domenica 16 gennaio 2011

Il nono capitolo

Milano: anno 2030. Baggio, dopo sette mesi, torna a casa per vendicarsi del compagno della madre che lo ha cacciato. Con lui c’è Nice, un ragazzo incontrato nei meandri della metro. La vendetta sembra a portata di mano, ma con dispiacere scoprono che l’uomo che vorrebbero eliminare  è assente, ma la madre, ormai del tutto fuori di testa,  li accoglie come se quasi nulla fosse accaduto. I ragazzi per qualche ora tornano a rivivere. Cenano, chiacchierano. Alla fine la madre di Baggio si addormenta. I ragazzi allora  approfittano della situazione per fumare un po’ di hascisc. L’euforia però si trasforma in paranoia e i due lasciano la casa dopo aver arraffato il possibile. Scendono in strada, ma la vista di una pattuglia della polizia li obbliga a un’avventurosa fuga tra i tetti sino alla stazione ferroviaria abbandonata di Sesto San Giovanni. Ci passano la giornata a dormire, fino a che un temporale li sveglia. Si mettono in marcia verso il centro dalla città, ma vengono intercettati da una banda di ragazzini carichi di brutte intenzioni. Tuttavia dopo qualche schermaglia i due ragazzi fanno amicizia con il gruppo appena incontrato. Mangiano e bevono in una sala d’aspetto abbandonata. Baggio si ubriaca e vomita. Viene condotto nel rifugio dei ragazzi appena conosciuti e qui giunto può finalmente riposare. Al risveglio, medicato e un po’ ristabilito, Baggio si trova di fronte Maria. Fa la sua conoscenza e lei gli dice che è stato Jim Morrison a curarlo.  Più tardi rientra Nice e lo conduce, attraverso i loculi sotterranei della città, in una palestra, dove ai piedi di un altare profano, tra un nugolo di ragazzini, è in corso uno strano rito.  

