lunedì 31 gennaio 2011

Il libro più censurato del mondo

Confesso che quando qualche settimana fa, facendo alcune ricerche in rete, mi sono ritrovato in testa a questa classifica i libri appartenenti alla saga di Harry Potter ho preso un colpo.
Giuro che sono sceso dal fico e mi sono chiesto cosa potevo essermi perso nel frattempo, visto che non ho letto nessun romanzo della saga. Poi ragionando a mente fredda e considerando che si tratta di libri rivolti a un pubblico di adolescenti ho compreso che gli eroi della Rowling possano creare qualche fastidio con le loro avventure fantastiche ed esoteriche.
Tuttavia, arrivare a censuralo, mi pare proprio grossa. A parte che proprio io non sopporto il termine censura: se un libro non merita non si pubblica e basta, ma una volta sul mercato che diritti abbiamo di boicottarne il commercio?
Insomma sono rimasto talmente perplesso da questa rivelazione che quasi quasi mi compro tutti i libri della saga, tanto per capire dove si trova tutto questo male.
Anche se per ora mi limito a linkare la classifica così come l’ho trovata. Tuttavia, per soddisfare un pochino la curiosità, vi linko pure un sito che contiene, con le motivazioni della scelta, tutti i libri considerati proibiti.
Così tanto per parlarne un poco.

domenica 30 gennaio 2011

Noi siamo senza Dio: il punto della situazione

Bene! Sono arrivato a dieci capitoli. Più o meno a un terzo del romanzo, quindi mi prendo una pausa per fare il punto della situazione. I risultati sono incoraggianti. I commenti ricevuti sia in pubblico sia in privato mi danno morale, come infondono ottimismo le numerose visite che le varie puntate hanno ricevuto. I lettori sono quanto di più eterogeneo io potessi immaginare: uomini e donne, ragazzini e persone maturi. Come desideravo mi sono state segnalate le ingenuità più evidenti, dopotutto il romanzo non ha subito un editing professionale esterno e naturalmente alcuni difetti possono essere lampanti. Tuttavia l’aiuto che sto ricevendo è notevole e alcune note di encomio ricevute in privato da persone insospettate mi rendono alquanto fiero.
Insomma un risultato più che soddisfacente e non potrò mai ringraziare abbastanza alcuni amici del blog e blogger che si sono smazzati e si smazzano la lettura soltanto per il piacere di farlo.
Naturalmente domenica posterò l’undicesima puntata. Questo è soltanto una parentesi momentanea, anche per dare la possibilità a chi ancora non lo ha fatto di poter prendere il romanzo dall’inizio.
Di seguito vi metto i link della varie puntate:

sabato 29 gennaio 2011

Il miglior sistema per scrivere


Più volte mi sono chiesto se il sistema che utilizzo per scrivere è corretto o deve essere rivisto e indirizzato verso un metodo più redditizio. 
Mi spiego: io scrivo molto, già in altre occasioni ho evidenziato che in media dedico alla scrittura quattro ore giornaliere: il problema consiste nel fatto che non si tratta di una scrittura mirata, dal mio punto di vista. 
Può capitare, per esempio, che per qualche settimana lavoro a un romanzo, poi succede che, tra capo e collo, capita un racconto da finire per quel particolare concorso letterario e cambia completamente l’ottica di lavoro, così passo da una storia ad ampio respiro a un concentrato di poche cartelle relativo a un tema specifico. Senza escludere, da tutto questo, qualche articolo su richiesta e i post del blog che, di solito, concentro in un paio di sere alla settimana, ma sovente si infilano tra le cartelle di un romanzo o di un racconto come un virus.
Insomma, mi chiedo io: ci sono dei meccanismi precisi per scrivere o basta seguire l’istinto e il buon senso?
Voi, per esempio, con che metodologia scrivete?
Quando siete impegnati nella stesura di un romanzo non pensate ad altro finché l’avete completata o siete capacissimi di cambiare rotta e dedicarvi ad altro nella maniera più naturale possibile?

venerdì 28 gennaio 2011

Book and Negative Banner

Da un paio di giorno suppongo che abbiate notato la presenza, in alto alla vostra destra del blog, di un banner che ritrae Marilyn e Groucho in bianco e nero è la stessa che trovate nel post). 
Il banner me lo ha regalato Hell e si tratta di altro premio ricevuto un questo inizio 2011.

L’ho vinto dopo aver partecipato al concorso “Dimensione paura”: il primo e per ora unico concorso ideato dal nostalgico Elgreaco, a suo agio nel proporre queste vecchie immagini in bianco  e nero d’altri tempi.

Non sono stato il primo a vincere e naturalmente non sarò l’ultimo. Prima di me ha vinto infatti un banner personalizzato Lycas e anche lo Stregatto pur non possedendo un blog è stato inserito nella pagina statica del premio.
Cosa dovete fare?

Insomma, se provate affetto e simpatia per il blog di Hell (parole sue) non dovete fare altro che provare a recensire in una sola frase o in uno slogan Book and Negative, sulla falsariga delle scritte che trovate a volte sulle fascette dei best seller…
oppure una frase qualsiasi, purché lasci il segno e…  lasciatemelo dire, spezzi il cuore a quel romanticone J

giovedì 27 gennaio 2011

Quanto imprecate contro il vostro pc?

A giorni dovrebbe arrivarmi l’iMac. Ancora qualche settimana di pazienza e spero che finisca la rabbia che accumulo tutte le volte che accendo il portatile. Come minimo perdo un’ora di lavoro al giorno, e perdere un’ora al giorno per la stesura di un racconto vuol dire buttare all’aria tre o quattro cartelle alla settimana.
Mica me lo posso permettere. Già mi succhiano il sangue come vampiri sul posto di lavoro vero e proprio e recuperare qualche ora di tempo per scrivere, specialmente in questo periodo è un’impresa titanica. Se poi quel piccolo spazio di libertà me lo devo dividere con una carogna di sistema operativo o un antivirus del cavolo che si prendono tutta la memoria disponibile lasciandomi  soltanto la possibilità di inserire un carattere al minuto, capite subito come posso sentirmi. Soltanto ieri sera ho buttato all'aria due ore con aggiornamenti vari e altre  noie. 
Giuro che a volte prenderei un Kalashnikov e sparerei a quel dannato marchingegno senza pietà.
Grazie al cielo, non l’ho ancora fatto, ma le imprecazioni – tanto per usare un eufemismo – si sprecano e vorrei tanto sapere se sono il solo a farlo. Ora potrei fare un sondaggio, ma è senza dubbio più divertente leggere le vostre impressioni: perché temo sia una problematica comune. 

mercoledì 26 gennaio 2011

Chi dorme non piglia pesci

Gennaio 2040: a breve verrà immessa sul mercato una pillola che probabilmente rivoluzionerà il modo di vivere del genere umano. 
Il farmaco, prodotto da una nota casa farmaceutica il cui nome verrà reso pubblico soltanto dopo il superamento dell’ultima fase di sperimentazione sugli esseri umani in atto, è in grado di disinibire il bisogno di dormire e si presenta come la novità scientifica del secolo. D’altra parte chi non ha mai desiderato di poter usufruire in maniera preponderante delle ore rubate dal sonno.
Adesso, con questo rivoluzionario confetto farmaceutico, lavorare ventidue ore al giorno non sarà più un problema, come non sarà un problema attardarsi sino all’alba in una discoteca con gli amici e presentarsi in ufficio subito dopo freschi e riposati.
La pillola, infatti, secondo alcune indiscrezioni, andrebbe a riprogrammare geneticamente i comportamenti innati, condensando, in un periodo variabile tra i dieci secondi e i due minuti, le usuali otto ore di sonno necessarie al metabolismo umano.
Al momento, pare, che non abbia presentato effetti collaterali, anzi i soggetti che si stanno prestando ai test di sperimentazione sostengono, grazie all'eliminazione di tutti i disturbi causati da un sonno carente, di aver diminuito l’aggressività  e l’accumulo di stress psicofisico, oltre a beneficiare di un'efficienza e di una prontezza di riflessi, che qualcuno ha osato paragonare addirittura a quelle tipiche di un ragazzino in età preadolescenziale.
Dulcis in fundo risulta che la pillola sia in grado oltremodo di ridurre il rischio di obesità, di malattie cardiache e di alopecia  androgenetica.
Insomma, non aspettate un mese a ordinare questo miracolo della scienza. Ricordatevi dei proverbi: chi dorme non piglia pesci.

