giovedì 2 febbraio 2012

Quattro chiacchiere con il dottor Mana

Uno potrebbe pensare che sia malato e che stia parlando con un medico, in realtà il dottore in questione, visto la preparazione e l’acuta intelligenza di cui è in possesso, sono convinto, potrebbe anche curare qualche patologia, ma la chiacchierata che vi apprestate a leggere non ha nulla a che vedere con influenze e bronchiti.

No, da Davide voglio sapere come si blogga e come si fa ad avere una cultura come la sua. Voglio conoscere quali sono i suoi progetti e perché no, voglio sapere se da buon piemontese ama assaporare il vino.

Ma per cominciare:

Quanto sei alto Davide?

Un metro e ottantasette (ok, la prima è stata facile...)

A parte gli scherzi, nell’introduzione all’intervista ho detto che voglio sapere come si blogga, d’altra parte il tuo strategie evolutive e senza ombra di dubbio uno dei più ispirati della blogosfera. Hai qualche segreto?

Temo di no.
L'idea è quella di fare un post al giorno (salvo incidenti), di 700-1000 parole circa, e che comunque non superi le 1500 parole (salvo casi eccezionali), sugli argomenti che mi interessano.
Scrivendo possibilmente di getto (si vede, dagli errori di battitura!)
Il mio blog – strategie evolutive, con la minuscola – non ha un tema preciso, il che significa che alla fine parlo di ciò che mi pare, e di ciò che sembra divertire i miei lettori fissi.
Cerco di rispettare i lettori, la loro intelligenza, la voglia di farsi due risate e scoprire qualcosa di nuovo (o di vecchio e dimenticato)

Se ti dico che il tuo blog è un concentrato di cultura smisurata ti offendi?

Naturalmente no! Anzi, grazie per il complimento.
A me non pare, ma mi fido.
Ma spero che sia soprattutto accessibile!
Poi, ok, si cerca di mantenere un certo livello, ma l'idea comunque non è quella di fare sfoggio di cultura, o educare le masse, o quant'altro – ed in effetti credo ci siano alcuni che non condividono la tua opinione.
Ma il mio blog è come un bar – ci si incontra, si chiacchiera, poi ci si rivede domani.
In linea di massima scrivo come parlo, e di ciò di cui parlo e mi interesso.
Di molte cose scrivo per chiarire le idee a me stesso, per mettere ordine.
Il problema, casomai, è che ho troppi interessi (me lo dicevano sempre, all'università).

Da dove nasce questa tua sete di sapere, che traspare anche dalle iniziative di studio che spesso segnali sul tuo blog?

Questa domanda ha due risposte.
La prima è che sono stato sempre una persona curiosa. Mi piace saperne di più, mi piace imparare, ed in fondo quella è l'unica cosa che ci insegnano davvero a scuola, no? Come imparare.
Il fatto è che viviamo in un mondo estremamente interessante, e poiché tutto è connesso, in un modo o nell'altro, può capitare di cominciare leggendo un libro sulla geologia della catena Himalayana, scoprire che esiste un legame tra tipo di roccia e architettura dei monasteri tibetani, finire a leggere un paio di resoconti di viaggio in Tibet, e inciampare su un personaggio, diciamo un diplomatico o giornalista inglese, dalla biografia del quale scopri che la sua amante, durante la seconda guerra mondiale, fece la spia in Grecia per lo MI6, ma in effetti è anche una eccellente autrice di libri di cucina, con un grande amore per la Provenza...
È l'inferno, ci sono così tante opzioni – ma è anche divertentissimo.
Quindi, primo, curiosità.
Secondo, mi piace segnalare corsi online o altre opportunità per apprendere in rete perché sono fermamente convinto che apprendere, arricchire la propria cultura, specie in ambiti estranei al nostro quotidiano, sia un buon modo per mantenere il cervello in buono stato, e ci renda migliori... beh, ok, possa renderci migliori.

I post del tuo blog sono un invito a crescere e migliorarsi quasi sempre e ti confesso che qualche volta mi trovo in difficoltà a commentare. Hai idea di come sono i tuoi lettori?

