domenica 6 febbraio 2011

L'undicesimo capitolo

Milano: futuro imprecisato. Baggio, dopo sette mesi, torna a casa per vendicarsi del compagno della madre che lo ha cacciato. Con lui c’è Nice, un ragazzo incontrato nei meandri della metro. La vendetta sembra a portata di mano, ma con dispiacere scoprono che l’uomo che vorrebbero eliminare  è assente, ma la madre, ormai del tutto fuori di testa,  li accoglie come se quasi nulla fosse accaduto. I ragazzi cenano e chiacchierano con lei e quando lei si addormenta, i ragazzi fumano hascish. 
Dopo aver arraffato il possibile lasciano la casa. Scendono in strada, ma la vista di una pattuglia della polizia li obbliga a un’avventurosa fuga tra i tetti sino alla stazione ferroviaria abbandonata di Sesto San Giovanni. Ci passano la giornata a dormire, fino a che un temporale li sveglia. Si mettono in marcia verso il centro dalla città, ma vengono intercettati da una banda di ragazzini carichi di brutte intenzioni. Tuttavia dopo qualche schermaglia i due ragazzi fanno amicizia con il gruppo appena incontrato. Mangiano e bevono in una sala d’aspetto abbandonata. Baggio si ubriaca e vomita. Viene condotto nel rifugio dei ragazzi appena conosciuti e qui giunto può finalmente riposare. Al risveglio, medicato e un po’ ristabilito, Baggio si trova di fronte Maria. Fa la sua conoscenza e lei gli dice che è stato Jim Morrison a curarlo.  Più tardi rientra Nice e lo conduce, attraverso i loculi sotterranei della città, in una palestra, dove ai piedi di un altare profano, tra un nugolo di ragazzini, è in corso uno strano rito. Assistono alla tortura di due balordi. Sul più bello, però, vengono ricondotti in camerata da un ragazzo rapato a zero che ha l’ordine di rimetterli in ordine  e condurli da Jim. Baggio viene aiutato nella toilette da Maria, la ragazza gli fornisce degli indumenti puliti e prima di salutarlo, inaspettatamente, gli rifila un tenero bacio sulla guancia. 