martedì 25 gennaio 2011

Impiccato

Tacasù: al paese mio si usa questo termine per illustrare un periodo carico di lavoro e impegni. Non so se è scritto giusto e ho aggiunto anche una foto per  far rendere al meglio il concetto, ma corrisponde alla situazione che sto vivendo in questo periodo. 
è iniziata all’incirca qualche settimana fa e credo che ne avrò almeno sino a metà febbraio. Avrei bisogno di giornate di quarantotto ore per riuscire a bypassare tutte le rogne alla grande. Ma cercherò di fare il mio meglio perché non voglio rinunciare a nulla. Chiaramente non mi fascio la testa, continuerò a dedicare un paio d’ore al giorno alla scrittura e di certo non interromperò i post con la solita frequenza psicopatica, d’altra parte molti articoli sono pronti e aspettano soltanto l’orario di pubblicazione prefissato. Tuttavia, dubito che per qualche settimana potrò essere presente in tempo reale in rete. Quindi non è detto che a vostro commento ci sia pronta risposta. Lo vorrei fare, ma non so se sarà possibile feisbooccare e bloggerare come dio comanda. Cercherò di fare il possibile naturalmente, ma è meglio mettere le mani avanti.
Grazie al cielo non tutti gli impegni sono sinonimi di rogne. Sabato scorso, per esempio ho partecipato a un corso tenuto da Alessio Valsecchi studiato appositamente per i redattori della casa editrice Edizioni XII e devo dire che ne ho tratto benefici sotto ogni punto di vista. Oltre ad aver avuto la possibilità di apprendere cognizioni tecniche preziose, ho potuto godere della compagnia di persone splendide.
Nota a margine,  segnalo che in questi giorni ho ricevuto altri tre Sunshine Award, uno da parte di Sekhemty , uno da parte di Ariano Geta e uno fresco fresco da Book and Negative. Ringrazio tutti naturalmente, sapere che nella  blogosfera  esiste gente che mi stima, mi fa andare al patibolo con la certezza che non mi spezzerò il collo.  

lunedì 24 gennaio 2011

Il libro più piccolo del mondo

Per la gioia di qualche mio amico blogger comunico che sono quasi agli sgoccioli con questi particolari “primati letterari”. Ormai sto raschiando il barile e se non  mi sogno qualche strano primato o se non interviene qualche santo a darmi un aiuto, presto dovrò chiudere questa rubrica. Naturalmente la chiudo perché non ho più record da segnalare, mica perché è fallita. Anzi, in realtà e andata stupendamente la rubrica, alcuni primati mi hanno veicolato molto traffico e anche come numero di commenti non mi lamento dei risultati.
Ora questo potrebbe essere l’ultimo post del genere – anche se non è detto che lo sia. 
In ogni caso oggi segnalo il libro più piccolo del mondo. Certo, in realtà, chiamarlo libro non ha molto senso perché stiamo parlando di un chip  integrato. Il “volume” si chiama  Teeny Tom from Turnip Town è si può leggere soltanto con l’ausilio di un microscopio visto che le sue misure sono di 0,07 per 0,10 mm! L’intera “vicenda” di Tom si svolge in uno spazio di 30 microtavole, che misurano dagli 11 ai 15 micron.

domenica 23 gennaio 2011

Febbre Gialla

23 gennaio 2016 – Che sia stata una settimana ricca di emozioni e fuor di dubbio, lo immaginavo. Però, mica avrei creduto che, una volta lasciato il rifugio, la vita sarebbe ripresa a girare come una trottola. Tutto è cominciato domenica scorsa, quando ho trovato la fossa comune vicina alla chiesetta di Biandino. 
Be’ non sono rimasto lì a farmi seghe mentali, naturalmente. Ho cercato di ordinare alla meglio quei poveri resti e prima del tramonto sono sceso a valle, a piedi. Ho visto una Jeep a un certo punto, ma ho capito subito che non ero in grado di guidarla su quella strada ghiacciata, così ho lasciato perdere ed ho proseguito con il cavallo di San Francesco. 
Ci ho messo due ore per arrivare a Introbio e quando sono entrato  in paese era buio e deserto. Neanche un cane per strada o un gatto se meglio credete. Niente. 
La prima cosa che  ho fatto è stata quella di entrare in un bar e cercare qualcosa da bere in cantina. Non lo so, avevo una voglia matta di Coca cola.  E sono stato fortunato, perché ne ho trovato diversi pacchi con decine di lattine ancora sigillate. Ora mi viene da ridere a scriverlo, ma sembra quasi che fossero lì ad aspettarmi. Poi, dopo aver riempito lo zaino e dopo aver preso un’accetta di quelle da pompieri, mi sono incamminato sulla provinciale in direzione di Lecco.
A metà strada mi sono fermato in uno stabilimento caseario e mi sono infilato in una di quelle grotte che usavano quando tutto andava per farci stagionare il formaggio. Era un po’ umido all’interno, ma per niente gelido come una notte al chiaro di luna  e ho passato tutta la notte di domenica e a parte del lunedì a mangiare gorgonzola, stracchino e a bere coca cola. Cercate di capirmi era un qualcosa che mi mancava da anni. 
Alla fine stavo male e probabilmente aveva sulla faccia delle muffe verdi, per non parlare dei rutti che echeggiavano in quella specie di labirinto sotterraneo, ma nessuno è venuto a disturbarmi e a crearmi problemi.
Me ne sono andato quando non ho più sopportato l’odore.
Alla sera, scendendo attraverso un sentiero, sono giunto a Lecco. Ho cercato qualche riparo e per caso mi sono ritrovato nei pressi di un vecchio centro commerciale. ho visto che c'era della gente e quando ho capito che si trattava di persone perbene e per nulla pericolose, mi sono mostrato. Abbiamo scambiato le solite battute di circostanza, le solite cose. Forse sarei rimasto con loro se non fosse emerso nel mio cervello il pensiero di Nick.
Be’ forse non è vero.
Forse me ne sono andato, perché tra loro, c’era una donna, un cesso della miseria. Adesso, una donna bella o brutta che sia, quando non si fa niente da qualche anno non fa differenza. Ma questa, porca miseria, secondo me, era un po’ ninfomane. Dopo dieci minuti che ero lì mi aveva già infilato la lingua in bocca e la saettava come quella di una lucertola. Credevo che volesse strapparmi le tonsille. E con le mani era una piovra. Mi ha infilato un dito addirittura in quel posto.  Una roba incredibile. 
Be’ che volete che vi dica. Me ne sono andato,  naturalmente. Che cavolo! Io ho sempre avuto paura di fare qualcosa con una donna che non conosco. Ho sempre avuto il timore di beccarmi l’Aids. Vi giuro che preferisco quasi farmi infettare da un Giallo, piuttosto che beccarmi qualche brutta porcheria da una puttana.

Il decimo capitolo

Milano: anno 2030. Baggio, dopo sette mesi, torna a casa per vendicarsi del compagno della madre che lo ha cacciato. Con lui c’è Nice, un ragazzo incontrato nei meandri della metro. La vendetta sembra a portata di mano, ma con dispiacere scoprono che l’uomo che vorrebbero eliminare  è assente, ma la madre, ormai del tutto fuori di testa,  li accoglie come se quasi nulla fosse accaduto. I ragazzi per qualche ora tornano a rivivere. Cenano, chiacchierano. Alla fine la madre di Baggio si addormenta. I ragazzi allora  approfittano della situazione per fumare un po’ di hascisc. L’euforia però si trasforma in paranoia e i due lasciano la casa dopo aver arraffato il possibile. Scendono in strada, ma la vista di una pattuglia della polizia li obbliga a un’avventurosa fuga tra i tetti sino alla stazione ferroviaria abbandonata di Sesto San Giovanni. Ci passano la giornata a dormire, fino a che un temporale li sveglia. Si mettono in marcia verso il centro dalla città, ma vengono intercettati da una banda di ragazzini carichi di brutte intenzioni. Tuttavia dopo qualche schermaglia i due ragazzi fanno amicizia con il gruppo appena incontrato. Mangiano e bevono in una sala d’aspetto abbandonata. Baggio si ubriaca e vomita. Viene condotto nel rifugio dei ragazzi appena conosciuti e qui giunto può finalmente riposare. Al risveglio, medicato e un po’ ristabilito, Baggio si trova di fronte Maria. Fa la sua conoscenza e lei gli dice che è stato Jim Morrison a curarlo.  Più tardi rientra Nice e lo conduce, attraverso i loculi sotterranei della città, in una palestra, dove ai piedi di un altare profano, tra un nugolo di ragazzini, è in corso uno strano rito. Assistono alla tortura di due balordi, tra i quali c’è un ragazzo. Sono i responsabili dello stupro di un paio di ragazzi del branco. Alla fine al più vecchio dei due viene fatto ingoiare un biacco vivo

