venerdì 10 febbraio 2012

Perdersi ad Atene

Se devo essere sincero mi sono perso anche al bar sottocasa, e più di una volta (in senso metaforico) ma è un'altra storia. 

Questa di Atene però mi è venuta in mente di raccontarla perché è divertente, anche se non ci faccio una bella figura. 

Adesso, ho inserito nel titolo il termine perdersi, ma non è proprio così: alla fine ho ritrovato il punto di partenza o la meta che mi prefissavo, ma per qualche ora…

Be’ è tutto vero, mettetevi comodi e state a sentire: la storia è dell’ottobre di due anni fa.

Fa caldo e verso le undici di sera dopo aver concluso una cena in compagnia, rimasto solo, non avendo sonno ed essendo un pochino brillo, decido di andare a bere ancora qualcosa in una discoteca vicino all’albergo dove pernotto. Nessuno degli altri, dopotutto, voleva venire. La discoteca si trova a cinque minuti a piedi, trecento metri. Me l’ha indicata il portiere.
Mi lavo i denti e mi cambio in camera, scendo da basso ed esco dall’hotel, giro a destra e poco più avanti, sempre sulla destra, trovo il locale.
Non c’è caos all’interno. La musica è gradevole e la gente che affolla il locale sembra piacevole.
Bevo un paio di birre al banco del bar, scambio qualche battuta in inglese con un paio di ragazze greche, apparentemente disponibili, finché mi rendo conto che è giunto il momento di tornare in albero e andare a dormire.
Sono le due sull’orologio del cellulare. Saluto le ragazze, baci, promessa di rivederci l’indomani ed esco dal locale. Fa ancora caldo e mi avvio verso l’hotel. Percorro trecento metri ma dell’albergo, accidenti, nessuna traccia. Mica mi fermo però, sono convinto di essere nel giusto, magari i metri non sono trecento ma sono quattrocento e continuo ad andare avanti.
Niente di niente, dell’albergo nessuna traccia.
Non riesco a capire. Era lì e adesso è sparito. Intanto avrò percorso mezzo chilometro e inizio a farmi qualche domanda. Se non trovo l’albergo sono nei guai, perché non ricordo il suo nome e neppure la strada dove è situato.
Ma continuo a camminare. Il viale che sto percorrendo è quello giusto, anche se le luci sembrano diverse. Ho passato il semaforo che avevo incrociato all’andata e quindi siamo sul percorso giusto. “’Sto cavolo d’albergo deve saltare fuori” penso.
Ma niente. Sono nel giusto e non mi fermo. Non c’è un altro viale, d’altro canto.
Però l’albergo sembra scomparso. Uno spunto ideale per un bel racconto magari, se la faccenda non fosse reale e drammatica.
Non ho paura, per il momento, ma mi dico che sono pazzo. Soltanto un deficiente come me può uscire di notte, da solo, ad Atene, senza ricordare il nome dell’albergo. 
Che faccio? Fermo qualcuno e gli chiedo: “Per andare, dove devo andare, dove devo andare?”
Accidenti, non vedo taxi. Le sole persone che riesco a scorgere, sembrano avere una paura del diavolo e non mi fanno avvicinare.
Forse ho la faccia stravolta dal troppo alcol e chi mi vede scappa. Non sono brutto ma in certi situazioni l’aspetto non conta niente. Specialmente alle due di notte, in un vialone deserto, ad Atene.
Cerco di fermare qualcuno, ma hanno veramente paura. Questo mi tranquillizza un poco perché mi dà la certezza che non farò una brutta fine, ma, poco alla volta, naturalmente, la paranoia inizia a farsi strada nel mio cervelletto.
Potrei essere aggredito da qualcuno. Magari potrei essere accoltellato o rapinato. Immagino i discorsi che potrebbero fare sul sottoscritto. “Era matto”, “Cosa faceva di notte in giro da solo ad Atene?”, “Uno i guai se li cerca”.
Cose del genere. Cose che fanno ridere a posteriori, ma se non trovo l’albergo finirò così, anche perché il segnale del cellulare non funziona. Non posso chiamare nessuno ad Atene. Potrei provare a chiamare in Italia, ma chi ha il coraggio di farlo adesso. 
Sono nel panico, quasi, e mi metto a correre. Finché noto una scritta “Il Pireo”. Io non devo andare al mare e finalmente un dubbio si affaccia nella mia mente. Il viale è quello giusto, su questo non ho dubbi, forse, però, quando sono uscito dalla discoteca invece di girare a sinistra, sono andato ancora a destra. Certo, deve essere andata così. Quindi devo soltanto tornare indietro e fare un paio di chilometri, magari di corsa.
Be’ sei giovane e hai fiato, amico.
Corri: non aspettare l’alba!

