giovedì 13 ottobre 2011

Il vino di Jay McInerney

Andare a ficcare il naso negli affari di qualche scrittore riserva sempre qualche sorpresa. Per esempio, io non sapevo che Jay McInerney fosse un intenditore di vini, talmente esperto da gestire una rubrica personale sul Chicago Tribune

Lo aveva lasciato dapprima alle prese con i suoi eroi incocainati de Le mille luci di New York e poi con le arti marziali di Riscatto, romanzo che mi ha impedito di proseguire l’interesse verso la sua scrittura.

Poi succede che uno decide di fare una dieta e la dieta gli impone come prima cosa di non esagerare con il formaggio e il bere (nulla di veramente preoccupante, ho soltanto esagerato un po’ negli ultimi tempi e ho bisogno di ringiovanire qualche anno) e così per farmi passare la voglia di aperitivizzare e sorseggiare un bicchiere di troppo, ho deciso di esorcizzare il problema ricercando qualche libro che parlasse di vini. 

Mi è capitato tra i piedi un articolo del buon Jay che inconsciamente mi ha permesso di realizzare questa splendida e originalissima top five. Io ho letto soltanto il primo di questi romanzi, stupendo e si parla parecchio di vino, gli altri non lo so, però insomma se non lo posso bere il vino me lo leggo.












4 commenti:

  1. Non ho letto i libri ma ho visto i film :) di Sideways e Un'ottima annata, apprezzati entrambi.
    L'anno scorso ho fatto un corso per abbinamenti cibo-vino (in vita mia mai più farò lezioni così interessanti, lo so) e qualcosa ho imparato.

    Guardando quei film, soprattutto Sideways, ho ritrovato parte degli insegnamenti ricevuti, non solo sulle tecniche per fare il vino ma sul rapporto con questa bevanda, troppo spesso intesa solo come "qualcosa di alcolico con cui accompagnare il pasto". L'apprezzare il vino con calma, diciamocelo, non si fa MAI. A tavola lo si ingurgita, spesso, e tra amici comunque è raro aprire una bottiglia buona e farla respirare per il tempo necessario (maestra insegna almeno 20 minuti per ogni anno di invecchiamento).

    Atteggiamento figlio di quel tutto e subito che è la nostra regola di vita, ormai, di un appiattimento generale del nostro rapporto con i sensi. Il vino si beve? Sbagliato, insegnano le storie che tu citi, il vino si guarda, si respira, si attende. Poi, magari, lo si assaggia.

    Tra l'altro ho fatto un mesetto fa un giro tra le vigne di una zona collinare non distante da Pordenone. Un trip, un viaggio di colori e profumi da perderci la testa.

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  2. @ Matteo: non ho parole, oggi sono stato a pranzo in Città Alta a Bergamo con mio fratello e la sua agente e ho provato a farlo respirare il vino, sì... alla faccia della dieta:-)


    @ Il pesce volante: grazie mille cercherò di passare più in fretta che posso dalle tue parti:-)

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  3. @ Ferru.
    Oh che bello un altro conoscitore di vini. ;)

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