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Un bel po’ di ragazzi iniziarono a urlare eccitati e Baggio si sentì immancabilmente attratto da quella sorta di follia collettiva. Osservò il ciccione annaspare alla ricerca d’aria come un pesce appena sottratto dall’acqua limpida di uno stagno e rise come un babbeo. Ma non fu il solo a farlo.  Soriano sghignazzava, mentre il corpo del balordo, nudo e ferito, non cessò un istante di tremare; sembrava che ci fossero delle pile alcaline ad alimentarlo e alla fine cozzò con la testa contro uno spigolo dell’altare.
Baggio osservò il balordo con lo stesso spirito con il quale avrebbe guardato un cane spiaccicato sull’asfalto da un'autoblindo. Mentre lo fissava, per qualche strano motivo si ricordò di aver visto in un libro la figura di un pitone che divorava un elefante e si chiese perplesso come ci si sarebbe potuti sentire con un biacco che si muoveva nelle proprie viscere. Pensò che dovesse essere terribile avere qualcosa di vivo nello stomaco e avvertì le proprie budella storcersi al solo pensiero di sentirle morsicate. Poi si domandò se il serpente sarebbe uscito vivo risalendo attraverso la gola o avrebbe scelto la via diretta verso l’ano. Dedusse che non dovevano esserci altre possibilità di fuga. Di sicuro, una volta uscito, lo avrebbero fatto inghiottire dall’altro farabutto. Era la fine che meritavano i bastardi di quella razza.
Baggio rise un’altra volta in modo sciocco e fatuo, poi si voltò a cercare con lo sguardo Nice tra i ragazzi in palestra. Adesso il salone andava sempre più riempiendosi e i ragazzi si accalcavano per assistere nel migliore dei modi alla tortura. C’erano almeno un centinaio di persone. La corsia centrale si era trasformata in uno stretto corridoio di passaggio e Baggio rimase sbalestrato dalla totale assenza di fanciulle.
Nice, in ogni caso, pareva a suo agio. Baggio lo studiò per qualche istante e vide quando un ragazzo del tutto indifferente alle torture in ballo, dopo essersi avvicinato, gli sussurrò qualcosa all’orecchio. Nice si fece serio e annuì con un cenno del capo dapprima, poi parve pensare tra sé, alla fine alzò la mano e, con una rotazione verso il basso del polso, ordinò a Baggio di avvicinarsi.
Baggio ubbidì. Si avviò verso l’amico, ma prima lanciò un’occhiata al ciccione. Si aspettava, da un momento all’altro, di rivedere il serpente uscire da qualche orifizio e non voleva perdersi lo spettacolo. Così si spostò sul linoleum che copriva il pavimento senza controllare i suoi passi, con lentezza, senza mai distogliere lo sguardo dal torturato. In questo modo inciampò e calpestò qualche piede un paio di volte, ma nessuno lo rimproverò.
«Ti stai divertendo?» gli chiese infine l’amico.
Baggio si fregò le mani sul petto e sorrise. «Divertendo no, però, mi piace la fine che gli stanno facendo fare? Dovrebbe subirla il mio patrigno.»
Nice indicò, con un cenno degli occhi, il ragazzo che lo aveva interpellato.
Il giovane li guardava con le braccia conserte, sicuro, ma senza boria. Indossava dei calzoni corti, rossi con delle tasche laterali sulle quali risaltavano, controluce, delle orrende macchie d’unto. Il ragazzo era rapato a zero e aveva una cicatrice che segnava a metà il suo cranio; era a torso nudo e i suoi muscoli pettorali parevano scolpiti nel marmo.
«Con il loro aiuto potremmo anche riuscirci» spiegò Nice. «Adesso, però, dobbiamo andare con lui.»
«Dove?»
«Jim,  vuole parlarvi» disse il ragazzo.
«Adesso?»
«Fossi in voi non lo farei aspettare.»
Baggio si ricordò di essere in mutande. Lo show era stato sufficiente a distoglierlo dalla realtà. Si grattò il braccio fasciato e arrossì. Aveva anche i piedi bagnati e quando se ne accorse si vergognò un poco: senza saperlo doveva aver calpestato la scia di bisogni del malcapitato balordo. Si ricordò di essere ferito e malconcio. «Mi presento così?»
«Indossa qualcosa di pulito, non ci vorrà un secolo per rimetterti in ordine.»
Baggio non disse nulla.
Nice assentì, sospinse l’amico per un braccio davanti a sé,  e si avviarono verso il fondo della palestra. Qualcuno vedendoli passare disse che lo spettacolo non era ancora finito e che non dovevano andarsene. Presto si sarebbe scommesso sul tempo che il balordo avrebbe impiegato a tirare le cuoia. Nice promise che sarebbero tornati in tempo per vincere.
Fecero il tragitto inverso di quello seguito appena qualche ora prima e seguirono il ragazzo che aveva contattato Nice. Il giovane si muoveva con disinvoltura e quando entrò nelle gallerie al buio continuò a camminare sicuro come se conoscesse a menadito i sotterranei e i loculi dell’intera zona. Non ebbe mai la necessità di utilizzare torce e altre forme di illuminazione. Ogni tanto si fermava, dava un’occhiata alle sue spalle e riprendeva a camminare senza pronunciare una parola. Sembrava in forma e allenato e soprattutto ben nutrito. Condusse i due ragazzi nello scantinato dove Baggio aveva passato la giornata.
«Maria!» urlò.
La ragazzina comparve sbucando da una specie di porta laterale ricoperta da una tenda a strisce multicolori, senza il bisogno di essere richiamata. Sorrise a Baggio, poi guardò il ragazzo.
«Dagli dei vestiti puliti e fallo lavare che puzza di merda» ordinò.
La ragazza annuì. Prese Baggio per mano e in silenzio lo condusse in un altro scantinato salendo una rampa di dieci scalini. Lo stanzone doveva essere appena sotto il livello della strada, perché oltre alla luce del tramonto che filtrava da un paio di piccole finestre, si sentivano anche i rumori di alcuni veicoli provenire da fuori.
L’interno era pulito e odorava di disinfettante; c’erano una sfilza di lavabo e lavandini, alcuni specchi a muro, degli armadi grigi in alluminio, una decina di gabinetti alla turca e alcune docce che a Baggio sembrarono quelle di una camera a gas vista una volta in un vecchio libro di storia.
In ogni caso si rilassò, riuscì finalmente a urinare e respirò un po’ di aria fresca, poi si avvicinò a un lavabo e aprì il getto d’acqua, intimidito dalla presenza di Maria che intravedeva riflessa in uno specchio di fronte. Era imbarazzato dalla sua presenza.
Dovette attendere qualche secondo prima di scorgere  il getto d’acqua uscire dal rubinetto. Poi l’acqua zampillò  prima a sbuffi improvvisi e poi continui. Baggio bevve un sorso d’acqua e si pulì le labbra con il polso. Si asciugò il polso sul torace, quindi afferrò un pezzo di sapone e si lavò la faccia, sfregando per bene il viso.
«Hai bisogno d’aiuto?» chiese Maria.
Baggio si vide il volto farsi viola nello specchio. «No!» rispose.
L’acqua era fresca e pulita e il ragazzo unì le mani e la raccolse e poi se la passò sul collo e rabbrividì appena sentì le gocce d’acqua scorrere sulla sua schiena. Gli mancò il respiro per qualche istante. Poi sorrise e si girò a guardare Maria.
«Ti fa male il braccio?» gli chiese Maria.
«No» rispose.
La ragazza sorrise e Baggio allora tornò a voltarle spalle, mise un piede nel lavabo e lo sciacquò. Poi si chinò ad annusarlo. L’odore che sentì lo obbligò a lavarlo di nuovo, questa volta usando il sapone. Lo fregò finché non fece un po’ di schiuma. Sollevò in piede e si passò la schiuma prima tra le dita e poi sotto la pianta cercando di restare in equilibrio. Poi sciacquò il piede e si dedicò alla pulizia dell’altro. Continuò sino a quando non senti altro che l’odore del sapone nelle sue narici.
 «Aspetta, vado a prenderti qualcosa da indossare» disse la ragazza, dopo avergli dato una salvietta.
Baggio sedette sull’orlo di un lavabo e si asciugò prima il collo e la faccia e poi piedi. Alla fine si mise la salvietta sulle gambe e pensò a Maria mentre aspettava che tornasse.
Era come sua madre. Però non sembrava appiccicosa. A dire il vero avrebbe voluto che fosse un po’ appiccicosa. Gli piaceva. Magari piaceva anche a Nice. Magari aveva un ragazzo. Lui era troppo piccolo per avere una ragazza. Però se un giorno ci fosse stata una ragazza avrebbe voluto che fosse come Maria.
Ora voleva che tornasse. Lei avrebbe voluto aiutarlo e lui le aveva detto di no. Era stato uno stupido. Non bisognava essere stupidi con le ragazze. Guardò verso la porta. Se fosse tornata prima che avesse finito di contare sino a trenta un giorno sarebbe stata la sua ragazza. Iniziò a contare guardando verso la porta di entrata ai cessi. Al dieci non c’era ancora nessuno. Al quindici sentì dei rumori e il suo cuore sussultò. Al venti pregò Dio di farla apparire e giunto a venticinque Maria apparve in cima alle scale.
Baggio sorrise.
Maria aveva le sue vecchie scarpe da ginnastica e dei vestiti tra le mani. Glieli porse. C’erano dei calzoncini in tela e una maglietta con sopra il nome di un calciatore. «Visto che ti piace il calcio, ti ho portata questa» disse la ragazza. «Spero vada bene.»
Baggio rise.
«Perché ridi?»
«Così.»
La ragazza lo aiutò a infilare la maglietta dal collo. Mentre l’aveva vicina Baggio l’annusò. Aveva un buon'odore Maria.
Rise un’altra volta.
«La smetti di ridere» disse Maria, ma pareva contenta anche lei stavolta. Poi gli diede un bacio sulla guancia. 

sabato 22 gennaio 2011

100 libri P.S.F.

