martedì 8 febbraio 2011

Le 13 regole di Chuck Palahniuk

Il desiderio di essere uno scrittore mi ha sempre condotto a cercare informazioni sul meccanismo di lavoro che utilizzano i “colleghi” affermati.  Spesso mi basta essere in simbiosi con uno soltanto dei punti segnalati nei loro articoli  per infondermi sicurezza e quant’altro. In realtà gli scrittori che si prodigano dando consigli sulla loro arte non sono pochi. Qualcuno lo fa, magari pubblicando un testo di scrittura creativa (a tal proposito  avevo postato alcuni mesi fa un articolo che presentava “Il mestiere dello scrittore” di John Gardner), qualcun altro lo fa in maniera del tutto spassionata. Oggi, per cominciare, vi segnalo queste tredici regole minimaliste di Chuk Palahniuk.
Io le ho schematizzate di seguito, ma se lo desiderate potete scaricare l’intero documento Pdf semplicemente utilizzando questo link di download.

A voi il compendio:

Numero Uno: Quando non avete voglia di scrivere, programmate un timer da cucina su un’ora (o mezz’ora) e sedetevi a scrivere finché suona il timer. Se ancora odiate scrivere, siete liberi dopo un’ora. Ma normalmente, giunti al momento in cui suona il timer, sarete così coinvolti dal vostro lavoro, vi piacerà così tanto che continuerete.
Numero Due: Il vostro pubblico è più intelligente di quanto crediate, quindi non abbiate paura di sperimentare con strutture narrative o salti temporali.
Numero Tre: Prima di sedervi a scrivere una scena, rimuginatela nella vostra mente e chiarite a voi stessi lo scopo di quella scena.
Numero Quattro: Sorprendete voi stessi.
Numero Cinque: Quando arrivate a un punto morto, tornate indietro e leggete le vostre scene precedenti, cercando personaggi abbandonati o dettagli che potete resuscitare come “pistole sepolte”.
Numero Sei: Usate la scrittura come la vostra scusa per indire un party alla settimana – anche se chiamerete quel party “workshop”. Ogni istante che passate con altre persone che stimano e supportano la scrittura, quegli istanti controbilanceranno tutte le ore che passate da soli, scrivendo.
Numero Sette: Imparate a convivere con il Non Conoscere.
Numero Otto: Se avete bisogno di maggiore libertà nel muovervi nella storia, di revisione in revisione cambiate i nomi dei personaggi. I personaggi non sono veri, e non sono voi. Cambiandone arbitrariamente i nomi, prenderete la distanza necessaria per poter veramente torturare un personaggio. O peggio, eliminate un personaggio, se è quello che la storia richiede.
Numero Nove: Ci sono tre tipi di discorso – non so se sia VERO, ma l’ho sentito a un seminario e mi è sembrato sensato. I tre tipi sono:Descrittivo, Istruttivo, ed Espressivo. Descrittivo: “Il sole si era alzato…” Istruttivo: “Cammina, non correre…” Espressivo: “Ahi!” la maggior parte degli scrittori di narrativa usano solo una – al massimo, due – di queste forme. Quindi usatele tutte e tre. Mischiatele fra loro. La gente parla così.
Numero Dieci: Scrivete il libro che vorreste leggere.
Numero Undici: Fatevi scattare adesso le fotografie da mettere sulle sovracopertine, finché siete giovani. E procuratevi i negativi e i diritti su quelle fotografie.
Numero Dodici: Scrivete delle questioni che vi toccano. Sono le sole cose di cui vale la pena scrivere.
Numero Tredici: Leggete le storie sulle vetrate natalizie

19 commenti:

  1. Non vorrei dire una fesseria, ma se non erro le "13 regole" sono tratte da "la scimmia pensa, la scimmia fa".
    Lo dico perchè so di averle già lette e non riesco ad immaginarmi un altro posto dove avrei potuto farlo, se non in quel libro.
    O forse devo aver letto altrove un'intervista... boh...

    RispondiElimina
  2. Qualcuno già lo uso. Pur non amando Palahniuk, penso che siano ottimi consigli (d'altra parte se è diventato quello che è, ci sarà un motivo!).
    Temistocle

    RispondiElimina
  3. @ Steam Engenius: sinceramente non lo so, non ho letto quella raccolta, ma può essere. In rete girano queste tredici regole e ho pensato di segnalarle anche sul mio blog, i consigli di una grande non fanno mai male:-)

    @ Tim: alcune le seguo anch'io, alcune, invece, mi sono nuove e rivelatrici:-))

    RispondiElimina
  4. Le avevo lette anche io, forse su LTN.