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La maglietta da calciatore era di una misura più grande, però nascondeva per buona parte la fasciatura attorno al braccio. I pantaloni invece gli stavano bene; erano leggeri, grigioverdi e avevano delle tasche laterali che si aprivano con delle  cerniere a strappo.
Ora la fasciatura si era bagnata durante la toilette, ma Baggio supponeva che presto l’avrebbe tolta, perché non sentiva né dolori né prurito. Il bendaggio attorno alla gamba invece gli arrecava ancora del fastidio; non gli faceva male, ma  tornando in camerata si rese conto che trascinava il piede sinistro come uno storpio. Magari dipendeva dalle vecchie scarpe da ginnastica che portava, ma era ridicolo e quando scorse Nice si vergognò un poco.
L’amico l’aspettava nel corridoio tra una fila di brande e l’altra. Stava fumando qualcosa con il ragazzo che li aveva accompagnati di ritorno dalla palestra. Erano in piedi e l’odore di erba bruciata si diffondeva nello scantinato in maniera inconfutabile.
Baggio sorrise, due eventi favorevoli nel giro di pochi minuti erano una manna. Quasi non credeva a ciò che stava succedendo. Prima le cure di Maria  e adesso uno spinello di marijuana. Avrebbe voluto chiedere a Nice informazioni riguardo alla play station e allo zaino, ma non resistette. Si avvicinò ai due  ragazzi come una iena appresso a una carogna.
«Cosa hai al posto del naso?» chiese Nice.
Baggio sogghignò. «Passa, dopo quello che ho visto, ne ho bisogno!»
«Non sei un po’ piccolo?» domandò l’altro ragazzo.
Non era piccolo per niente, pensò Baggio. Fumava da più di un anno e Maria lo aveva appena baciato. «Piccolo sarai te!» gli rispose.
Il ragazzo assunse un’espressione divertita sul volto.  Si grattò la testa rapata. «Non darai i numeri di fronte a Jim?»
«Il tuo Jim mi fa un baffo!» disse Baggio.
Il ragazzo si rivolse a Nice.  «Ehi, è un vero duro l’amico!»
«Fammi fumare e smettila!» disse Baggio.
Il ragazzo aspirò la canna un paio di volte, poi guardò Baggio. Gli porse la canna, ma appena Baggio fece per prenderla ritrasse la mano e la passò a Nice.
Nice rise, l’afferrò e si guardò attorno. Aspirò una volta, socchiuse gli occhi ed espirò il fumo verso l’alto, mentre Baggio lo guardava sconcertato. Quando riaprì gli occhi ripassò lo spinello al ragazzo rapato. Fecero il giochetto un paio di volte.
«La finite?» sbottò Baggio.
«Tieni» disse Nice passandogli lo spinello. Rise. «Hai sofferto abbastanza.»
Baggio prese la canna tra il pollice e l’indice, mise in bocca il filtro artigianale e risucchiò il fumo attraverso i denti. Il suo palato si riempì di un aroma dolciastro. Inghiottì il fumo, ma non mollò la canna. La spostò tra l’indice e l’anulare e aspirò come avrebbe fumato una sigaretta, ma si accorse immediatamente di essere alla fine del filtro.
«Bastardi!» disse.
«Appena avete finito da Jim, ne fumiamo un’altra. Ora seguitemi!» disse il ragazzo.
«Dove dobbiamo andare?» chiese Baggio.
«Jim vi aspetta» disse il ragazzo, prima di dirigersi verso il fondo dello scantinato usato a dormitorio.
Baggio e Nice lo seguirono: Baggio con il filtro dello spinello ancora acceso in bocca. Lo buttò  a caso, in terra, dopo pochi passi.
Imboccarono un piccolo cunicolo laterale, nascosto da una botola sulla destra, appena fuori dalla camerata. Percorsero una decina di metri, poi si infilarono al buio in un tubo di cemento di qualche metro di diametro. Per attraversarlo dovettero chinarsi sulla schiena. Avanzarono come ragni per una ventina di metri a tentoni e quando l’oscurità fu completa, il ragazzo che li precedeva accese una torcia elettrica.
Scesero a un livello inferiore usando una ripida scala con i pioli di ferro. Una volta sul fondo voltarono a destra e proseguirono seguendo quello che doveva essere il canale di una fogna.
«Bisogna fare sempre questa strada per andare da Jim?» chiese Baggio: la sua voce risuonò in quella specie di tunnel.
«No, Jim vuole che tutti ne siano a conoscenza, ma lui non è mai passato da questi parti!» ripose il ragazzo.
«Mi sono appena lavato e cambiato, ma non sentite questo odore?»
«A me piace l’odore della merda» disse Nice. «Assomiglia all’odore del cacao. Mi piace il cacao.»
«Tu sei fatto come un cammello» disse Baggio.
Nice rise e la sua risata rimbombò nel tunnel.