È iniziato da appena una settimana e già le discussioni stanno rovinando il sonno a un bel po’ di persone…  Fzigerald, King, Harry Potter.  

E giù commenti su commenti. 

Insomma, bisogna convenire che quando nella testa del signor Gelostellato si accende un lampadina, l’alone che provoca illumina come il sole. 

100 libri P.S.F: un numero, un termine e un acronimo che sicuramente ci porteremo a spasso per i blog per tanto tempo, d’altro canto se l’idea di fondo del blogger friulano è quella di rompere le ossa alla classifica stilata dalla BBC  nel 2003 e farci sentire un po’ più figherrimi nelle conoscenze librarie, ci sarà ancora molto da divertirsi. 

Quindi non abbiate timori di sorta e, se ancora non lo avete fatto, immergetivi in questa nuova avventura. Per cominciare dovete dare un'occhiata al modus operandi e poi dovete assolutamente dire la vostra già sui cinquanta libri proposti. 

Coraggio e senza paura che lui ci guarda:-) 

venerdì 21 gennaio 2011

Siamo soli?

Uno tra i racconti di fantascienza più belli in assoluto che abbia mai letto è “Addio al padrone” di Harry Bates. Si tratta di una storia pubblicata la prima volta nel 1940 e tra le particolarità, oltre a quella di essere stata  usata come base per un film memorabile come “Ultimatum alla terra, mostra per la prima volta una razza aliena superiore al genere umano. Una lettura  di cui vado matto, ma non soltanto per meri motivi letterari.

La storia di Klaatu e Gnut riveste per me dei ricordi legati a un sogno indimenticabile  fatto una decina di anni fa, durante le vacanze. In quel periodo adoravo fare trekking e spesso mi fermavo a passare la notte in una baita nei pressi di un maggengo a qualche chilometro di distanza dal paese. Non c’era televisione né corrente elettrica, così  l’unica cosa che potevo fare era quella di leggere qualche fumetto alla luce di una lampada a carburo. Ogni tanto, però, mi portavo anche qualche libro.

Be’ successe  che una sera, forse complice la stanchezza,  dopo aver riletto “Addio al padrone”  andai a letto un po’ suggestionato e mi assopii come soltanto succede ai bambini. 

Dormii pesantemente, ma ricordo ancora adesso quando in piena notte udii Klaatu bussare alla finestra della baita suggerendomi quello che sarebbe stato il destino della razza umana.

Ora come ora, a distanza di anni, naturalmente non credo più a quel sogno. Con il tempo ho elaborato un racconto stravolgendo la parte e rendendola addirittura grottesca, però mi capita spesso di chiedermi, magari in un momento critico, se la fuori c’è qualcuno.

La curiosità mi spinge a chiederlo anche a voi, anche se mi rendo conto che  possa trattarsi di una cosa magari troppo personale da trattare in un blog. 
Comunque non mi dispiacerebbe conoscere cosa pensate al riguardo, in maniera spassionata e istintiva, ovvio.
Esiste qualche civiltà nello spazio, dal vostro punto di vista o siamo soli
E con noi, come si comporterebbe?  

giovedì 20 gennaio 2011

E due

Come si fa a non essere contenti di ricevere un premio, soprattutto quando chi te lo assegna è un blogger che stimi, invidi  (in senso buono) per la sua creatività e soprattutto  lo prendi ad esempio  professionale?  Non si può non esserlo e, dunque, anche se lo faccio con qualche giorno di ritardo, segnalo il ricevimento di questo secondo Sunshine Award. Un premio che mi è stato concesso da Alessandro Girola con la motivazione che ho più entusiasmo io come blogger che Berlusconi davanti a cento minorenni nude. 
Ora, lasciatemi dire che sono felice e orgoglioso di questo attestato che considero di stima, anche perché ho davanti un periodo di lavoro che si prospetta molto duro e ricevere un apprezzamento del genere non può che farmi bene e permettermi di affrontare il brutto della vita sapendo di avere una valvola di sfogo gradita. Certo, ora dovrò trovare il modo di portare avanti il riconoscimento e selezionare altri dodici blogger meritevoli e questo si preannuncia un lavoro tutt'altro che semplice considerando la qualità dei blogger che tendo a visitare. 
Vedremo!

Mattoni

Questo post è una telefonata in arrivo dall’ultimo articolo legato ai primati letterari. Lo ricordate no? Avevo segnalato il libro più pesante del mondo: naturalmente, intendendo il peso come forza esercitata dal campo gravitazionale. 
In questo caso, invece, la fisica non ha nulla a che fare. Ma siccome di libri pesanti in senso metafisico suppongo che tutti ne abbiamo “portati”, mi sembra quasi obbligata la scelta di lanciare un  post al riguardo. Qualcuno, commentando il post di lunedì, mi ha già accennato a qualche romanzo, ma non bastano nemmeno come antipasto purtroppo.
Così, ho cercato di aggiungere del mio. 
In effetti, ne ho portati diversi in vita mia, dai libri di scuola ai romanzi trovati per caso e ai saggi regalati… insomma, elencarli tutti è un’impresa titanica. 
In prima linea, forse potrebbe starci un saggio su Gertrude Stein e la sua scrittura. Un libro che non avevo capito per niente. A un gradino appena sotto ci potrebbe stare un saggio su Rimbaud e  quello lo avevo acquistato io, addirittura in edizione rilegata. Tuttavia il mattone per eccellenza in mio possesso. Quello che si becca la medaglia d’oro e quello relativo all’incipit che aggiungo in corsivo. Naturalmente è una scelta tipicamente soggettiva, ma visto che Gelostellato non l’ha ancora inserito nei primi 50 dei  100 libri P.S.F. può darsi anche che non sia soltanto colpa del mio metro di giudizio.

Il sole non era ancora sorto. Il mare  non si distingueva  dal cielo, solo che il mare era appena increspato, come una stoffa  aggrinzita…

Lo conoscete questo romanzo?
Indovinate e se volete mettere l’incipit di qualche vostro “mattone” in un commento J

mercoledì 19 gennaio 2011

Il Marlowe di Frank Spada sbarca in Egitto

A dicembre tra le storie che partecipavano al concorso “Dedica un racconto al tuo preferito” c’era un lavoro di Frank Spada. A spingere Frank a partecipare credo sia stato più un gesto generoso nei confronti del sottoscritto più che il desiderio di portarsi via il primo premio. Un gesto comunque che ho apprezzato, mi ha onorato e reso felice, al pari naturalmente di tutti gli altri partecipanti.
Tuttavia, il minimo che posso fare nei confronti di Frank, per ricambiare quel gesto, e quello di segnalare, con mio enorme piacere, che il suo secondo romanzo: “Dimmi chi sei, Marlowe” sarà uno dei libri italiani presenti alla Fiera Internazionale del Libro de Il Cairo - Egitto - (26 gennaio - 6 febbraio 2011). Il libro verrà esposto nello stand istituzionale della Regione Lazio nell'ambito del progetto “Immagine Italia - Il libro ambasciatore della cultura e del made in Italy nel mondo”.
Be’, in bocca al lupo Frank