Ho una buona idea di come sono i miei commentatori, che sono circa un 30% dei miei lettori fissi, e si tratta di persone molto in gamba, che condividono con me per lo meno un paio dei miei interessi – libri, soprattutto, di genere o di divulgazione, giochi, storia, occasionalmente film o musica – e che si infervorano o si indignano per le stesse cose per cui lo faccio io – la strana deriva della nostra società per cui sta scomparendo la classe media, il grande deserto che è il mondo del lavoro, le politiche bizantine dell'università...
Sono membri della mia tribù, sostanzialmente – leggono il mio blog ed io leggo il loro.
Con alcuni siamo anche riusciti a incontrarci di persona, ed è stato divertentissimo.
E già che ci siamo – non aver paura a commentare, siamo gente amichevole...

Sei una miniera di progetti e iniziative: Lemuria, SBS, Ebook… a proposito ho trovato il tuo Il crocevia del mondo molto Chatwiniano, se si può dire, ma non vorrei apparire troppo di parte parlandone. Preferisco sia tu a farlo. Vuoi tirare le somme delle varie esperienze che ho citato?

Comincio con SBS, che sta per Sick Building Syndrome, il titolo del romanzo collettivo scritto nell'estate e autunno del 2011 da una squadra di 23 autori, che si sono occupati di un capitolo ciascuno.
Più varie ed eventuali.
Si è trattato di un gioco – come dice il mio amico Nick – e di una esperienza che credo abbia dato a tutti i partecipanti qualcosa, ed è stato estremamente divertente.
La qualità effettiva del lavoro finito – sulla quale molti non scommettevano un centesimo – si è rivelata più che buona.
E soprattutto è stato divertente, come può essere divertente l'idea di gettare ogni timore alle spalle e provarci, per il solo gusto di farlo.
E chissà che uno di questi giorni non si rifaccia qualcosa di simile.
I miei ebook – ne ho pubblicati e ritirati due, Il Crocevia del Mondo, su avventurieri ed esploratori fra Eurasia e Asia a cavallo fra diciannovesimo e ventesimo secolo, e Il Destino dell'Iguanodonte, una collezione di pettegolezzi paleontologici.
Entrambi nascono da quella mia miscela disordinata di interessi interconnessi, e sono costruiti in modo da riflettere queste connessioni apparentemente casuali.
Entrambi hanno generato un feedback molto positivo, ma mi sono stati anche segnalati tali e tanti refusi (mea culpa), che li ho ritirati entrambi, e li sto revisionando.
Non mi piace l'idea di infliggere al pubblico materiale fallato.
Torneranno online, ampliati e gratis per tutti, fra un paio di mesi (spero!), e ne ho un paio d'altri in preparazione.
Il formato dei due ebook – brevi, al limite fra saggistica e narrativa d'appendice, scritti in tono ben poco accademico – è piaciuto ed è stato immediatamente adottato dagli amici Alessandro Girola e Angelo Benuzzi per dei loro lavori.
Il che ci porta al Lemuria Social Club, che è nato quasi come uno scherzo – un modo per esporre i miei saggi (gli “agili volumetti”, come li ha battezzati Matteo Poropat) e quelli dei miei amici.
Nessuno ci sta facendo una lira, ma non è quella l'idea.
L'idea è quella di divertirsi e diffondere questo approccio avventuroso alla storia, alla scienza, alla tecnologia. Perciò, se qualcuno là fuori ha pubblicato un saggio di meno di 100 pagine, in formato ebook, su un argomento eccentrico, beh, noi siamo felici di chiamarlo lemuriano e dargli un po' di spazio sul nostro sito.

Qual è la narrativa (lettura) che più ti fa sentire a tuo agio.

Sono nato come lettore di fantascienza, quando avevo dieci anni, e trentacinque anni dopo la fantascienza rimane il genere che preferisco. Amo i vecchi autori delle riviste, la space opera, e la fantascienza hard. Ma cerco di variare il più possibile, perché una dieta esclusiva di un solo genere rischia di ottundere i sensi – si finisce col trovare tutto uguale, non c si diverte più.
Quindi alterno narrativa di genere (sempre più fantasy, sempre meno horror – sarà la vecchiaia) con romanzi storici, e con l'occasionale classico.
Di solito cerco qualcosa che mi sorprenda, e che sia molto diverso da ciò che ho appena finito di leggere.
E poi saggistica – soprattutto a tema scientifico o storico.

Con quale genere narrativo (scrittura) ti trovi meglio.

