venerdì 29 luglio 2011

Metodologia giapponese

Ho conosciuto, come scrittore, Haruki Murakami con il romanzo Sotto il segno della pecora. Erano gli anni novanta e ricordo che lessi delle pagine di anteprima sul quotidiano Il giorno (allora lo sfogliavo ancora) del romanzo che stava appena uscendo nella edizione italiana.

Il giornalista, non ricordo chi fosse, ne parlava molto bene.

Mi piacque ciò che lessi dell’autore. Mi piacque però ancora di più constatare che l’autore giapponese aveva quasi i miei stessi gusti narrativi. Amava Roma e il cibo italiano, oltre ai romanzieri americani della lost generation di cui era traduttore giapponese.
Naturalmente comprai il romanzo e lo lessi in pochi giorni, rimanendone affascinato.

Ora non vorrei esagerare ma in certi miei racconti c’è pure una certa sua influenza - poca ma c’è.

C’è di sicuro più similitudine nel ritmo usato per scrivere, visto che Haruki, come me, usa sempre lo stesso, senza interruzione: si alza alle 4 di mattina e lavora per 6 ore; al pomeriggio si fa la sua passeggiata, poi legge, ascolta musica e va a letto alle 21.

Dice che questa ripetitività si trasforma in una sorta di ipnosi che gli permette di ottenere una profondità d’animo difficilmente raggiungibile.
Rispetto a lui sono sfalsato di due ore, tuttavia sono anch’io molto metodico.

E voi che ritmi avete?

7 commenti:

  1. hahaha ma no Ferru non sei sfalsato, è il fuso orario! Più "fuso" che "orario" :P
    Ehm... ritmi? l'unica certezza è l'ora in cui entro al lavoro, e grosso modo l'ora di uscita: per il resto posso andare a letto alle 11 o alle 4 di mattina, dormire 9 ore come dormirne 3, mangiare alle 6 di sera, a mezzanotte o per niente...
    Ah no, un'altra certezza: il sabato e la domenica, se non mi hanno tagliato via un piede, me ne vado da 'sta città maledettissima e vado a casa. Piova nevichi o caschi il mondo.

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  2. Io non so come fai, ma rispetto la tua disciplina. Personalmente darei di matto più presto che subito. Non ho regole né metodo, sono istintivo e parecchio pigro, una tragedia… darmi una tabella di marcia sarebbe come darmi una dieta; l’inizio di una grassa risata.

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  3. @ Michela. tornare a casa è sempre bello, ti capisco:-)

    @ Giuda: ahahah:-)

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  4. Grazie ai turni lavorativi, sono scombinatissimo: posso lavorare di mattina; pomeriggio e notte , stare di riposo uno o due giorni (dipende sempre dalle turnazioni) e poi ricomincio. Posso lavorare Sabato; Domenica e festivi come no e poi godermi la gente che il Lunedì si alza incazzatissima per andare a lavorare.
    Quello che non cambia sono gli affetti, le amicizie, il fatto che ogni giorni cerchi di leggere qualcosa o di guardare qualche film o telefilm che mi piaccia o di rimanere aggiornato sempre e comunque.
    Insomma, fare cose, vedere gente...

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  5. Non ti ci facevo così metodico, Ferru!
    Comunque questi ritmi dimostrano che non c'è bisogno di tonnellate di ore per produrre bene, vince la qualità sulla quantità. Di certo non applicabile a tutto, ma 6 ore come si deve sono meglio di 10 a "fallo di canis".

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  6. @ Nick: corazon muy grande:-)

    @ occhio sulle espressioni: invece nella mia mediocrità sono un giapponese:-)

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  7. ammazzate, però lui è un genio :)

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