martedì 18 gennaio 2011

Il computer questo sconosciuto

“Il cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto”. 
Se, come immagino, siete appassionati di un certo genere di fantascienza, avrete sicuramente riconosciuto, nella frase tra virgolette, l’incipit di Neuromante, una tra le opere di William Gibson. Un romanzo pubblicato nel 1984 che ha imposto al mondo, grazie anche al supporto di un’elaborazione teorica sviluppata da Bruce Sterling,  il genere cyberpunk
Un libro sensazionale per i tempi, capace di vincere per la prima volta tutti i principali premi nordamericani di genere. Insomma una nuova strada della fantascienza dove non è affatto difficile, in un’opera costruita secondo i canoni tradizioni  di un noir, incontrare termini diventati poi di uso comune nel gergo informatico.
Ora, sembrerà strano, ma pare che l’inventore di questo assurdo mondo futuristico legato indissolubilmente al computer, in realtà di informatica non ne masticasse tanta. Infatti, si dice, che soltanto quando è diventato famoso l’autore  abbia imparato a usare un computer, navigare in Internet e a destreggiarsi con le nuove tecnologie.
Non so se sia vero. Mi sembra molto difficile da accettare. Molto difficile. Tuttavia, trovo, in questa curiosità, una strana assonanza con i deliziosi post proposti in questi ultimi giorni sul blog di Davide Mana

lunedì 17 gennaio 2011

Il libro più pesante del mondo

Mi spiace, ma il libro detentore di questo primato letterario non è il mattone sul quale vi hanno obbligato a studiare. Non è neanche il libro che vi hanno regalato e che per fare buona figura vi siete impegnati a leggere, nonostante non appartenesse al vostro genere preferito. Niente di tutto questo. Oggi vi segnalo un primato letterario la cui pesantezza non è nella fantasia, ma bensì nel peso specifico: centoventi chili spiegano tutto.
è questo, d’altronde, il peso di un Atlante Fotografico, intitolato “Earth” prodotto dall’editore australiano Gordon Cheers. 
Il libro è stato presentato il mese d’ottobre scorso alla Fiera del Libro di Francoforte e ha bisogno, per la mole e per il peso, di tutta la vostra forza per voltare una delle centoventotto pagine. Dettaglio ridicolo, in confronto al fatto che per portarlo in giro, visto il peso, occorrono almeno tre persone.
Non è quello che vi aspettavate?
Be’ se per voi il libro più “pesante” lo considerate di un altro genere non dovete fare altro che segnalarlo.
Io, non ho nulla in contrario.

domenica 16 gennaio 2011

On the road again

16  Gennaio 2016 - Da ieri pomeriggio ho lasciato il sicuro rifugio tra le miniere sotto il Pizzo dei Tre Signori. Era inutile restare lì: invecchiavo, abbruttivo, diventavo inutilmente cattivo e stupido. Per qualche mese è stato la mia casa: ci ho mangiato, ci ho dormito, ci ho creato un cesso. Ho sognato di farci l’amore un paio di volte con un paio di donne senza volto e in più ci ho pianto e ci ho riso da ubriaco marcio. Ma alla fine ho deciso di andarmene, forse sollecitato dai commenti letti nei vari post da blogger che mi chiedono di mettermi in contatto - sempre che siano veramente degli esseri umani. D’altro canto mi sembrava di essere un naufrago rinchiuso in quella fogna umida e buia.
Così mi sono fatto coraggio. Ha raccolto le cose più importanti, il notebook e il necessario per farlo funzionare, un pacco di pile alcaline che utilizzo per un vecchio sony e via.
Sono tranquillo riguardo al freddo. Sotto delle braghe da sci, ho indossato una calzamaglia di lana nera, poi un pile e a coprire tutto una cerata marrone con stampata sulla schiena la mappa del Kakadù Australiano. Ritengo che, oltre a ripararmi dal freddo, possa servirmi anche da corazza protettiva in caso di attacco con armi da taglio, visto che con il grasso che contiene e rigida e spessa come una lastra di alluminio. Ah, la testa me la sono coperta con un passamontagna giallo: lo so che potrebbe far ridere se ci aggiungete un pizzico d’ironia, ma se ci pensate bene, fa ridere mica tanto.
Insomma sono partito dal rifugio verso le cinque, prima che facesse buio e ho risalito il sentiero sino alla sella in cresta. Non è stato semplice per via della neve e del sentiero ghiacciato; grazie al cielo mi ero attrezzato con dei ramponi da legare ai piedi, ma ho dovuto affrontare delle difficoltà impreviste e vi giuro che in un paio di occasioni  mi sono visto con la testa spappolata come un pomodoro in fondo alla valle. Paradossalmente è stato più semplice scendere dopo in Val Biandino. Una volta disceso i primi ripidi tornanti del sentiero, infatti, mi sono seduto sulla neve e mi sono fiondato a valle neanche avessi una slitta al posto del culo.
Poi, una volta a valle ho cercato un rifugio in qualche vecchia baita dei malgari, ma ho trovato tutto rovinato e alla fine non mi è rimasto altro da fare che spaccare un vetro della chiesetta alpina e ripararmi lì dentro, rannicchiato dentro un confessionale. Per cena ho mangiato una scatola di carne in scatola e mezzo panettone. Poi mi sono messo a nanna e ho dormito come un cammello.
Stamattina però ho avuto la sorpresa. Sarà stato per il buio, ma ieri sera non avevo visto e sentito nulla e non è stato piacevole scoprire tutti quei cadaveri ammucchiati vicino all’altare della cappella. Ho contato almeno una ventina di crani, piccoli e grandi. E poi ossa e corpi non ancora putrefatti del tutto. La mia supposizione mi porta a credere che debba esserci stata qualche strage lì dentro e, poi chi l’ha compiuta deve avere usato la chiesa come una fossa comune. Non so se si tratta di gialli uccisi da sani, o sani uccisi dai gialli, o gente sana uccisa da gente sana perché credevano di avere a che fare con gente sana infettata dai gialli. In fondo non mi frega niente di questo girotondo di situazioni. Domani partirò per Milano e tanti saluti ai bricchi innevati. Magari cercherò di rintracciare Nick e con lui proverò a cercare quella torre di cui parla Alex. Magari ruberò un elicottero e volerò in Inghilterra da Hell.
Mica mi frega qualcosa se mi abbattono, mica ho paura di crepare. Anzi forse se mi ammazzano mi fanno un piacere. Però è incredibile il fatto di non avere sentito la puzza di una persona in putrefazione. Non riesco a spiegarmi questo fatto, se non accettare la possibilità di essere marcio e insensibile sino al midollo.

Il nono capitolo

Milano: anno 2030. Baggio, dopo sette mesi, torna a casa per vendicarsi del compagno della madre che lo ha cacciato. Con lui c’è Nice, un ragazzo incontrato nei meandri della metro. La vendetta sembra a portata di mano, ma con dispiacere scoprono che l’uomo che vorrebbero eliminare  è assente, ma la madre, ormai del tutto fuori di testa,  li accoglie come se quasi nulla fosse accaduto. I ragazzi per qualche ora tornano a rivivere. Cenano, chiacchierano. Alla fine la madre di Baggio si addormenta. I ragazzi allora  approfittano della situazione per fumare un po’ di hascisc. L’euforia però si trasforma in paranoia e i due lasciano la casa dopo aver arraffato il possibile. Scendono in strada, ma la vista di una pattuglia della polizia li obbliga a un’avventurosa fuga tra i tetti sino alla stazione ferroviaria abbandonata di Sesto San Giovanni. Ci passano la giornata a dormire, fino a che un temporale li sveglia. Si mettono in marcia verso il centro dalla città, ma vengono intercettati da una banda di ragazzini carichi di brutte intenzioni. Tuttavia dopo qualche schermaglia i due ragazzi fanno amicizia con il gruppo appena incontrato. Mangiano e bevono in una sala d’aspetto abbandonata. Baggio si ubriaca e vomita. Viene condotto nel rifugio dei ragazzi appena conosciuti e qui giunto può finalmente riposare. Al risveglio, medicato e un po’ ristabilito, Baggio si trova di fronte Maria. Fa la sua conoscenza e lei gli dice che è stato Jim Morrison a curarlo.  Più tardi rientra Nice e lo conduce, attraverso i loculi sotterranei della città, in una palestra, dove ai piedi di un altare profano, tra un nugolo di ragazzini, è in corso uno strano rito.  

