sabato 12 febbraio 2011

Il mio nome è nessuno

“Se avete bisogno di maggiore libertà nel muovervi nella storia, di revisione in revisione cambiate i nomi dei personaggi. I personaggi non sono veri, e non sono voi. Cambiandone arbitrariamente i nomi, prenderete la distanza necessaria per poter veramente torturare un personaggio. O peggio, eliminate un personaggio, se è quello che la storia richiede.”

Prendo spunto da questa regola di Chuck Palahniuk per sollevare un problema che incontro sempre nella stesura di un romanzo: la scelta di un nome. Ora, Davide Mana in un suo recente articolo ha fornito delle spiegazioni esaustive e lecite per quello che riguarda la scelta di un nome di stampo anglosassone, ma, quando il protagonista delle nostre storie si deve chiamare Mauro o Emanuele o Stefania, come dobbiamo comportarci?

In un racconto riesco a cavarmela in maniera soddisfacente, spesso mi basta usare la prima persona per eludere il problema. Oppure, quando scrivo in terza persona, uso un più generico “L’uomo si mosse…” o “La ragazza era seduta…”; naturalmente per non inceppare lo sviluppo della storia cerco di limitare la presenza di personaggi secondari e la necessità di ricorrere all’uso di un nome proprio alla fine non è così prioritaria.
In un romanzo, però, la faccenda assume aspetti diversi.

In “Noi siamo senza Dio” utilizzo dei soprannomi e la storia è stata portata avanti senza incorrere in grossi guai.  Lo stesso meccanismo ho usato in un altro mio romanzo, pronto in un cassetto.

Tuttavia, devo ammettere che spesso ho interrotto lavori, a prima vista interessanti, soltanto perché il nome del personaggio mi  bloccava il prosieguo della storia.
Tanto per essere chiaro vi dico subito che sto avendo grossi problemi con un altro romanzo: un horror di cui avevo parlato l’estate scorsa. Il romanzo è finito, ma i nomi dei personaggi purtroppo non mi soddisfano e dubito che si tratti soltanto di una mera scusa psicologica.

14 commenti:

  1. Un tempo, quando ho iniziato a trastullarmi con la scrittura creativa, usavo soltanto nomi anglosassoni, perché mi sembrava più bello, perché ero abituato a vedere film americani, anche se amavo - e amo tuttora - i film di Totò, Fabrizi, Sordi.

    Quindi mi sembrava più bello a leggersi un John Smith che un Mario Rossi.

    Ora non sono sicuro di aver capito bene il tuo problema, non so se risiede nella leggibilità – e credibilità del nome – o forse in una mancanza di fantasia nel trovare l'accostamento ottimale nome/cognome.

    Ho letto l'articolo di Davide e si può condividere e non condividere la sua tesi. In fondo esiste in Italia Uto Ughi che ha fatto successo a dispetto di nome e cognome corti. Ed esiste un Pino Manna, non tanto diverso dal Pino Mana citato da Davide.

    Il problema tuo – che è anche il mio – è sulla “musicalità” del nome. Ossia trovare un accoppiamento che funzioni, che si legga bene, che quando il lettore lo legge possa dire “che figo 'sto nome!”

    In rete troverai, se vuoi ti passo i link, una pagina dedicata ai nomi italiani e una ai cognomi italiani. D'accordo, non ci possono essere tutti i cognomi, ma ce ne sono tantissimi. Un altro espediente è quello di farsi un elenco personale di cognomi, e anche di nomi, preso dalla vita quotidiana. E poi accostare nomi e cognomi finché ci risultano musicali, leggibili, fighi a sentirsi.

    Un altro aiuto ci viene dalla nostra letteratura. Apri un classico italiano, apri un romanzo italiano moderno, che siano ambientati in Italia, però, e vedi come hanno risolto questo problema quegli autori.