Le mie predilezioni come scribacchino sono parallele a quelle di lettore – scrivo ciò che mi piace leggere, e quindi preferibilmente fantascienza, o più in generale narrativa d'immaginazione e d'avventura.
Essendo uno scribacchino part time, mi trovo più a mio agio con la forma breve – un buon racconto si può sviluppare nel tempo libero senza una disciplina particolarmente ferrea, che invece un romanzo richiederebbe.
Ho pubblicato un po' qua un po' là ed ho avuto opinioni quantomai contraddittorie sulla qualità del mio lavoro – ma non si può piacere a tutti, credo.

Progetti per il futuro?

Tanti.
La priorità, al momento, è riorganizzare la mia esistenza in vista della conclusione dei miei rapporti con l'Università – quindi i principali progetti sono lavorativi.
Sto per tornare a battere la strada incerta del freelance, offrendo corsi, consulenze e conferenze pubbliche – parlare in pubblico un tempo mi terrorizzava, ora non più.
In campo extracurricolare, ho come dicevo un paio di agili volumetti in fase di elaborazione, e una manciata di storie scritte, da scrivere o metà e metà.
C'è un lavoro a quattro mani del quale non voglio parlare troppo in questa fase, c'è un progetto web che potrebbe partire a breve oppure no, c'è una serie di storie che vorrei postare periodicamente sul mio blog, per rompere la monotonia.
Ma da quest'anno mi piacerebbe provare a scrivere direttamente in inglese, e cercare acquirenti nel mondo anglofono – c'è più spazio, c'è più professionalità, c'è un rapporto diverso coi lettori. E gli editori anglosassoni pagano (lo so, è mortalmente venale e poco elegante, ma io non vedo nulla di male nel venir pagati per il proprio lavoro).
E naturalmente ho una pila alta così di libri da leggere.

Quanto hai di Zen dentro e quanto ami la cultura giapponese?

Appartengo alla generazione che è stata esposta alla prima ondata di cartoni animati giapponesi e ad un sacco di altre influenze – la Yellow Magic Orchestra di Sakamoto e compagni, i film con Toshiro Mifune, Godzilla visto all'oratorio...
Amo l'oriente come lo può amare chi lo ha conosciuto da libri e film – e che si trovi a dividere casa con un fratello che ha studiato Lingua e Letteratura Giapponese all'università (per cui un sacco di cose ti restano appiccicate addosso – un po' di storia, un po' di lingua, tanta musica...)

Ho cominciato a leggere libri sullo zen a 15-16 anni, e l'interesse è proseguito, per cui ora ho scaffalate di libri sull'argomento e qualche anno addietro ho anche tenuto dei corsi sul Taoismo e sullo Zen, presso il CentrOriente di Torino.
Non sono un praticante, diciamo piuttosto che sono simpatizzante, o se preferisci un imbucato dell'Orientalismo.
Mi piace l'idea, tipica di questi approcci alla realtà, del considerare il qui ed ora, lasciando il passato ed il futuro al loro posto – chiarisce le idee, facilita le decisioni nei momenti di crisi, riduce lo stress. Ma si trovano un sacco di altri spunti interessanti, nell'osservare la realtà attraverso una lente che non è quella della nostra cultura occidentale; e poi, magari, si scopre che i vecchi eremiti taoisti del settimo secolo avevano una impostazione naturalistica perfettamente coerente con i più moderni modelli scientifici, e si rimane abbastanza spiazzati – ma è un po' come la storia della geologia del Himalaya che ti porta alla cucina della Provenza, tutto è connesso, mi piace proprio per questo, e quasi me lo aspetto, ormai.

Ti piace il vino?

No.
Non bevo alcoolici.
Sono astemio.
Il che, mi rendo conto, è terribile per uno che abita fra i vigneti del Monferrato, ma ha anche i suoi lati positivi – negli ultimi tempi succede spesso che io venga pagato per una conferenza o un corso, in bottiglie di vino anziché in contanti; essere astemio mi garantisce che non mi berrò il compenso.
E naturalmente la mia compagnia ha sempre uno che non beve che possa guidare al ritorno dal pub.
Uso il vino e certi liquori per cucinare, ma ovviamente è tutta un'altra cosa.

Hai una musa ispiratrice?