9

Il balordo calvo piangeva e la sua faccia era una maschera gonfia di lacrime e sudore dovuto al caldo che regnava in palestra. Il sangue, adesso, usciva a fiotti pure dal braccio e lui si agitava e tremava senza pause. Baggio provò dapprima della pietà, ma in un secondo tempo, osservando il bambino con le forbici in mano, dedusse che una fine del genere l’avrebbe augurata pure al suo patrigno. Non avrebbe avuto rimorsi con quel bastardo e sorrise quando il bambino afferrò di nuovo l’orecchio del prigioniero con una mano e lo tirò come se fosse un pezzetto di plastica o un’appendice fisica senza nessuna importanza. Il balordo si sforzò di liberarsi con continui strattoni, ma parevano reazioni istintive senza controllo. 
L’altro ragazzo intanto si lamentava in continuazione. Aveva la pelle grigia nella luce artificiale e cercava di scostarsi sul pavimento per evitare la scia di piscio e di sangue del compare; seguiva la traccia sul pavimento, si girava, strabuzzava gli occhi verso il gruppo di ragazzi che lo osservavano e si spostava lentamente, ma c’era sempre qualcuno pronto a tendere il filo che legava i suoi testicoli appena si muoveva più del necessario.
Baggio incrociò il suo sguardo. Scalzo e in mutande, con il braccio indolenzito e fasciato, si sentì imbarazzato al pensiero che il prigioniero potesse considerarlo come uno di loro; allora, voltò la testa e cercò tra i ragazzini la faccia di Nice nella palestra.
L’amico era a qualche decina di metri. Baggio lo vedeva confabulare con un paio di ragazzi: sembravano intenti a verificare cosa stesse combinando il bambino. A un certo punto, quando si vide squadrato, uno di loro alzò il pollice in segno di incoraggiamento e Baggio non impiegò molto a comprendere che lo stavano mettendo alla prova.
«Mi aiuti?» chiese intanto il bambino.
Baggio si girò a guardarlo. «Cosa devo fare?»
«Tienigli la testa.»
Baggio tornò a esaminare la situazione del balordo. Il sangue che usciva dal braccio pareva inarrestabile, ma ciò che più lo colpì fu l’odore che avvertì nel momento in cui si accostò vicino: non era causato dal sudore. Seguì la fonte del puzzo e notò la macchia di brodaglia marrone che fuoriusciva tra le cosce gonfie del poveretto: l’uomo si era appena defecato addosso. Baggio distolse lo sguardo  facendo una smorfia con il naso, fece qualche passo indietro, cauto, ma trattene a stento i conati in gola. Si rese conto che il balordo non era più in grado di controllarsi.
«Non avrai schifo per un po’ di merda» disse sicuro il bambino. «Facciamogliela leccare!»
«Come?»
«Hai mai visto qualcuno leccare la sua merda?»
Baggio si domandò cosa ci fosse nella testa di quel bambino. L’immaginazione della sua cattiveria sembrava senza fondo ed era incomprensibile se riferita all’età che doveva avere. Poteva comprendere la vendetta, ma in questo momento qualcosa stava superando il suo limite di sopportazione.
Il bambino, tuttavia, era intenzionato a proseguire. Girò alle spalle del ciccione, infilandosi nello spazio tra l'altare e la schiena del balordo, lo strinse alla gola con un braccio e lo trascinò all’indietro finché riuscì a rivoltarlo sui suoi stessi bisogni fisiologici. Gli rifilò un paio di calci nella schiena e gli sputò addosso, ma non riuscì a spostarlo e desistette quando probabilmente capì di poterlo muovere soltanto con l’aiuto di qualcuno. Si raddrizzò, appoggiò le mani sui fianchi e si mise in attesa e fu in quel lasso di tempo che Baggio udì la voce di Soriano.
Sentì la sua voce squillare perentoria sul fondo della palestra. Si girò allora e vide la sua figura avanzare al centro della corsia lasciata libera. Soriano era diverso da come lo ricordava: con il gel sui capelli, una maglietta a righe e un paio di occhiali da sole a specchio inforcati sugli occhi. Era seguito da alcuni ragazzi. Parevano delle guardie del corpo in miniatura, vestiti di nero, sbracciati e con una serie di tatuaggi disegnati sulle spalle. Baggio non ricordava di averli visti la sera prima. Uno portava un sacchetto di iuta.
Soriano avanzò tenendoli alle spalle, salutò i ragazzi a destra e a sinistra come un Papa, soltanto alzando una mano. Quando scorse Nice, si fermò, si tolse gli occhiali, pulì le lenti con i lembi della maglietta e scambiò alcune frasi che Baggio non percepì.
Poi Soriano si rimise di nuovo gli occhiali e proseguì  a passi felpati sul linoleum. Sogghignò incrociando lo sguardo di Baggio e alla fine si fermò vicino ai due prigionieri.
Controllò le loro condizioni tappandosi il naso con le dita della mano destra: prima esaminò lo stato del vecchio e poi fu la volta del ragazzo. Sorrise allora e mollò un buffetto tenero e affettuoso sulla guancia del bambino che in apparenza non voleva levarsi di torno.
«Basta piccolo» gli ordinò. «Tocca a noi grandi.»
Il bambino bestemmiò a voce alta e uno dei ragazzi che scortava Soriano lo spostò da parte spingendolo con un braccio. Il ragazzino questa volta reagì appioppandogli un bel calcio diritto negli stinchi.
Baggio rise e il ragazzino si girò e si scagliò contro di lui furioso. Non riuscì ad evitarlo e gli arrivò un ceffone tra il mento e la bocca e qualcosa di tagliente gli graffiò il labbro. Rimase imbambolato, poi si riparò dalla furia del ragazzino e alzò un braccio per parare il colpo successivo. Ma non accadde nulla. Uno dei ragazzi di scorta afferrò il moccioso e lo trascinò via tra le risa dei componenti del branco che si erano gustati la scena.
«Un giorno o l’altro quel piccolo Budda mi farà le scarpe» disse Soriano. Poi controllò il labbro di Baggio.  «Ti ha fatto male?»
Baggio mosse i muscoli della mandibola diverse volte. Alzò le spalle.
«Non sembri molto fortunato» proferì Soriano. «Da quando ti ho incontrato, hai subito soltanto botte. Ma imparerai a farti rispettare… Spostati adesso e guarda che fine fanno i bastardi!»
Baggio non disse nulla, si passò la mano sul labbro, poi guardò se aveva del sangue sulla dita della mano. Nel frattempo, con la coda degli occhi, spiò il comportamento di Soriano.
Lo vide infilare una mano nel sacchetto di juta che uno dei ragazzi trasportava. Il sacchetto si muoveva come se contenesse qualcosa di vivo, ma Soriano ci rovistò senza paura. Baggio si chiese cosa poteva esserci e quando notò la mano di Soriano uscire avvolta tra le spire di un biacco sussultò spaventato. Il rettile lo aveva morsicato alla mano, tra il pollice e l’indice, e si avvolgeva sul polso come un elastico bruno. Soriano tuttavia non se ne curò, afferrò il serpente per la testa e lo staccò dalla sua pelle con delicatezza, poi lo fece dondolare un paio di volte trattenendolo per la coda e con il braccio ben distanziato dal corpo.
Il biacco oscillò come un pendolo. Era lungo circa mezzo metro e non era più grosso del mignolo di Baggio. Aveva delle sottilissime striature verdastre longitudinali e sul capo risaltavano delle piccole macchie gialle. Doveva essere un piccolo della specie, ma non era per niente mansueto. La sua indole feroce e aggressiva lo spingeva di continuo a flettersi per colpire il suo incauto aguzzino.
«Voi vedere un serpente entrare in una tana?» chiese Soriano.
Baggio sorrise.
«La merda la sanno mangiare tutti, ma un uomo che inghiotte un serpente vivo non lo vedi neppure al circo! O non sai cosa è un circo?»
«Non sono mai stato al circo» ripose Baggio.
«Preparati, ciò che vedrai adesso, non lo dimenticherai mai più» disse Soriano, poi rise e gli agitò il biacco davanti agli occhi.
Baggio si ritrasse.
«Non è velenoso» spiegò Soriano sempre infastidendo il rettile. «Ma una volta dentro lo stomaco morderà quel pezzente dall’interno.» Alzò la voce a questo punto. «Ora osservate tutti la fine che fanno i bastardi.»
Subito dopo fece un cenno ai due ragazzi che lo avevano seguito dall’inizio. Sapevano cosa fare. Cercando di non sporcarsi, afferrarono il balordo e lo rizzarono a forza in ginocchio, uno per parte, sotto lo sguardo incredulo dell’altro disperato. Restarono lì a tenerlo in equilibrio, sospingendolo il più possibile verso l'altare.
A un certo punto uno gli colpì le reni con un calcio violento e il balordo mugolò. Guardò i suoi aguzzini, senza smettere di tremare. Con gli occhi sembrava implorare perdono, ma dentro di sé doveva immaginare la sua fine.
Quando gli fu tolto il bavaglio alla bocca respirò, piano e lentamente, un paio di volte, ma non emise un grido e neppure cercò di parlare. Osservò la folla di ragazzi nella palestra, poi diede un’occhiata al compare più giovane, ancora con la bocca legata da uno straccio.
Baggio  lesse il terrore negli occhi del balordo e il terrore divenne qualcosa di fisico e reale nel momento in cui spuntò un imbuto di plastica.  Uno dei ragazzi glielo infilò in bocca, mentre un altro, spostandosi alle sue spalle, gli mise una mano sulla fronte piegando la sua testa all’indietro.
Il balordo si trasformò in una figura grottesca, allora. Una figura sporca e imbrattata di feci, con un ridicolo imbuto infilato in bocca dalla parte stretta usata per incanalare i liquidi. Era trattenuto a forza e la sua testa aveva movimenti strani e incontrollati.
Poi Soriano, tenendo il biacco per la coda, prese la mira e lasciò che il rettile si aggrappasse all’imbuto. Lo guidò con la mano, evitando di farsi mordere, finché l'animale iniziò a scivolare attraverso il foro dell’oggetto. Poco alla volta il serpente sparì, come per magia, nella gola del disgraziato. 

