domenica 6 febbraio 2011

Nei panni di Omero

6 febbraio 2016 – Da quindici giorni non scrivevo nulla. Non leggevo neppure i post degli altri sopravissuti. A Lecco mi hanno rubato il computer e ho cercato solo di mettere in salvo la pelle ed evitare i guai. Quando sono giunto a Linate per incontrare Nick, dopo aver attraversato la Brianza come un cane randagio, non mi sentivo neanche un essere umano. C’era soltanto la mia sopravvivenza in gioco e vi giuro che quasi ammazzo quel caro ragazzo di botte.
Poi è stato tutto un girotondo, un girotondo di eventi che mi ha dissuaso dal desiderio di rubare un elicottero e cercare di salvare Ariano e Piscu, visto che mi avevano contattato in precedenza.
Mi è successo di tutto: gialli, Inglesi, balordi… una rogna dietro l’altra.
Non avrei mai creduto che tornare a vivere con la gente significasse questo martirio di esperienze. Stare male per qualcuno, piangere di nascosto per qualcuno. Prendere botte e rifilarle.
Certo non tutto è andato al contrario. Nel gruppo di Nick ho avuto occasione di conoscere una ragazza. Anna, si chiama. Non ve la descrivo, perché le persone in questa desolazione non sono più quelle che erano. La sofferenza ha stravolto l’aspetto fisico e la bellezza si può cogliere soltanto perdendosi nella profondità degli sguardi di chi si osserva.
Lei è così
Mi rilassa averla vicina, forse mi ama e il suo amore mi spinge a non temere i miei sentimenti.
Così faccio delle cose strane. Come ho fatto ieri sera. Una cosa che mi ha commosso.
Non so come è accaduto, come è potuto succedere, ma a un certo punto mi sono trovato al centro di un mucchio di bambini e ho improvvisato una storia. Ho chiuso gli occhi per un momento e quando li ho riaperti ho immaginato di essere Omero.
Ho raccontato a quei bambini una specie di Odissea, cambiando i protagonisti naturalmente. Loro mi ascoltavano disarmati e ridevano entusiasti ogni volta che facevo una smorfia con il viso. Battevano le mani ogniqualvolta mi alzavo e sbattevo come un attore provetto sul palco.
Recitavo poesie e inventavo storie mitiche e intanto piangevo dentro. Coglievo negli occhi di quei bambini un desiderio di fantasia che non hanno mai potuto vivere. Un desiderio di speranza scomparso inesorabilmente dal cuore di noi vecchi.
Ecco.
Non so se quai bambini avranno la possibilità di soddisfare i loro desideri.
Nel marciume in cui mi trovo non so proprio.
Ma lo spero.


12 commenti:

  1. Nei panni di Omero ti ci vedo bene ;)
    Bella puntata.

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  2. Sì, sì, a parte la parte la barba:-)

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  3. Eccolo là Omero e Shakespeare in un colpo solo. ;)
    Visto che bel ruolo che ti ho trovato?
    Hai intenzione di fare un colpo di scena ?
    Sono curioso, ricordati comunque che il finale della nostra storia avviene nel 2036.
    Ciao fratello.

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  4. Ahahah grazie Nick farina del suo sacco:-)

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  5. Dimenticavo cliccando sul titolo c'è un video musicale:-)

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  6. Bel post, malinconico e credibile :) Carina l'idea di un novello Omero ^_^

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  7. Un piccolo lume di speranza anche qui, come nei finali di Angelo e Alex. Evidentemente ancora c'è fiducia nel futuro.

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  8. Trasmettere ai bambini un'emozione è qualcosa che non ha bisogno di essere commentata...
    Complimenti Ferru

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  9. Comunque, la canzone è azzeccatissima col testo.
    Bravo.

    ;)

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  10. @ Marina: grazie e benvenuta:-)

    @ Ariano: la speranza come sempre è l'ultima a morire:-)

    @ Mark: il mio post finale sarà per i bambini:-))

    @ Hell: un bravo da te è molto più di una pacca sulle spalle:-)

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  11. Vivere con la gente è veramente faticoso...hai ragione...ma ci sono tante persone belle che ci ricordano che vale la pena di vivere non solo come degli "eremiti": cla tua Anna e tanti bambini curiosie ed entusiasmti le anime dpiù belle di questo mondo che va deteriorandosi nei sentimenti e nei pensieri.

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