martedì 3 gennaio 2012

Consigli letterari di Jonathan Franzen

Jonathan Franzen, americano, di origine svedese è un autore non proprio alla moda.
Cervellotico schivo, pacato, pieno di dubbi, ambientalista, liberal, obamiano lo fanno apparire come una persona del tutto comune, ma non dimentichiamo che il suo libro Le correzioni, successo planetario del 2002 gli era valso paragoni con Lev Tolstoj, Charles Dickens e Honoré de Balzac.
I suoi dieci consigli, dunque, sempre suggeriti da Archivio Caltari, sono delle chicche.

Il lettore è un amico, non un avversario o uno spettatore.

La narrativa che non sia avventura personale dell’autore nella paura e nell’ignoto non vale la pena di essere scritta se non per soldi.

Non usare mai “poi” come congiunzione – abbiamo “e” per questo scopo. Inoltre sostituire con “poi” è la più pigra e scontata non-soluzione per le troppe “e” nella pagina.

Scrivi in terza persona a meno che non salti fuori una prima persona veramente particolare.

Quando le informazioni diventano gratuite e universalmente accessibili, le voluminose ricerche per un romanzo perdono di valore insieme al romanzo stesso.

Anche la narrativa più autobiografica ha bisogno di invenzioni. Nessuno ha mai scritto una storia più autobiografica de “La metamorfosi” di Kafka.

Si osserva meglio stando immobili in un punto che rincorrendo qualcosa.

Ho i miei dubbi che qualcuno possa scrivere buona narrativa connesso a internet.

I verbi interessanti sono raramente interessanti.

Devi amare prima di riuscire a essere inflessibile.

13 commenti:

  1. "Ho i miei dubbi che qualcuno possa scrivere buona narrativa connesso a internet."

    Sono rovinato :-)

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  2. Posso dire che mi sembrano affermazioni banalotte e generiche?
    Forse funzionano bene per Franzen, ma direi che per altri sono del tutto trascurabili ;)

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  3. Rovinata pure io...

    >>Scrivi in terza persona a meno che non salti fuori una prima persona veramente particolare.

    ma magari mi salvo con questa xD
    Non ho ancora letto nulla di suo, ma se me lo paragonano a Balzac e Dickens urge di rimediare!

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  4. Mah, 'sto vangelo. A me Franzen piace come scrittore, ed era pure grande amico di D.F.Wallace, che mi piace immensamente di più, però lo considero un presuntuoso. Comunque concordo: da fermi si vede e si riflette meglio. Il mondo è in una stanza, o anche: è dentro di noi.

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  5. @ Ale: sì, puoi dire tutto:-)

    @ La leggivendola: accettiamo i consigli ma non fasciamoci la testa:-)

    @ Chiara: benvenuta: il povero Wallace era di un altro mondo:-)

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  6. diciamo pure che a scrivere 'ste quattro vaccate ero buono pure io.

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  7. @ Nasty: cosa vuoi che ti dica... ti posso capire, ma le fanno girare.
    Benvenuto:-)

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  8. Mi sento di condividere questa:

    "Si osserva meglio stando immobili in un punto che rincorrendo qualcosa."

    Quanto a quella riguardo a internet, sono spacciato. E ho l'impressione di essere in buona compagnia!

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  9. "Anche la narrativa più autobiografica ha bisogno di invenzioni. Nessuno ha mai scritto una storia più autobiografica de “La metamorfosi” di Kafka."

    La migliore, senza ombra di dubbio!

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  10. @ Melinda: c'è sempre un po' di invenzione

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  11. "La narrativa che non sia avventura personale dell’autore nella paura e nell’ignoto non vale la pena di essere scritta se non per soldi."

    Vale la pena scrivere sempre allora. :D

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