato o il romanticismo di certe situazioni, be’ non lo so dire, però c’è una cosa che mi ha sempre lasciato perplesso.

Io Gatbsy non lo avrei fatto morire. Ora come ora non saprei neppure in che modo avrei potuto indirizzare la storia, so però che non lo avrei fatto morire. Mi sembra troppo semplice. Povero sagoma. Però, mica sono Fitzgerald.

E voi, c’è qualche storia letteraria che desiderereste cambiare in qualche modo?

12 commenti:

  1. Io lo trovo un finale perfetto per un romanzo perfetto. Ciao vecchia lenza! ;)

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  2. Non l'ho nè letto nè visto, ma rimedierò! Storie che cambierei... Mmm... Adesso non mi viene in mente nulla ma in quasi ogni romanzo trovo qualche momento in cui fossi il protagonista agirei sicuramente in modo diverso :/

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  3. Tu non sai, Ferru, il piacere e quale soddisfazione mi dai stamattina. Dopo un'infanzia cresciuta in perenne disagio psicologico ho l'opportunità di potermi sfogare, finalmente...

    ... e vissero felici e contenti!!

    Io bramerei tanto sapere e qualcuno me lo deve spiegare, chi è stato quel sadico ad inventare questa frase "terminale" che mi ha lasciato nell'eterna incertezza. Cosa significa "e vissero felici e contenti?" E poi, dopo aver sofferto, pianto, preso dall'angoscia dei mille tormenti nel seguire tutte le disgrazie e le angherie occorse ai protagonisti, alla fine come se ne esce!? Vissero felici e contenti, e non se ne parla più?....

    E no caro mio, io non ci sto, voglio il seguito!! Dopo essermi sorbito decine e decine di pagine amare, esigo anche il dolce!!

    :-)

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    1. Jennaro, roba da farci un post prossimamente. grazie:-)

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  4. No... io lo lascerei così. Parlando in generale, e non di questo post che, son convinto, cerca solo di scavare nell'animo dei lettori, io non amo i commentatori che affermano "l'avessi scritto io, il finale sarebbe stato diverso". Non l'hanno scritto loro. Neppure ci hanno pensato mai a scrivere una storia così... Se fosse stato per loro, quella storia non sarebbe mai esistita, figurarsi poi la scrittura di un finale "secondo loro" migliore.

    Meglio godersi ciò che il vero autore ha deciso per i personaggi, che giocare a essere "i meglio che c'è, anche se incompresi" e rischiare di diventare quei commentatori dissezionisti che, invece di leggere, preferiscono fare autopsie.

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    1. Sei un diavolo Glauco, mi hai letto nel pensiero

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  5. Beh in realtà nulla ti vieta di riscrivere il grande gatsby come più ti aggrada. Si chiama fan fiction, mi pare :D

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    1. Sì fa? Bene... No, doveva farlo Fiztgerald

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  6. A me è piaciuto così.
    Cambierei semmai il finale di King Lear (non me ne voglia Shakespeare) facendo sopravvivere Cordelia.

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    1. anche a me è piaciuto, e tanto però insomma mi ha colpito la fine che ha fatto.

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