9

Il balordo calvo piangeva e la sua faccia era una maschera gonfia di lacrime e sudore dovuto al caldo che regnava in palestra. Il sangue, adesso, usciva a fiotti pure dal braccio e lui si agitava e tremava senza pause. Baggio provò dapprima della pietà, ma in un secondo tempo, osservando il bambino con le forbici in mano, dedusse che una fine del genere l’avrebbe augurata pure al suo patrigno. Non avrebbe avuto rimorsi con quel bastardo e sorrise quando il bambino afferrò di nuovo l’orecchio del prigioniero con una mano e lo tirò come se fosse un pezzetto di plastica o un’appendice fisica senza nessuna importanza. Il balordo si sforzò di liberarsi con continui strattoni, ma parevano reazioni istintive senza controllo. 
L’altro ragazzo intanto si lamentava in continuazione. Aveva la pelle grigia nella luce artificiale e cercava di scostarsi sul pavimento per evitare la scia di piscio e di sangue del compare; seguiva la traccia sul pavimento, si girava, strabuzzava gli occhi verso il gruppo di ragazzi che lo osservavano e si spostava lentamente, ma c’era sempre qualcuno pronto a tendere il filo che legava i suoi testicoli appena si muoveva più del necessario.
Baggio incrociò il suo sguardo. Scalzo e in mutande, con il braccio indolenzito e fasciato, si sentì imbarazzato al pensiero che il prigioniero potesse considerarlo come uno di loro; allora, voltò la testa e cercò tra i ragazzini la faccia di Nice nella palestra.
L’amico era a qualche decina di metri. Baggio lo vedeva confabulare con un paio di ragazzi: sembravano intenti a verificare cosa stesse combinando il bambino. A un certo punto, quando si vide squadrato, uno di loro alzò il pollice in segno di incoraggiamento e Baggio non impiegò molto a comprendere che lo stavano mettendo alla prova.
«Mi aiuti?» chiese intanto il bambino.
Baggio si girò a guardarlo. «Cosa devo fare?»
«Tienigli la testa.»
Baggio tornò a esaminare la situazione del balordo. Il sangue che usciva dal braccio pareva inarrestabile, ma ciò che più lo colpì fu l’odore che avvertì nel momento in cui si accostò vicino: non era causato dal sudore. Seguì la fonte del puzzo e notò la macchia di brodaglia marrone che fuoriusciva tra le cosce gonfie del poveretto: l’uomo si era appena defecato addosso. Baggio distolse lo sguardo  facendo una smorfia con il naso, fece qualche passo indietro, cauto, ma trattene a stento i conati in gola. Si rese conto che il balordo non era più in grado di controllarsi.
«Non avrai schifo per un po’ di merda» disse sicuro il bambino. «Facciamogliela leccare!»
«Come?»
«Hai mai visto qualcuno leccare la sua merda?»
Baggio si domandò cosa ci fosse nella testa di quel bambino. L’immaginazione della sua cattiveria sembrava senza fondo ed era incomprensibile se riferita all’età che doveva avere. Poteva comprendere la vendetta, ma in questo momento qualcosa stava superando il suo limite di sopportazione.
Il bambino, tuttavia, era intenzionato a proseguire. Girò alle spalle del ciccione, infilandosi nello spazio tra l'altare e la schiena del balordo, lo strinse alla gola con un braccio e lo trascinò all’indietro finché riuscì a rivoltarlo sui suoi stessi bisogni fisiologici. Gli rifilò un paio di calci nella schiena e gli sputò addosso, ma non riuscì a spostarlo e desistette quando probabilmente capì di poterlo muovere soltanto con l’aiuto di qualcuno. Si raddrizzò, appoggiò le mani sui fianchi e si mise in attesa e fu in quel lasso di tempo che Baggio udì la voce di Soriano.
Sentì la sua voce squillare perentoria sul fondo della palestra. Si girò allora e vide la sua figura avanzare al centro della corsia lasciata libera. Soriano era diverso da come lo ricordava: con il gel sui capelli, una maglietta a righe e un paio di occhiali da sole a specchio inforcati sugli occhi. Era seguito da alcuni ragazzi. Parevano delle guardie del corpo in miniatura, vestiti di nero, sbracciati e con una serie di tatuaggi disegnati sulle spalle. Baggio non ricordava di averli visti la sera prima. Uno portava un sacchetto di iuta.
Soriano avanzò tenendoli alle spalle, salutò i ragazzi a destra e a sinistra come un Papa, soltanto alzando una mano. Quando scorse Nice, si fermò, si tolse gli occhiali, pulì le lenti con i lembi della maglietta e scambiò alcune frasi che Baggio non percepì.
Poi Soriano si rimise di nuovo gli occhiali e proseguì  a passi felpati sul linoleum. Sogghignò incrociando lo sguardo di Baggio e alla fine si fermò vicino ai due prigionieri.
Controllò le loro condizioni tappandosi il naso con le dita della mano destra: prima esaminò lo stato del vecchio e poi fu la volta del ragazzo. Sorrise allora e mollò un buffetto tenero e affettuoso sulla guancia del bambino che in apparenza non voleva levarsi di torno.
«Basta piccolo» gli ordinò. «Tocca a noi grandi.»
Il bambino bestemmiò a voce alta e uno dei ragazzi che scortava Soriano lo spostò da parte spingendolo con un braccio. Il ragazzino questa volta reagì appioppandogli un bel calcio diritto negli stinchi.
Baggio rise e il ragazzino si girò e si scagliò contro di lui furioso. Non riuscì ad evitarlo e gli arrivò un ceffone tra il mento e la bocca e qualcosa di tagliente gli graffiò il labbro. Rimase imbambolato, poi si riparò dalla furia del ragazzino e alzò un braccio per parare il colpo successivo. Ma non accadde nulla. Uno dei ragazzi di scorta afferrò il moccioso e lo trascinò via tra le risa dei componenti del branco che si erano gustati la scena.
«Un giorno o l’altro quel piccolo Budda mi farà le scarpe» disse Soriano. Poi controllò il labbro di Baggio.  «Ti ha fatto male?»
Baggio mosse i muscoli della mandibola diverse volte. Alzò le spalle.
«Non sembri molto fortunato» proferì Soriano. «Da quando ti ho incontrato, hai subito soltanto botte. Ma imparerai a farti rispettare… Spostati adesso e guarda che fine fanno i bastardi!»
Baggio non disse nulla, si passò la mano sul labbro, poi guardò se aveva del sangue sulla dita della mano. Nel frattempo, con la coda degli occhi, spiò il comportamento di Soriano.
Lo vide infilare una mano nel sacchetto di juta che uno dei ragazzi trasportava. Il sacchetto si muoveva come se contenesse qualcosa di vivo, ma Soriano ci rovistò senza paura. Baggio si chiese cosa poteva esserci e quando notò la mano di Soriano uscire avvolta tra le spire di un biacco sussultò spaventato. Il rettile lo aveva morsicato alla mano, tra il pollice e l’indice, e si avvolgeva sul polso come un elastico bruno. Soriano tuttavia non se ne curò, afferrò il serpente per la testa e lo staccò dalla sua pelle con delicatezza, poi lo fece dondolare un paio di volte trattenendolo per la coda e con il braccio ben distanziato dal corpo.
Il biacco oscillò come un pendolo. Era lungo circa mezzo metro e non era più grosso del mignolo di Baggio. Aveva delle sottilissime striature verdastre longitudinali e sul capo risaltavano delle piccole macchie gialle. Doveva essere un piccolo della specie, ma non era per niente mansueto. La sua indole feroce e aggressiva lo spingeva di continuo a flettersi per colpire il suo incauto aguzzino.
«Voi vedere un serpente entrare in una tana?» chiese Soriano.
Baggio sorrise.
«La merda la sanno mangiare tutti, ma un uomo che inghiotte un serpente vivo non lo vedi neppure al circo! O non sai cosa è un circo?»
«Non sono mai stato al circo» ripose Baggio.
«Preparati, ciò che vedrai adesso, non lo dimenticherai mai più» disse Soriano, poi rise e gli agitò il biacco davanti agli occhi.
Baggio si ritrasse.
«Non è velenoso» spiegò Soriano sempre infastidendo il rettile. «Ma una volta dentro lo stomaco morderà quel pezzente dall’interno.» Alzò la voce a questo punto. «Ora osservate tutti la fine che fanno i bastardi.»
Subito dopo fece un cenno ai due ragazzi che lo avevano seguito dall’inizio. Sapevano cosa fare. Cercando di non sporcarsi, afferrarono il balordo e lo rizzarono a forza in ginocchio, uno per parte, sotto lo sguardo incredulo dell’altro disperato. Restarono lì a tenerlo in equilibrio, sospingendolo il più possibile verso l'altare.
A un certo punto uno gli colpì le reni con un calcio violento e il balordo mugolò. Guardò i suoi aguzzini, senza smettere di tremare. Con gli occhi sembrava implorare perdono, ma dentro di sé doveva immaginare la sua fine.
Quando gli fu tolto il bavaglio alla bocca respirò, piano e lentamente, un paio di volte, ma non emise un grido e neppure cercò di parlare. Osservò la folla di ragazzi nella palestra, poi diede un’occhiata al compare più giovane, ancora con la bocca legata da uno straccio.
Baggio  lesse il terrore negli occhi del balordo e il terrore divenne qualcosa di fisico e reale nel momento in cui spuntò un imbuto di plastica.  Uno dei ragazzi glielo infilò in bocca, mentre un altro, spostandosi alle sue spalle, gli mise una mano sulla fronte piegando la sua testa all’indietro.
Il balordo si trasformò in una figura grottesca, allora. Una figura sporca e imbrattata di feci, con un ridicolo imbuto infilato in bocca dalla parte stretta usata per incanalare i liquidi. Era trattenuto a forza e la sua testa aveva movimenti strani e incontrollati.
Poi Soriano, tenendo il biacco per la coda, prese la mira e lasciò che il rettile si aggrappasse all’imbuto. Lo guidò con la mano, evitando di farsi mordere, finché l'animale iniziò a scivolare attraverso il foro dell’oggetto. Poco alla volta il serpente sparì, come per magia, nella gola del disgraziato. 

