venerdì 1 luglio 2011

La polemica per il cinquantenario della morte di Celine.

Il primo luglio del 1961 moriva a Meudon, una cittadina a sud ovest di Parigi, Louis Ferdinand Celine, controverso scrittore e medico francese. La sua posizione anti-semita e filo-nazista ha scatenato polemiche violente in Francia in merito alla possibilità di inserire il cinquantenario della sua morte all’interno del programma delle celebrazioni del 2011.

Le cose stanno cosi: dapprima il ministro il Ministro della Cultura Francese del governo Sarkozy, Frédéric Mitterand, si era mostrato favorevole all’iniziativa, ma la posizione di Celine, autore di tre pamphlet sull’argomento Bagatelles per un massacro (1937), La scuola dei cadaveri (1938) e La bella rogna (1941)) ha scatenano immediatamente la polemica, cui è seguita la richiesta della revoca della celebrazione del 1 luglio da parte dell’avvocato Serge Klarsfeld, presidente del FFDJF.

Alla fine il Ministro Mitterand ha ritirato il cinquantenario della morte di Céline dal programma delle celebrazioni del 2011, dichiarando di aver giudicato incompatibile la figura dello scrittore e medico francese con i valori fondamentali della nazione della Repubblica.

Boh, non entro in merito alla faccenda. Mi limito soltanto a ricordare lo scrittore, ma non abbiate paura a dire la vostra.

15 commenti:

  1. Dico che bisognerebbe lasciarci alle spalle il passato. Ricordare lo scrittore non significa approvare le sue filosofie personali. Io ho due libri di Celine, Nord e Viaggio al termine della notte.

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  2. Purtroppo Celine ha fatto delle scelte umane a dir poco sconcertanti. Sarebbe ingiusto dimenticare la sua opera letteraria, ma celebrare la persona è effettivamente fuori luogo secondo me. Giusto tenerlo fuori da ogni cerimonia ufficiale.
    Per quanto riguarda i suoi romanzi, vengono regolarmente pubblicati quindi direi che non c'è alcuna censura, anzi.

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  3. mmm
    sono così avulso da ciò che è extra letterario che non mi sono mai posto il problema.
    Riesco a giudicare solo i libri e prima o poi il viaggio lo leggerò. Certo, non che mi stiano simpatiche le sue scelte, ma anche le polemiche sembrano costruite ad hoc. Sarebbe tanto facile non farle... comunque preoccupiamoci di quelli vivi che abbiamo in caso, e non dei morti di francia :)

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  4. Bravo Gelo, hai colto il punto. Ma adesso non montarti la testa :D

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  5. In realtà sono molto più vicino alla posizione di Ariano che a quella di gelo.
    Penso comunque che sia giusto pubblicare e leggere la sua opera, ma considerando i sei milioni di morti allora preferirei non festeggiare l'autore.
    Mi dispiace ma io la penso così.

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  6. Io credo che il concetto lo potremmo modernizzare così: comprereste un cd di Apicella pur sapendo chi gli scrive le canzoni?

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  7. Mah, io penso sempre che l'uomo e l'artista siano due cose ben differenti. Il ricordo per Celine è per le sue opere e non di certo per le sue idee, che per quanto sbagliate, sono sempre idee di un libero pensatore.

    A proposito di libero pensare... mobilitiamoci! Qui stanno cercando di farci la pelle:
    http://diodissekung.blogspot.com/2011/07/niente-di-buono-sul-fronte-occidentale.html

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  8. Insomma vedo che le posizioni sono contrastanti, e ringrazio tutti per aver commentato. Credo sia una questione piuttosto delicata:-)

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  9. Céline non è scrittore da commemorazione statale. Ne avrebbe sofferto con tutto il cuore. Céline è diventato un classico entrando dalla porta di servizio, visto che tutto ciò che ha scritto è anti-letterario.
    Meglio che le cose siano andate così, metterà curiosità addosso a qualcuno che non l'ha ancora letto.
    Non escludo che l'operazione nel suo complesso possa esser stata condotta a fini commerciali.