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  2. Grazie Daniele, hai capito in pieno il mio problema: si tratta proprio di musicalità. Mi auguri di avere delle altre risposte affinché mediando possa trovare la soluzione ideale al mio problema.
    Tu hai letto parecchi miei racconti e ti sarai accorto che raramente appare un nome proprio di persona.:-)

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  3. Eh, ma non puoi cavartela sempre con delle scappatoie, altrimenti cambia genere e dedicati al fantasy, così non avrai questi problemi :)

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  4. Cavolo dovevo nascere in Inghilterra, anzi in America così mi sarei dedicato soltanto al western:-)

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  5. Ferru, lo so che sembra stupido, ma quando leggo mi piacciono tanto quei romanzi in cui i tre o quattro personaggi più importanti hanno un nome che suoni ben diverso dagli altri, soprattutto per le consonanti e la lunghezza del nome.
    Per esempio, un Fabio e un Giacomo vanno benissimo, un Fabio e un Mario no ma li posso accettare, un Mario e un Giacomo mi danno proprio fastidio.
    Non so se è vero per tutti i lettori, fanne l'uso che credi...

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  6. il mio problema con i nomi non è nemmeno di musicalità. io ho una vera paranoia da "significato". non riesco a scegliere un nome a caso, devo avere sempre una ragione per cui ho scelto quello (il che non significa necessariamente che il nome abbia un "senso", ma un motivo per cui l'ho appiccicato al personaggio ci dev'essere!). lo stesso vale coi titoli, e sono letteralmente incapace di riuscire a scrivere qualcosa se non ho ancora in testa il titolo. ci ho provato, ma non vado avanti più di un paio di pagine.

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  7. Anch'io metto pochi nomi, ma trattandosi di raccontini brevi e con pochissimi personaggi è facile.
    A volte inizio a scrivere dando un nome qualsiasi, o addirittura solo una sigla; poi alla fine della storia il nome spunta fuori da solo e allora cambio tutto. Penso anche che sia una buona idea quella di Daniele: farsi un elenco personale.
    Temistocle

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  8. @Piscu: sui titoli anche io faccio così :)

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  9. @ Michela: io lo ritengo un problema di natura psicologica. Da quando scrivo, suppongo di aver creato (per me) dei personaggi memorabili, ma nessuno con un nome degno. Posso soltanto dire che prediligo nomi che iniziano con consonante rispetto alla vocale... mi porterò sempre appresso questo problema:-)

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  10. @ Piscu: l'altro giorno quando ho letto il tuo commento nelle tredici regole di CP, ti ho quotato in pieno e ora se ci penso che questo post sia stato un po' telefonato da qual commento.
    Sui titoli la vedo in un altro modo. spero sempre che una bella dormita mi dia il suggerimento giusto:-)

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  11. @ Tim: tutti i suggerimento vanno bene naturalmente, mi è successo tuttavia di odiare il nome di un personaggio dopo qualche anno di tempo.
    Torno a ripetere che si tratta di una fissazione:-)

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  12. Bella questione, magari ti rubo l'idea e ci faccio un post.

    Il nome è fondamentale - è parte di ciò che il lettore userà per immaginarsi il personaggio, ed è una delle parole che, ragionevolmente, verranno ripetute più spesso nel manoscritto.
    Deve "suonare bene".
    Deve, se possibile, aggiungere qualcosa al personaggio.
    Ai tempi del liceo scrissi due o tre racconti hard boiled stile Spillane, il cui protagonista, un detective, si chiamava Lupo, di cognome.
    Figo, eh?
    Lupo, Investigatore Privato.
    Solo che - visto che a me quelli fighi sono simpatici solo moderatamente - di nome lui faceva Ezechiele.
    "Mi chiamo Lupo. Ezechiele Lupo..."

    Ma ovviamente è molto più complicato di così.
    :-)

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  13. @ Davide: tranquillo non rubi niente, anzi sono sicuro che ne farai un post delizioso:-)

    Be' Lupo sì, figo:-)

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  14. Io per i nomi cerco la musicalità. Se hanno la sequenza sonora giusta (per me ovviamente), vado tranquillo.

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