9 commenti:

  1. Non avevo letto le puntate prima, giusto un'occhiata di sfuggita quando le pubblicavi. Ho iniziato da questo, è evidente che m'ero persa qualcosa di ottimo. me li carico sull'ebook. Ferruccio trova il modo di farti pagare, questo è troppo ben fatto per darlo via gratis. Non è un hobbista che si diverte a scrivere, questo è un libro vero.

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  2. @ Michela grazie, ma non corriamo troppo:-))

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  3. Arriviamo alla deriva splatter,eh?
    Sapevo che avresti trovato il modo di inserire qualche serpente nel romanzo.Sono curioso di leggere il nuovo capitolo.

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  4. @ Nick: dovrebbe essere un continuo crescendo dal mio punto di vista e lo scenario si amplia:-)

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  5. Ti piacciono i serpenti?

    Vai su sanguefreddo.net allora, anche se scommetto che già lo conosci :)

    E perché non fai un salto all'Esotika di Perugia prossimo fine settimana :)

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  6. @ Michela: serpenti velosi, ho una passione sfrenata per i serpenti velenosi, il biacco di questo romanzo l'ho inserito perché è più facile trovarlo in una citta come Milano rispetto a una vipera.
    grazie del suggerimento:-)

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  7. Bello anche questo capitolo :)

    La storia si fa cruenta.

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  8. Ciao e complimenti! Ieri ho iniziato a leggere il tuo romanzo e l'ho fatto tutto d'un fiato... ma ora mi toccherà aspettare, sigh :-( Mi piace molto come scrivi e voglio sapere come va a finire la storia! Ciao e grazie per averlo condiviso! :-)

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  9. @ Daniele: non sarò mai abbastanza riconoscente:-)

    @ Eva: sono lusingato... porta pazienza, avere gente che apprezza il lavoro mi ripaga dal fatto di averlo condiviso:-))

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