giovedì 19 gennaio 2012

Considerazioni di Dan Simmons

In questo momento è senza dubbio uno degli scrittori che mi incuriosisce maggiormente. Il motivo non lo so. 

Forse dipende da quello che sento in giro. 

Dai commenti degli amici e dai visitatori sul mio blog ricevo soltanto meraviglie. Cosa ci sia di vero riguardo a Dan Simmons non lo posso dire visto che non conosco nulla della sua narrativa. 

Però la curiosità è davvero tanta e queste sue considerazioni sulla letteratura e l’arte in generale non fanno altro che accrescerle. 

Sono contenute in questo volume:
[Dan Simmons, La mia carriera di scrittore, in Hyperion. La caduta di Hyperion, A. Mondadori, Milano, 1997. ISBN 8804425040]


***

Qualche volta penso alle cose che mi piacerebbe scrivere. Vorrei fare un romanzo come un ologramma, un libro che, spaccato in quattro e aperto in ogni sua parte, continuasse a mostrare un'immagine intera e perfetta. [...] Detto in altri termini, il mio ideale sarebbe un romanzo "ipertestuale" senza il supporto tecnologico.

Se leggi un certo libro vuoi entrare in una certa atmosfera. [...] D'altra parte è molto piacevole sfidare regole e aspettative: non è una missione, ma personalmente provo una grande soddisfazione quando mi capita di leggere una pagina scritta da qualcuno che conosce perfettamente le regole del gioco e tuttavia le usa per scopi diversi, innovativi. Violare le convenzioni stabilite significa, in fondo, adoperarle in modo nuovo, e questo vale sia per il lettore che per lo scrittore.

La mia definizione dell'arte è semplice: è ciò che mi fa sentire inquieto, che in qualche modo mi provoca.

Penso che l'arte di un libro vada celata il più possibile, resa trasparente, in modo da non infastidire il lettore con la sensazione di una tecnica all'opera. Il primo livello di lettura dev'essere immediato, cristallino. Poi naturalmente viene il piacere di scoprire il "qualcosa in più" che c'è in ogni libro riuscito, il rombo sotterraneo della metropolitana, tanto per usare una metafora; ma il nostro piacere non dev'essere guastato dal fatto di non capire gli ulteriori livelli a cui l'autore lavora. E non alludo soltanto al simbolismo o all'allegoria, ma a livelli del tutto personali e poetici, ai quali magari non è facile arrivare. Ci basti intuire che esiste una vena più ricca, che volendo potremo tornarci, e ci sentiremo meglio.

A me dispiace terribilmente di dover morire perché so che non avrò ancora visto tutto. E del resto, anche chi ha visto tutto è ben lieto di ricominciare.

Di me si può dire questo: sono uno scrittore di fantascienza, uno scrittore dell'orrore e uno scrittore punto e basta. Mi rivolgo a tre tipi di pubblico che non s'incontreranno mai, e tuttavia ho cercato di presentarli l'uno all'altro perché si scambiassero almeno una stretta di mano.

12 commenti:

  1. Bellissimo scritto. Ho letto quei due romanzi nell'edizione mondadori con questa stessa prefazione. Sono parole che si adattano benissimo ai due libri che accompagnano.

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    1. Per inciso, ti ho nominato per il Versatile Blogger Award! Puoi dare un'occhiata (e ritirare il premio) qui: http://argonautaxeno.blogspot.com/2012/01/versatile-blogger-award-2011.html

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  2. "Di me si può dire questo: sono uno scrittore..." inesistente, in attesa che una lettrice mi cacci un dito dentro un occhio e poi mi lanci in un cestino.
    Altro sarebbe se un lettore fosse "accorto" e portasse a passeggio il cagnolino di mia moglie tenendolo al guinzaglio.
    Ferru, Ferru... un OT e un ciao.

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    1. Tranquillo Frank, i tuoi OT fanno sempre piacere:-)

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  3. ottime chicche, ne ho segnate un paio, quella sulla definizione dell'arte...beh...wow!

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  4. Mi piace sopratutto l'ultima affermazione, quella sui tre tipi di pubblico.

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