sabato 15 gennaio 2011

Amico libro

Immagino sia capitato pure a voi di leggere un libro che con il tempo vi ha “plagiato” e poco alla volta, inconsciamente,  avete assunto come guida iniziatica nei confronti della vita. Provate a pensarci. Conosco persone che con Siddartha di Hesse al fianco hanno affrontato la loro adolescenza. Ho avuto a che fare con gente votata alla morte che a preso a vademecum esistenziale “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino". Ricordo una signora che girava con “Va' dove ti porta il cuore” nella borsetta e ogni occasione era buona per  levarlo, leggerne qualche passo e assumere sul viso un’aria compiaciuta, mortificando chi non era in grado di capire il vero significato recondito dell’epistolario. Come se non bastasse, durante il servizio militare un tizio mi aveva obbligato a studiare “Il gabbiano Jonathan Livingstone”. E non scomodiamo la miriade di libri religiosi.
Insomma potrei andare avanti all’infinito con gli esempi: dallo spirito più forte a quello più fragile, chi più chi meno, penso ci siano passati tutti. Magari soltanto per un giorno, ma sfido chiunque a dimostrarmi il contrario.
Naturalmente ci sono passato anch’io.
Ora non voglio sollevare una questione di mero carattere qualitativo sul valore artistico di un libro. Non si tratta di parlare di un libro particolarmente bello o geniale. Ho letto libri meravigliosi e continuo a leggere libri meravigliosi che mi lasciano addosso leggere scalfitture. Certo, andrebbe aggiunto che ormai ho raggiunto un’età in cui è difficile farsi imbambolare.
Ma l’American Psyco di Ellis, per qualche tempo mi ha proprio scombussolato. Più de "Il giovane Holden" e del "Tropico del Cancro". Per qualche annetto me lo sono trascinato addosso come un peluche per bambini. Avevo la copia in auto e tra una colonna e l’altra mi leggevo sempre qualche capitolo. Non so! Forse dipendeva anche dal lavoro che facevo. Allora ero socio in una società informatica e vendevo sistemi Cad. Viaggiavo con un’auto di lusso ed ero sempre ben vestito. Finiva uno Smau e ne iniziava subito un altro. Sempre in giro: un mondo folle,  superficiale e fasullo. Si parlava di soldi, di cene, di donne e di altre cose inutili. Per fortuna alla fine sono scoppiato ed ho cambiato lavoro.
Ho fatto bene, perché in caso contrario sarei finito come Patrick Bateman.

venerdì 14 gennaio 2011

Born to write

Avete presente “Il tredicesimo guerriero”? Si tratta di un film, a metà tra l’horror e l’avventura, tratto dal romanzo “Mangiatori di morte” di Crichton,  che ha tra gli interpreti principali Antonio Banderas. Un film grazioso, ma non è della pellicola in sé che voglio parlarvi. E neppure del romanzo. Però un particolare della storia lo voglio segnalare: nel film Banderas interpreta la parte di un principe, poeta e colto, esiliato e mandato a fare l’ambasciatore sul Volga. Incontrerà una banda di  Vichinghi e diventerà il tredicesimo guerriero nel titolo del film,  e tra le varie cose insegnerà a scrivere al loro capo Buliwyf.
Confesso che la voglia di apprendere a scrivere che caratterizza il Vichingo (il classico eroe tragico) hanno suscitato in me un qualcosa di poetico ed estremamente romantico, tanto che ora mi chiedo cosa sarebbe la mia vita se non avessi imparato a scrivere.
Non voglio dire che sono nato per scrivere come dal titolo, (lo penso, però) ma è innegabile che ritenga questa capacità forse una delle doti migliori in mio possesso.  In realtà non so neppure come e quando ho imparato di preciso a farlo. Con un po’ di fantasia riesco a vedermi seduto in un banco di prima elementare, con il grembiulino nero addosso, già autosufficiente. Ma proprio non ho in mente il punto di primo contatto vero e proprio con la scrittura. Sono convinto, tuttavia, che molti di voi sanno come e quando hanno cominciato a scrivere e muoio dalla curiosità di conoscere le vostre storie.

giovedì 13 gennaio 2011

Parole fastidiose

Qualche giorno fa, in auto, attraverso la radio, ho ascoltato una discussione di Bebbe Severgnini (almeno, credo fosse lui).  Ce l’aveva con alcuni termini in uso nella nostra lingua che dal suo punto di vista sviliscono le persone a cui sono riferiti. In realtà non avevo mai badato a queste parole, ma udendole quella mattina, devo dire che qualcosa di vero c’è. I termini da lui menzionati erano: patrigno, matrigna,  fratellastro e sorellastra. Sosteneva che si tratta di termini dispregiativi e che assolutamente devono essere banditi e sostituiti.  Il “mezzo fratello” o il “mezzo padre” che utilizzano gli inglesi, per Severgnini, sono senza dubbio più consoni.
Beh, adesso, non voglio fare questioni filologiche o etimologiche, e neppure invadere campi che non mi appartengono. Ma siccome questa cosa mi ha incuriosito ho deciso di scendere più terra a terra e chiedere se nella vita di tutti i giorni esiste qualche temine che vi crea fastidio e imbarazzo, o peggio ancora qualche idiosincrasia.
Io per esempio non tollero la parola lagrima… per me esiste solo la lacrima.

La macchina per le vacanze in casa

12 Gennaio 2037 – Volete fare un salto su qualche atollo delle Maldive nel pomeriggio? O meglio, vista la stagione, volete farvi una sciatina durante la pausa pranzo? Con ologramma “Quattro Stagioni” tutto questo è possibile. 
Basta code interminabili in autostrada, basta voli aerei con linee insicure ed esose. Al bando viaggi da tregenda novecentesca in ferrovia. Da oggi le vacanze si possono fare in casa o in uno spazio aperto qualunque. Vi sarà sufficiente un piccolo investimento, pagabile anche a rate, e in pochi giorni ricevete a casa uno strumento unico nel genere: economico, ecocompatibile e soprattutto salutare.
Potrete andare a pranzo e tornare in ufficio abbronzati. Potete bervi un Bellini all’Harry’s Bar di Venezia prima di ripresentarvi a casa da vostra moglie per la cena. Se lo desiderate potete pescare trote in un torrente della Navarra o partecipare a un safari fotografico in Kenia in totale sicurezza e senza rischi. Infatti, i programmi di scelta inseriti nell’ologramma sono innumerevoli e adatti a tutte le avventure. Per i più schivi e solitari ci sarà pure la possibilità di inserire una figura umana secondo le proprie esigenze sessuale ed estetiche e il  tutto senza rischi di malattie e truffe. 
Insomma, non perdete tempo e acquistate “Quattro Stagioni”.  Approfittatene. I primi venti a farlo saranno  sorteggiati per vincere una vacanza di quindici giorni in un Resort All Inclusive di Bali.

mercoledì 12 gennaio 2011

Che cosa hai letto nel 2010? Meme

Naturalmente anche il sottoscritto è caduto nel meme e scorrendo il mio blog-roll scopro che sono uno degli ultimi a farlo. Male! Molto male, perché questo particolare mi lascia come il tipo che perde al gioco dei quattro cantoni: senza cantone. Insomma che blogger coinvolgo adesso? A chi passo la palla visto che ormai sono stati tutti viralizzati?
Mi sa che Daniele, colui che mi ha coinvolto, lo ha fatto apposta e sapete cosa faccio io, ho messo il link del suo blog nel titolo, oltre che un bel banner in foto, così se le mie risposte non vi piacciono andate a lamentarvi da lui. Si tratta di domande sui libri in ogni modo, mica un compito in classe. Altra cosa, non ho copiato.