23 commenti:

  1. Poteva andarti peggio. Pensa se eri proprio sotto casa! ;)

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  2. Io mi perdo spesso, perché, come ho raccontato tante volte, "ho il senso dell'orientamento di una colata lavica" (la definizione è di mio marito e calza a pennello!)...
    Questa tua storia mi ha ricordato una delle ultime volte che mi sono persa e che mi ha anche ispirato un racconto dell'orrore che, se ti va di leggerlo, si trova qui... :)

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  3. Senso di orientamento? Mmmm...si ne ho sentito parlare..xD

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    1. Il senso di orientamento lo possiedo. Ho visitato Barcellona e Roma tutte a piedi e non mi sono mai perso. chissà cosa avevo quella notte:-)

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  4. Il sospetto che tu fossi più che "un pochino" brillo, esiste.
    Secondo me è "quel posto" che voleva farti muovere un pò per farti smaltire l'alcool in circolo.
    D'altronde eri nella città della maratona, sia come arrivo della "storica" sia della prima edizione moderna...
    Esiste anche un collegamento fra questo post e Haruki Murakami del post precedente. Haruki - più che uno scrittore, ormai, penso sia un pazzo scatenato - in visita ad Atene, decise di correre la sua prima maratona: in solitaria, al contrario (da Atene a Maratona), attraverso la città e le strade statali dove per poco non lo tiravano sotto, a metà giornata con il caldo estivo ...
    Sì, deve essere la città!
    Jak

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    1. Interpretazione geniale Jak, non avevo pensato alla maratona:-)

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  5. Io avevo perso la macchina a Legnago. Avevo cambiato parcheggio, ritenendomi fortunato ad avere trovato un posto più vicino e invece... ho girato intorno ai palazzi per 20 minuti buoni... Legnago.

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    1. Nei centri commerciali ci metto sempre qualche decina di minuti a ritrovare l'auto:-(

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  6. ahhahaha, sei un grande. Effettivamente però Atene è un bel casino... ma quanti taxi ci sono?????

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    1. I taxi passavano, ma nessuno si fermava LOL

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  7. Beh, ho vissuto in Grecia per un anno anche se non ad Atene. Ci andavo spesso comunque e devo dire che non ho mai avuto veramente paura di essere assalito, sebbene non sia esattamente una città tranquilla. Tra l'altro quell'anno, il 2010, c'erano stati parecchi disordini sia perché la crisi stava per esplodere, sia per l'omicidio di quel ragazzo ad Exarchia. Nonostante questo non ho mai provato vero timore ad andare in giro di notte. Sarà che sono napoletano e la mia città è parecchio "focosa".
    Sul fatto di perdersi però, hai ragione: in macchina è anche peggio, un labirinto vero...

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    1. Ho grazie Martin e benvenuto. Dovevo essere un po' troppo alticcio e le fisse che nascono a certi orari lasciano il tempo che trovano.

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  8. Lo so io cosa avevi quella notte: tra birre e greche sei andato in tilt :D
    Comunque mi sono divertita molto a leggerti e sono scoppiata a ridere al punto: "Che faccio? Fermo qualcuno e gli chiedo: “Per andare, dove devo andare, dove devo andare?”
    Grande Ferru, se hai altri aneddoti di questo genere deliziaci :D

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    1. Mi sono perso altre volte... arriveranno:-)

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  9. Guarda, sto messa molto peggio di te. Vivo in una città non molto grande eppure, se qualcuno mi chiede un'indicazione, dico che vengo da fuori...E pensare che ho fatto anche la girl-scout!

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    1. Di solito mi oriento bene. Ma Atene era la prima volta e per ora l'unica, niente, non so cosa mi ha preso :-)

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  10. Un Atene, bellissima città ma la ricordo davvero pericolosa :) e non c'erano taxi? Un'altra cosa che ricordo era la quantità assurda di taxi, ma forse era troppo giorno!! :)

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    1. Era troppo notte, o forse è colpa dello stato in cui mi trovavo:-(

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  12. può capitare magari quando si è rapiti dal posto in cui ci si trova

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  13. io mi sono perso una volta vicino casa pensa te..

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