Questa è la domanda che mi ha dato più difficoltà.
Intendi una di quelle sane e floride giovani donne che i miei amici di solito postano sui loro blog?
Non lo so... io scrivo narrativa d'immaginazione e quindi ho più che altro donne immaginarie, nella testa.
Ma ci ho pensato su e mi sono detto che, se ci penso, probabilmente l'unica donna famosa e “iconica” che mi abbia accompagnato negli ultimi trent'anni è Chrissie Hynde, la cantante dei Pretenders.
Non tanto per la sua avvenenza fisica (per quanto... è certo affascinante) quanto per l'atteggiamento.
Mi piacciono le donne forti.
E allego una foto...

40 commenti:

  1. Grazie ancora per l'intervista, Ferruccio!

    RispondiElimina
  2. Che dire? il dottor Mana è un grande, e non solo per il metro e 87! Io ho sempre detto di odiarlo per tutto quello che sa e fa e qui confermo la mia affermazione. Ma d'altra parte è proprio per questo che se non esistesse bisognerebbe inventarlo! solo un'osservazione: è proprio sicuro bodhisattva Mana che a scuola (almeno oggi!) insegnano 'come imparare'? A me pare che se anche solo facessero questo, non avremmo insegnanti che scrivono 'libro' con 2 'b' e alunni che non sanno distinguere un verbo da un sostantivo. Un bravo a tutti e due!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, Tim, sarebbe proprio da inventare:-)

      Elimina
    2. Ah, Tim... io parlo di quando andavo a scuola io :-P

      Però no, e lo intendo in senso estremamente negativo - a scuola non ti insegnano (più?) a capire, a documentarti, a farti un'idea, a discutere.
      Ti insegnano solo ad imparare - ad appiccicarti addosso un po' di nozioni per passare l'interrogazione.
      Tutto il resto - la digestione di ciò che si apprende, per così dire - è lasciato all'iniziativa personale del singolo, e casomai all'ambiente in cui si muove (famiglia, amici, etc.)

      Elimina
  3. Risposte
    1. Grazie Domenico: Davide è un persona assolutamente magnifica:-)

      Elimina
  4. Che bravi tutti e due. Verrebbe voglia di tornare a Scuola dopo aver sentito parlare il Doktor Mana. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A scuola da lui ci andrei volentieri Nick, davvero!

      Elimina
  5. Davvero un grande, in tutto e per tutto. Ammetto che il primo approccio con il suo blog non è stato dei migliori. A pelle il Dottore mi era sembrato un po' spocchioso, di quelli che credono di sapere tutto e ti sbattono in faccia la propria cultura. Invece poi, conoscendolo meglio attraverso i suoi post (e poi Moon Base), ho compreso che la fonte delle sue ispirazioni era la pura passione. Passione condita da un grande senso dell'ironia, anche se lui dice di avere dei problemi con essa. Insomma, Geniale.
    Bravo Ferruccio mio, anche tu non sbagli un colpo! ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La prima sensazione provata con Davide è stata la stessa:-)

      Elimina
    2. Ah, quindi come primo impatto emergo come un pallone gonfiato saccente e odioso.
      È bello scoprirlo dopo tutti questi anni!
      :-D

      Elimina
    3. La lucida intelligenza a volte viene scambiata per snobismo...
      Quando ci si sbaglia:-)

      Elimina
    4. Ahahah, meglio tardi che mai. La prima sensazione è sbagliata nel 90% dei casi. Almeno per me. ;)

      Elimina
  6. Una signora intervista, molto bella e penso anche istruttiva riguardo a "cosucce" quali parlare di cultura senza fare gli snob, bloggare con successo senza far sfoggio di aggressività e vandalismo mediatico.
    Davide lo conosco bene - pur non avendolo mai incontrato. Su Strategie Evolutive mi sono fermato fin da subito, perché è uno dei pochissimi blog italiani in cui imparo qualcosa.
    Altrove mi diverto, traggo ispirazione etc etc, ma da Davide imparo. Il che, per uno un po' saccente come me, è una cosa preziosissima.

    RispondiElimina
  7. Bella roba. Bravi!

    E, per la cronaca, quando Davide dice che scrive come parla, è tutto vero. Anzi, dal vivo è anche meglio che on-line.

    RispondiElimina
  8. Intervista interessante. Sono frequentatore del blog in questione e mi sono sempre stupito da una parte dei molti spunti interessanti, dall'altra dalla profondità con cui vengono trattati argomenti molto diversi tra loro.

