giovedì 13 gennaio 2011

Parole fastidiose

Qualche giorno fa, in auto, attraverso la radio, ho ascoltato una discussione di Bebbe Severgnini (almeno, credo fosse lui).  Ce l’aveva con alcuni termini in uso nella nostra lingua che dal suo punto di vista sviliscono le persone a cui sono riferiti. In realtà non avevo mai badato a queste parole, ma udendole quella mattina, devo dire che qualcosa di vero c’è. I termini da lui menzionati erano: patrigno, matrigna,  fratellastro e sorellastra. Sosteneva che si tratta di termini dispregiativi e che assolutamente devono essere banditi e sostituiti.  Il “mezzo fratello” o il “mezzo padre” che utilizzano gli inglesi, per Severgnini, sono senza dubbio più consoni.
Beh, adesso, non voglio fare questioni filologiche o etimologiche, e neppure invadere campi che non mi appartengono. Ma siccome questa cosa mi ha incuriosito ho deciso di scendere più terra a terra e chiedere se nella vita di tutti i giorni esiste qualche temine che vi crea fastidio e imbarazzo, o peggio ancora qualche idiosincrasia.
Io per esempio non tollero la parola lagrima… per me esiste solo la lacrima.

15 commenti:

  1. Beh, a me non sono mai piaciute “genuino” e “nostrano”, le trovo orribilmente cacofoniche e faccio di tutto per evitare di pronunciarle. Sulla matrigna, la sorellastra e compagnia similare, non posso dar torto a Severgnini, anche perché la prima cosa che mi viene in mente sono Biancaneve e Cenerentola, e con ‘sta botta d’allegria di background culturale non ci fanno una figura squisita, ecco, però non cambierei la nostra lingua per questo. Piuttosto ne riabiliterei l’immagine, piantandola di cavalcare culturalmente quello stereotipo tra film, cartoni e via discorrendo. Anche perché – Santa Pazienza Martire – siamo al cliché riscaldato al microonde.

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  2. Quello che non sopporto è il linguaggio "politicamente corretto"

    Gli handicappati ora vengono chiamati "diversamente abili", tutto un giro di parole inutie, handicap significa difficoltà, e una persona in sedia a rotelle ha oggettivamente una difficoltà.
    Così come i sordi, come i bidelli, gli spazzini...

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  3. D'accordissimo con PalleQuadre in merito ai diversamente abili, agli operatori ecologici e tutto il resto.

    Da quando in qua essere ciechi o fare lo spazzino è una vergogna? Boh...

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  4. @Ferru: beh, credo che mezzo padre e mezza sorella non siano per nulla più belli di patrigno e sorellastra...

    Io lascerei i termini padre e sorella.

    @Pallequadre e Michela: il linguaggio politicamente corretto è ipocrita. Prima erano handicappati, poi sono diventati disabili ora diversamente abili. Ma di fatto nulla è cambiato, lo sappiamo, né la società di affanna più di tanto per diminuire le loro difficoltà.

    Ci sono parole che neanche io sopporto, una te l'ho detta su FB, è serendipità. Non ricordo manco che voglia dire e nemmeno voglio saperlo. :D

    E poi non sopporto tutte quelle parole che fanno moda, che tutti si sentono in dovere di dire e che fanno perdere in originalità chi parla.

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  5. Ah, che bella domanda! Parole fastidiose...uhm, sicuramente mi urta quando si usano francesismi, non amando il francese. Ci sono! la parola *zio/a/e/i* non mi è mai piaciuta, tanto che i miei li chiamo tutti per nome di battesimo! :)

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  6. A me non danno fastidio, più che il significato letterale bisogna osservare quello di uso corrente.
    Il termine che veniva usato fino a qualche tempo fa per definire le persone di colore dopo tutto derivava semplicemente dalla parola latina per "nero", cosa che di per sè non è nè offensiva nè insultante. E' stato poi l'uso che se ne è fatto a rovinare questa parola e a dargli connotazioni negative.
    Oppure "soldato", che oggi usiamo per definire un militare, più correttamente dovrebbe definire un mercenario, poichè originariamente era inteso come as-soldato, ovvero la condizione di essere al soldo di qualcuno e non di combattere per obbedienza feudale o di obblighi di leva. Oggi invece soldato e militare (che ovviamente deriva da "miles") sono praticamente sinonimi.
    Allo stesso modo, se una parola ha un significato letterale spregiativo ma nell'uso comune viene utilizzata senza alcuna accezione negativa, non mi dà alcun fastidio.

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  7. Uhm. Non c'ho mai pensato. E se ci penso, non mi viene in mente nessuna parola fastidiosa.
    Sarà che mi piacciono tutte? :D

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  8. Io non sopporto gli strafalcioni cronici. Ci sono alcune persone che conosco che - per quanto io mi sforzi - non riescono a capire che si dice "camomilla" e non "caPomilla", o che si fanno le "congetture", non le "congiunture"...
    Purtroppo è una battaglia persa.

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  9. Hey ciao! Ho notato che spesso voti i miei articoli su OkNotizie... ebh, eccomiqui a seguire il tuo blog :-) Fai pure un salto quando vuoi!

    E.

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  10. Non so se sarò in grado di spiegarmi. A me la parola che dà più fastidio è "fascista". Forse perché quando mi indicano con questo apprezzamento, un po' (pochino eh!) sento di esserlo... ma chi si sente di scagliare la prima pietra? ... oltretutto, così mi darebbe maggior ragione ad odiarla... )°_°)

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  11. Ciò che mi piace di queste discussioni è che tutte dimostrano il fatto che la nostra lingua è viva, vegeta, e in continua evoluzione.
    Mi piace assai...

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  12. Glauco, mi trovi concorde.
    Ah, ringrazio tutti per gli interventi... non riesco a rispondere a tutti singolarmente in questi giorni. Sono impiccato di lavoro, ma i post escono in automatico e il vostro interesse mi riempie di gratitudine.
    Purtroppo mi aspetta un mese di tour de force:-)
    grazie

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  13. Ma...
    Severgnini c'avrà anche un po' di ragione, ma più che altro sarebbero le fiabe da abolire, con quel infierire sull'immagine dei fratellastri e matringe e via discorrendo :)
    la parola, di per sè, non è mai brutta. Il brutto è nelle bocche di chi la ospita... :)

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  14. @ Gelo: chissà invece per quanto tempo ce le trascineremo dietro, ogni anno, durante le feste, le ripropongono a spron battuto.

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  15. in fondo sono solo parole...credo che più che la parola sia il contesto in cui la si inserisce ed il modo...la semplicità di linguaggio o la poca dialettica, non può essere condannata.

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