Continuarono a camminare, sempre seguendo il corso delle fogne. Ridevano in continuazione. Baggio non capì per quanto si addentrarono in profondità. Lo considerò un effetto della marijuana. Sentiva i rumori accentuati e un paio di volte si spaventò intravedendo nell’alone creato dalla torcia elettrica le gigantesche ombre dei ratti. Poi scorse delle luci segnaletiche rosse in lontananza, il tunnel che stavano seguendo allora si allargò e confluì in un’altra galleria più grande. Baggio notò nella luce della torcia il luccichio dei binari d’acciaio. Si trattava della linea metropolitana.
Stavano dirigendosi verso sud. Forse stavano andando verso Loreto. Ma non era esattamente sicuro del luogo in cui si trovava. Negli ultimi due giorni le cose stavano prendendo una piega talmente diversa da ciò che si era prospettato, che tutto sembrava far parte di un sogno. Sperava solo che Nice non facesse idiozie.
Non voleva tornare al museo. Era come una prigione. Mai più un luogo simile. Tra poco avrebbe incontrato il famoso Jim Morrison e sarebbe rimasto con lui. Forse si era innamorato di Maria ed era per questo che voleva restare. Si chiese come mai lo avesse baciato. Che strano, pensò. Si toccò la guancia dove lei lo aveva baciato. Passò le dita sulla guancia e poi le baciò. Pensò a cosa aveva provato. Non lo ricordava: colpa della marijuana.
Adesso sperava che Maria non fumasse. Le ragazze che fumavano finivano sempre per concedersi facilmente.  Non era un bel vedere. Anche i maschi lo facevano, ma per i maschi era diverso.
Una volta aveva fatto delle marchette con Nice ed era stato divertente. Era stato pagato per toccare il pene di un signore. Mai incontrato un uomo così maiale in vita sua. Quel maledetto lo aveva pagato soltanto per farsi toccare e per poi potersi strusciare addosso. Baggio per un po’ era stato al gioco, lo aveva palpeggiato per  farglielo indurire senza neppure pensarci veramente, in fondo i soldi facevano comodo. Ma quando l’uomo aveva sbottonato e calato i calzoni e gli aveva mostrato quell’affare diritto davanti agli occhi e lo aveva invitato a succhiarglielo, si era impaurito.
C’era anche Nice per fortuna e ricordava come lo avessero riempito di botte in seguito. Si erano divertiti a massacrarlo di calci e di pugni e alla fine gli avevano sottratto i soldi. Lo avevano spogliato e lasciato nudo in mezzo al parco dietro il museo, quel vecchio finocchio. 
«Fermi!» ordinò il ragazzo.
«Che c’è?» domandò Nice.
«Treno in arrivo!» disse il ragazzo e spense la torcia.
Baggio si accostò a Nice, appoggiandosi contro la parete del tunnel. Cercò di capire da che lato il convoglio potesse giungere, guardando prima a destra e poi a sinistra. Non colse nessun segno. Poi sentì un rumore simile a un ronzio. Subito dopo vide due fari sbucare in fondo al tunnel alla sua sinistra e in un attimo davanti ai suoi occhi fu un susseguirsi di luci e finestrini a velocità folle. Si sentì risucchiare il respiro e avvertì qualcosa che lo strappava dalla parete e cercava di trascinarlo lontano. Fu la mano di Nice a tranquillizzarlo e quando gli ritornò il respiro in gola il treno era sparito alla sua vista, assieme  al risucchio dell’aria.
Ora aveva gli occhi lacrimanti e impiegò qualche istante a riprendersi. Il cuore gli scoppiava in gola e le gambe tremavano senza controllo. Poi, la voce del ragazzo rapato lo riportò  alla realtà. «Possiamo ripartire» disse.
«Manca molto?» chiese Nice.
Lui non riuscì a dire una parola.
«Cinque minuti e siamo arrivati» spiegò il ragazzo,  riaccese la torcia allora e puntò il fascio di luce sul viso di Baggio «Allora, ti è piaciuto il giro sull’ottovolante?»

continua

6 commenti:

  1. Letto anche questo.Complimenti.

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  2. Grazie Nick... i vostri commenti mi stimolano a proporvi il meglio:-)

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  3. Mi associo a Nick. Intrigante questa storia. Soprattutto quando l'aiutante curatore è Jim Morrison. C'è un errore di scrittura in "hascisc". Si scrive "hashish"..però va bè..dettagli ;-) Giacomo

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  4. Bello anche questo capitolo, procede rapido e con pezzi forti che fanno calare il lettore in quell'ambientaccio :D

    Sicuramente è un po' autobiografico :)))

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  5. @ Boh, Daniele si scoprirà più avanti,
    guarda che io sono un po' un mistificatore:-)

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