    RispondiElimina
  9. Avevo sentito parlare del blog "strategie evolutive", ma non ci sono mai passata... mi sa che devo rimediare. Le persone con una cultura varia e tanti interessi hanno sicuramente qualcosa da dare e insegnare... certo dovrò superare più di un complesso di inferiorità (culturale in primis e di "altitudine"... ah!).

    RispondiElimina
  10. Come la massima di Golden Boy, sul blog del Mana "imparo imparo imparo"! Non ho letto il 98% dei libri di cui parla, ma è questo il bello. Ho un taccuino su cui mi apounto nomi e titoli, che se non fosse per lui non conoscerei.
    E dalla prima lettuta ho avuto l'impressione che non fosse affatto una esibizione gratutita di sapere, ma un'autentica curiosità e sapienza. Io adoro le persone curiose e studiose, magari non commento spesso (perchè non ho le conoscenze per farlo) ma leggo ogni giorno, e se non posso farlo è una lettura che mi manca.
    Intervista eccellente!

    RispondiElimina
  11. bella intervista e il particolare del "quanto sei alto" la porta da subito su un piano molto terreno. Così da lettrice del suo blog, invece di immaginare Davide seduto in poltrona a leggere, in futuro me lo immaginerò seduto in poltrona a leggere ma con due lunghe gambe distese davanti :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Oh, bene, ricordati di non offrirgli del vino Mira:-)

      Elimina
  12. Bravo Ferru, mi piace il taglio che hai dato all'intervista. È venuta fuori l'altra voce del Doc Mana, meno seriosa ma sempre decisa e precisa.
    Aggiungo che il Doc M è un "pusher letterario" come pochi. Forse il migliore perché "fornisce" di tutto un po', e di qualità: durante il 2011 ho letto molto di quello che ha suggerito/recensito/scritto e oltre a imparare mi sono divertito parecchio.

    Jakken ;-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Oh, Jakken hai del tutto ragione: strategie è un blog completissimo:-)

      Elimina
  13. Ma che bella intervista!
    Complimenti ad entrambi! :)

    RispondiElimina
  14. Bravissimi davvero! è la seconda intervista che leggo su davide, la prima sul blog di Tim, e sono superlative entrambe, bravissimi!

    RispondiElimina
  15. Strategie Evolutive è uno dei blog che lurko quotidianamente. Non commento mai, per il semplice fatto che mi sento un'ameba data la mia totale ignoranza sul 90% dei temi trattati, e andrei nella maggior parte dei casi Off Topic.
    Eccellente intervista, comunque (l'ho letta solo ora, che era lunghetta e in ufficio non era il caso...). XD

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In ufficio si lavora, bravo e a casa su lurka,
      grazie Angelo

      Elimina
  16. Bellissima intervista, anche se devo ammettere, scusandomi con il Doktor, che non lo conoscevo... Cmq tempo permettendo, da oggi comincerò a conoscerlo :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. strategie evolutive val bene una messa Cit.

      Elimina
  17. Leggo solo oggi, con colpevole ritardo, l'intervista al dottor Mana, che non ho avuto (ancora) il piacere di incontrare di persona (è una cosa che, prima o poi, vorrei fare con tutti i blogger più interessanti che ho conosciuto questi anni in Rete)... Ma l'Italia non è poi sterminata, a me piace viaggiare e quindi, chissà.
    Venendo a Davide, non posso dire di essere un frequentatore assiduo del suo (ottimo) strategie evolutive, ma riconosco il suo impegno, percepisco la sua passione in quello che scrive e come lo scrive, ammiro la pacatezza e la totale assenza di saccenza o di aggressività... e, al di là delle fari fatte o di piaggerie, è esattamente una di quelle perone che rendono grande il popolo della Rete.
    E poi, Davide ha avuto parole lusinghiere pe il sottoscritto come pochi altri ne hanno trovate, in passato si è amichevolmente prestato a un mio esperimento grafico-sociale senza farsi pregare, e in più è stato uno dei primi a prenotarsi una copia di Incorpo-Rated.
    Sul serio, come potrei dirne male? :D
    Naturalmente, un sentito grazie a Ferruccio per la sua intervista che - mi auguro - lo abbia fatto conoscere anche ai poveri tapini che fino a ora vivevano nel buio e nell'ignoranza. ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Luca non si può assolutamente dirne male: non fare che riscrivere quello che tu hai evidenziato:-)

      Elimina