domenica 13 febbraio 2011

Camminando nella polvere

Se guardo il cielo sopra  la città di Padova, mi sembra di scrutare un blocco di cemento. Un simile peso davanti agli occhi mi impedisce di digerire i due wurstel di merda che ho appena mangiato ed è  per questo che, anche oggi, vomito come una donna incinta. Sbrodaglio della robaccia gialla alla faccia di Sant’Antonio e della pandemia, mischiando con il rigurgito pezzetti di intestino. Ma non mi importa di crepare e sono pronto a scommettere quelle poche migliaia di euro che ancora possiedo per non farcela.
 I bambini che ho intorno, sebbene giochino rincorrendo una palla sul piazzale asfaltato davanti alla basilica come dei novelli Maradona, sono infelici. Glielo leggo negli occhi.
 Approfittano di ogni momento per chiedere caramelle e cioccolatini e se non sei pronto a scartare qualcosa per loro, bestemmiano come mutatori: è una tristezza vederli così e sembrano tanti  capretti pronti a essere sacrificati il giorno di Pasqua.
Li osservo  e penso che non sia giusto vederli vivere in questa miseria.
Ho  provato a recitare per loro Omero e Shakespeare. Gli ho raccontato di Biancaneve e Cenerentola. Ho cantato per loro le nenie di Cristina d’Avena, ma non li ho appagati. I miei sforzi non sono valsi a nulla. Non sono riuscito a dargli speranza. A dargli conforto e sicurezza e una luce sul futuro.
Mi rendo conto che trasmetto soltanto disperazione e grigiore e indigenza e stenti e malinconia e per loro sono soltanto una specie di metastasi maligna e invasiva.
Noi non siano fatti per sopravvivere.
In noi c’è qualcosa che spinge per creare. Non siamo fatti per distinguere la cattiveria dalla bontà. Il dolore dall’amore. Il bianco dal nero.
Vogliamo soltanto che le cose vadano avanti e che non ci sia un intoppo nella nostra evoluzione.
Come  le bestie.
E forse i Gialli lo hanno capito, prima di noi.
Forse i Gialli sono il futuro, in loro c’è qualcosa di previsto e di scritto agli albori della nostra storia, come la scomparsa dei dinosauri e l'avvento di Cristo, ci piaccia o no. Il loro desiderio di vivere è più forte del nostro.
Non lo so, ma credo che non ha senso piangere per ciò che abbiamo creato; in fondo la colpa è solo nostra e  a questo punto non servirà a nulla il canto di alcuni bambini in paradiso.


7 commenti:

  1. ON Magari loro sono davvero il futuro, e noi possiamo solo coprirci con gli stracci del presente e andare avanti finché si può.

    OFF Bella chiusura, sommessa e drammatica. :)

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  2. La prossima volta evita Cristina...però la trasmissione nei bambini non è un atto estemporaneo ha bisogno di tempo e costanza per infondere insegnamenti e a dispetto del nostro essere uomini "maturi" porteranno con loro i riflessi delle cose apprese con distacco apparente, e senza dirtelo saranno riconoscenti

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  3. @ giuda: tra un po' di sicuro ne riparleremo:-)

    Off: grazie

    @ Mark: hai ragione, ma non è semplice capire i bambini:-)

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  4. domani verrò a farati visita
    Ciao da Gianni

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  5. (off) finale amaro ma realistico. Penso che però ci sia speranza nelle tue parole, perché i bambini sono comunque il futuro, sta a loro trovare dentro la forza di rinascere, anche se hanno avuto l'esempio negativo di noi adulti. Questo discorso presume, naturalmente, che sia innata nell'uomo la speranza e la forza positiva dell'esistenza, o che dall'esterno lo spirito del mondo (non nel senso hegeliano) invada ogni creatura, gratuitamente.
    Temistocle

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  6. I bambini sono il futuro della schiavitù dell'uomo.
    La perpetuazione di una vita senza senso. Nati a loro insaputa.
    Allevati come serpentelli, tentano di fari strada per procacciarsi qualche preda per assicurarsi la propria vita.
    Come per tutti gli animali un solo istinto prevale sugli altri: la sopravvivenza.
    Costi quel che costi.
    Senza valori, senza interessi, senza ideali, senza amore.
    Purchè si viva.
    E' questo dover vivere a tutti i costi, sopra ogni alta cosa, che non ci differenzia granchè dagli altri animali.
    Siamo computer programmati per eseguire un software sconosciuto senza nessuna evoluzione interiore.
    Avremo anche il cellulare ma siamo stronzi come ed alla pari del primo uomo sulla terra.
    I gialli come i neri come i rossi.
    Tante formichine, tanti maialini da macellare, polli da spennare per la gioia di pochi padroni.
    La popolazione mondiale è a 7 miliardi e cresce a ritmi vertiginosi. Come un cancro.
    Anzichè ridurre la popolazione mondiale si continua a fare figli, a sfornare schiavi, bestie da soma.
    Le riflessioni che hai fatto vedendo quei bambini giocare sono la sintesi di tutta l'esistenza.
    Non ti eri sbagliato. Affatto.
    Ciao.

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  7. @ Tim: il mio personaggio, benché cinico, credo sia un ottimista:-)

    @ Benvenuto Angelo e grazie mille per il tuo commento. Nei prossimi giorni il lavoro mi concede un po' di respiro e quindi passerò ben volentieri a trovarti:-)

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