Quanti libri hai letto nel 2010?
34
Quanti erano fiction e quanti no?
31 romanzi/racconti
3 saggi
Quanti scrittori e quante scrittrici?
33 scrittori 1 scrittrice
Il miglior libro letto?
Pan - Hamsun
E il più brutto?
i tuoi occhi viola - Woodword
Il libro più vecchio che hai letto?
Le mille e una notte.
E il più recente?
Carnevale.
Quale il libro col titolo più lungo?
Il gioco delle perle di vetro – Hesse.
E quello col titolo più corto?
Pan – Hamsun.
Quanti libri hai riletto?
6
E quali vorresti rileggere?
Cavalli selvaggi, Moby Dick, Fiesta, ma li rileggo continuamente, quindi la risposta è un po’ fasulla.
I libri più letti dello stesso autore quest'anno?
2 - Lansdale
Quanti libri scritti da autori italiani?
14
E quanti dei libri letti sono stati presi in biblioteca?
Nessuno
Dei libri letti quanti erano ebook?
Be’ questi  non li ho contati. Almeno una decina, ma dovrei aggiungerli al totale 

martedì 11 gennaio 2011

Da Soldino a Tex Willer

Durante le feste appena trascorse mi sono recato in una baita che mia madre possiede a qualche chilometro dal paese, ci sono andato per soddisfare alcune richieste di ordine catastale e mi sono trattenuto lassù qualche ora. Si tratta di una baita, nulla di più, con la stalla recuperata e trasformata in cantina e toilette, un paio di brande per dormire, un tavolo per mangiare e un focolare per scaldare e cucinare. Niente altro, a parte qualche scultura in legno e in gesso del mio povero papà e quasi ottocento fumetti e giornalini. Sì,  e ancora tutti in buone condizione. Giuro, però, che appena un quindicina di anni erano almeno un migliaio.  D’altronde i fumetti, i giornalini come “Il Monello”,L’Intrepido” e "Lanciostory”, i libri d’avventura e i soldatini in plastica mi accompagnano da quando sono venuto al mondo.
Volete che non mi sia rimasto ancora qualcosa?
Dei soldatini, quasi niente, ma i fumetti, per la miseria, sono ancora lì. Sono spariti i primi: Soldino e Braccio di Ferro e qualche fumetto di guerra che mi piacevano tanto, tuttavia ne ho ancora una caterva.
Insomma, quel giorno dovevo aspettare un geometra per aiutarlo a rilevare delle misure volumetriche, così, mentre attendevo, ne ho approfittato per fare un conteggio di ciò che possiedo. La classifica e per numero di albi in possesso, ma si avvicina molto ai miei gusti.
1 – Tex Willer  (538- albi, quasi la collezione completa)
2 – Diabolik  (123)
3 – Mister No (36)
4 – Zagor (32)
5 -  Topolino (26)
Be’ che ne dite, tanto per  capire chi siamo e da dove veniamo, di aggiungere i vostri fumetti preferiti? Bastano i primi tre ?

lunedì 10 gennaio 2011

Lo scrittore più ricco del mondo

Questa classifica è sempre molto variabile, ma secondo l’ultima graduatoria stilata da Forbes, datata primo giugno 2010, alla testa degli scrittori che più guadagnano con le loro opere, in questo momento c’è James Patterson. L’autore ha infatti guadagnato negli ultimi dodici mesi, la bellezza di  settantacinque milioni di dollari, tendendo a debita distanza Stephanie Meyer e Stephen King. Patterson ha pubblicato qualcosa come settanta romanzi e con i cicli di Alex Cross e Maximum Ride ha letteralmente riempito le case di milioni di lettori. Tuttavia non tutti sembrano apprezzare le qualità dello scrittore, che si avvale per la realizzazione dei suoi romanzi di uno staff di coautori stipendiati da lui stesso. Ma è probabile che questo dettaglio non rivesti una così grande importanza altrimenti non si spiegherebbe il primo posto della classifica.

domenica 9 gennaio 2011

Stop e chiedo venia

Da diverse settimane,  la domenica mattina, più o meno verso quest’ora posto la puntata del romanzo “Noi siamo senza Dio”. Stamattina non ci sarà e chiedo scusa alle persone che si sono presi la briga di investire del tempo e leggere le varie puntate. Con alcuni di loro mi sono scusato in privato, ma con questo post voglio anche  scusarmi con coloro, che pur senza commentare, mi hanno fatto sentire in qualche modo il loro apprezzamento al lavoro. Purtroppo, ho ricevuto tre segnalazioni  (due email e un commento all’ottava puntata) che mi consigliano di togliere il romanzo dal blog. I motivi – non fraintendetemi, non parlo del valore e della qualità del romanzo, non sono così presuntuoso – sono i soliti: “Così non è protetto”, “Prima o dopo ti trovi un lavoro sulla falsariga di questo pubblicato da un’altra parte”, be’ considerazioni del genere.
Confesso che all’inizio, all’arrivo della prima email avevo sorriso e fatto spallucce (pensavo fosse qualcuno intenzionato a prendermi in giro, anche perché di dichiarava un agente di una casa editrice), ma ora si tratta del terzo messaggio e aggiungo che più volte ho manifestato di possedere un’ingenuità imbarazzante, quindi ricevere un consiglio in merito su come agire e comportarmi sarebbe molto importante. Sinceramente il postare a puntate lo trovavo molto utile: diverse ingenuità e pecche presenti nel romanzo mi sono state segnalate e interrompere la pubblicazione sul blog mi scoccia. Certo, probabilmente continuerò a farlo lo stesso in privato se chi mi ha aiutato mi darà ancora la propria disponibilità, anche perché intendo realizzare al più presto un ebook di questo romanzo, da pubblicare gratis naturalmente. Ma tornò a ribadire che sono a disposizione a prendere in considerazione qualsiasi  soluzione vogliate propormi di utilizzare. J

sabato 8 gennaio 2011

In cerca di Eva

8 gennaio 2016 –  Ci sono persone che trascorrono l’intera vita senza cambiare un’opinione. Mai! Crollasse il mondo continuano imperterriti a perseverare nelle loro fissazioni e nelle loro manie. Forse lo fanno anche adesso a dispetto dei Gialli e delle pandemie. Ne esistono atre, invece, a cui basta un battito di ciglia per stravolgere tutto. A me è bastato vedere, due sere fa, un vecchio film western del secolo scorso:  “Balla con i lupi”! Non so se lo ricordate. Non credo sia il caso che ve la racconti comunque.
Confesso che mi sono chiesto che fine abbia fatto l’interprete del film, ma a dire il vero non mi importa molto se ora è infettato o se fa parte della resistenza e si nasconde in qualche luogo tra le Badlands del Dakota dove aveva girato questo film. Non ha nessuna importanza questo dettaglio, d’altronde non è di Kostner e del film in toto che voglio parlarvi, visto che siamo finiti tutti in terre cattive.
Ma l’altra sera quel film, mi ha riproposto davanti agli occhi una sequenza che avevo dimenticato e che rivedendola mi ha scosso e costretto finalmente a reagire.
Non ha senso aspettare che i Gialli giungano all’imbocco di queste gallerie. Non ha senso aspettare che mi prendano. No, vado io ora a prenderli. Non possiedo una divisa d’ordinanza e neppure un cavallo fedele. Non ho una sciabola scintillante e neanche una bandiera a stelle a strisce.
Ma vado a prenderli. So che difficilmente potrò fare amicizia con i gialli come succede a Dumbar nel film con i guerrieri Sioux, ma è tempo di uscire e cambiare queste terre cattive.
Un po’ di merito in questa scelta, naturalmente, lo devo a Nick. Anche lui in un commento di lunedì mi ha consigliato di scendere a valle. Mi ha chiesto di avvicinarmi a Milano e studiare un piano per poterci incontrare, con lui e con qualche altro sopravissuto. Suppongo che lo farò, malgrado possa essere una trappola, perché nessuno, purtroppo, mi leva dalla testa l’idea  che anche il povero Nick sia rimasto infetto.
Ma è un rischio che devo correrò.
Non so cosa incontrerò in Valsassina. Ho letto sui blog che riesco a visitare di strane cose. So che la Brianza è un campo di battaglia e Milano e probabilmente è un merdaio di gialli.
In giornata, tuttavia, saluto il rifugio. Mi lavo, mi rado la barba in qualche modo, mi taglio i capelli, indosso quei pochi vestiti decenti che mi sono rimasti e scendo a valle. Saluto camosci e stambecchi e volo via, in guardia  e vigile come un eroico cavaliere antico.
E come un cavaliere antico andrò alla ricerca della mia Eva. Perché dobbiamo ritrovare la speranza e con questa ricreare un paradiso nuovo, pulito, sano e disinfestato da questi immondi Gialli.
E con la mia Eva rifarò una famiglia.
Sì! Creerò una famiglia e state certi che mio figlio non saprà mai di quei bastardi Gialli. 

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