    “Il mestiere dello scrittore” l'ho ordinato la settimana scorsa :P

    Mi spieghi la 13? :|

    RispondiElimina
  5. Fighe!
    io scimmia pensa e fa lho letto
    ma non ricordo se erano lì dentro
    boh
    non importa
    fighe le regole del chuck
    parecchio
    :)

    RispondiElimina
  6. 1) Scrivete solo per gioco e, se vi piace farlo, non ponetevi limiti d'orario né di "qualsiasi" altra natura (regole, grammatica, etc. - vanno rispettate nel limite di non... potete anche inventare termini che non trovano riscontro nel vocabolario, purché il loro "suono" si amalgami con quanto state "fischiettandovi" alle orecchie).
    2)Trama, personaggi etc. sono problematici solo se fidanzate, o compagne assillanti vi domandano a "chi" scrivete...
    3)Siate sinceri con voi stessi, travisando quanto più volete e usando l'ironia - attenzione, però, ché se un qualsiasi lettore (un libro "esiste" solo quando un lettore lo fa suo, talché l'autore non c'è più) - vi scopre... beh! lì iniziano i problemi.
    4) E via così, lasciando al caso o alla ruota della fortuna di portarvi dove vuole - non fate nulla per rendervela amica, tanto farà sempre quel che più le pare.
    5) In ogni caso, tenuto conto che promuoversi è sempre meglio che non farlo, qui... "la vita equivale a curiosità" ? forse.
    http://criticaletteraria.blogspot.com/2011/02/il-salotto-intervista-frank-spada.html
    Ringrazio Ferruccio Gianola per l'ospitalità.

    RispondiElimina
  7. Non saprei, mi sembrano regole un pò strane... Sarà un'impressione, ma pare trasparire il concetto "scrivi come capita, magari fai anche un gran casino; se non funziona, va bene uguale, tanto ad interpretare ci pensano i lettori"

    RispondiElimina
  8. hehehe per un momento ho creduto che fossero le regole del fight club parodiate... :)

    (magari lo sono :P)
    In effetti la 13 è un po' criptica... e per me lo è anche la 7.

    RispondiElimina
  9. @ Daniele: da ogni situazione può nascere un racconto e tutti possono essere eroi:-))

    @ Gelo: te operativo eh?:D

    RispondiElimina
  10. @ Frank: è sempre un piacere averti a commentare:-)

    @ Sekhemty: be' anch'io non le prendo tutte alla lettera, però diverse le condivido:-)

    @ Michela: la tredicesima è un po' contorta, parte dal fatto che una mattina mentre faceva colazione Chuck osservava un uomo che dipingeva sopra una vetrata natalizia e alla fine ha costruito una storia utilizzando quel contesto:-)

    RispondiElimina
  11. Parole sante. Praticamente le seguo tutte tranne quella del timer da cucina... visto che l'unica cosa che mi ferma da mettermi a scrivere sono le faccende di casa, il lavoro, la necessità di sfamarmi e di dormire qualche ora a notte.

    ^_^

    RispondiElimina
  12. @ Glauco: Parole sante dette da un santo:-)

    RispondiElimina
  13. "cambia i nomi dei personaggi"! no ma, scherziamo?? io passo giorni interi prima di decidere i nomi, e solo allora riesco a iniziare a scrivere!

    (che è anche il motivo per cui spesso scrivo in prima persona, in modo che il narratore non abbia bisogno di un nome)

    RispondiElimina
  14. @ Piscu: be' anch'io con la scelta dei nomi mi creo un sacco di problemi... per fortuna ultimamente vado con i soprannomi:-))

    RispondiElimina
  15. Gli anglosassoni sono fortunati perché loro hanno una specie di codice inconscio connesso ai nomi (curioso, ne ho parlato nel post che ho appena messo su), mentre noi non ce l'abbiamo - o lo sentiamo meno.

    I nomi sono importanti.
    Cambiare i nomi ai personaggipuò portare ad una trasformazione radicale.

    RispondiElimina
  16. @Davide, interessante, tra poco ho un'altra riunione, ma appena posso vengo a leggere:

    RispondiElimina
  17. Azz allora non è questione di talento con un po di marketing e viceversa...comunque mi piace il commento di frank spada.
    Salutoni

    RispondiElimina
  18. Ottimi consigli specie quelli di scrivere ciò che ci piacerebbe leggere... e scrivere le cose che ci toccano. Quanto alle leggere le cose natalizie sulle vetrate...mi sfugge il senso ...ma forse significa solo divenire attenti osservatori?

    RispondiElimina