    ciao

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    1. D'accordo,Céline è un lupo solitario e i suoi pamphlets furono follie.
      Ma nella pratica nessuno ricorda, tranna gli ebrei stessi, che da medico stilò non pochi certificati falsi per salvarli.
      Molti ebrei più intelligenti di Klarsfeld lo difesero, capendo la differenza fra forma e sostanza.
      Detto questo, Bagatelles resta un libro in molti punti illeggibile, per quanto stilisticamente grande come sempre.
      Va comunque ricordato che stiamo parlando de uno deil più grandi scrittori del dopo- Kafka, e comunque di uno che ha pagato caro e amaro le sue follie , diversamente da tanti tromboni di dinistra che idolatravano Stalin, la pasta del quale invece Céline capì subito.
      Per come è stato punito e ostracizzato, questa era l'occasione per la Francia di dimostrare una intelligente "scorrettezza politica" e risarcire il suo più grande scrittore.
      Quindi, distinguere fra celebrazioni e commemorazioni in questo caso è la lana caprina dei mediocri.

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  10. Be' era un "testone" a modo suo e quindi la tua tesi è del tutto plausibile
    grazie del contributo e benvenuto:-)

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  11. Se vogliamo parlare di letteratura non possiamo tacere che insieme ad Alfred Doblin (Berlin Alexanderplatz) e al nostro Carlo Emilio Gadda (La cognizione del dolore, L' Adalgisa, Il pasticciaccio ecc.), ma soprattutto proprio grazie a lui, Céline è stato protagonista di un epocale rinnovamento della letteratura europea. Viaggio al termine della notte, Morte a credito e la Trilogia del nord sono opere uniche nel panorama mondiale celebrate da successivi scrittori di grandissima caratura come Bukowsky e anche da notevolissimi autori ebrei come Philip Roth e Mordechai Richler. Questa sarebbe stata un' occasione per conoscere meglio la controversa figura di Céline e forse scoprire la sua autolesionistica componenente anarchica che lo faceva comunque sembrare perennemente fuori posto. Per me valgono più di tutti i giudizi di gente come Roth che asserisce come la vita privata non possa comunque oscurare la qualità letteraria di chicchessia (in proposito potremmo citare numerosissimi esempi), oppure di Bukowsky in linea col suo carattere dissacrante che, più volte chiamato dalla moglie mentre era intento nella lettura del "Voyage", rispondeva stizzito :
    - Lasciami stare, sto leggendo il più grande scrittore del mondo! -
    e lei di rimando :
    - Ma non eri tu? -
    - Mi sbagliavo, sono il secondo! _

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  12. Grazia Michele ottimo contributo, i nome a cui accenni sono autori di opere essenziali:-)

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  13. Ciao a tutti! Sull'argomento segnalo da "Il Giornale" del 30 giugno 2011:

    Tra le iniziative editoriali che ricordano i cinquant’anni dalla morte di Louis-Ferdinand Céline (nato nel 1894 e morto il 1° luglio 1961), la più importante è senza dubbio la pubblicazione delle lettere dello scrittore alla stampa collaborazionista francese fra il 1940 e il 1944: Louis-Ferdinand Céline, «Céline ci scrive - Le lettere di Louis-Ferdinand Céline alla stampa collaborazionista francese, 1940-1944» (Edizioni Il Settimo Sigillo, pagg. 240, euro 25; info@libreriaeuropa.it, tel. 06.3972.2155). Curato da Andrea Lombardi, il libro ha una lunga prefazione – di cui anticipiamo in questa pagina una parte – di Stenio Solinas, firma storica del «Giornale». Tra i temi toccati da Céline in queste lettere-articoli «maledetti», tutti tradotti per la prima volta in italiano, alcuni sono più «urticanti» (il collaborazionismo, Vichy, gli ebrei, il razzismo, come nel lungo articolo-intervista a Jamet o la lettera dove lo scrittore auspica una divisione etico-etnica nord-sud della Francia), altri sono invece più letterari (contro Proust, contro Peguy, la lettera a Théophile Briant…). Nel volume sono anche riprodotte le pagine originali delle ormai introvabili riviste e quotidiani dove apparvero gli scritti tradotti, mentre le appendici comprendono anche la risposta di Céline alle accuse della Procura francese, il ricordo di Karl Epting, un testo sulla cultura politicizzata della Sinistra in quegli stessi anni, uno sui rapporti tra gli intellettuali francesi e tedeschi, e numerose fotografie.

    Recensione completa qui: http://lf-celine.blogspot.com/2011/06/razza-e-nazismo-ecco-il-celine.html

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