domenica 14 novembre 2010

Il primo capitolo

Da oggi, inizio a postare settimanalmente, come detto in questo post,  un capitolo del romanzo “Noi siamo senza Dio”. Il motivo per cui lo faccio principalmente è dovuto all’esigenza di “finire” il lavoro. Devo farlo, altrimenti continuo ad editarlo in eterno. Spero che vi piaccia e vi diverta. Vi metto il link con la sinossi.


Questo romanzo è opera di fantasia.
Tutti i personaggi, gli episodi e i dialoghi
sono immaginari.

1

Non ritornava a casa da sette mesi. L’ultima volta era successo alla vigilia di Natale e, in quell’occasione, il convivente di sua madre gli aveva lanciato addosso un posacenere in cristallo di Boemia spesso tre centimetri. Aveva sentito il posacenere volare vicino alla sua tempia destra, sibilante come il proiettile di una catapulta romana. Per un istante aveva creduto di rimanerci, e ricordava che se non ci fosse stata subito sua madre a mettersi tra loro, quasi di sicuro, sarebbe stato massacrato di botte. Quel gesto materno, però, gli aveva permesso di sottrarsi alla violenza di quel bastardo e gli aveva concesso il tempo necessario per infilare la porta di uscita dell’appartamento e fuggire come un ladro giù nella tromba delle scale del palazzo, prima di uscire in strada nella pioggia fredda di dicembre.
Non poteva dimenticarlo perché quel Natale era stato il più brutto della sua vita. Una festa trascorsa, per puro orgoglio, piangendo e pieno di terrore, in un cunicolo torbido e sporco, infognato chissà dove tra le rotaie di una vecchia stazione metropolitana abbandonata.
Adesso, però, stava tornando.
«…?» udì.
«Eh?» chiese.
«…?»
«Parla più forte o rallenta un poco» urlò. «Non capisco un tubo.»
Baggio scorse Nice manovrare sulla manopola del gas e la moto rallentò. Poi lo vide voltare leggermente il capo verso sinistra, forse per farsi capire meglio, mantenendo, però, sempre un occhio vigile sulla strada. «Non dirmi che hai paura?» gli chiese.
«Perché dovrei avere paura?»
«Mi stai attaccato come una zecca.»
Baggio sogghignò. Aveva gli occhi lacrimanti per l’aria che la velocità gli sbatteva sulla faccia. «Questo intendevi?»
«Perché a cosa pensavi?»
«Credevo che parlassi del mio patrigno.»
Nice rallentò un altro poco,  parlò senza urlare questa volta. «Lo temi?»
«Quel figlio di puttana? Figurati! Non sai come aspetto con ansia il momento d’incontrarlo.»
«Lo conceremo per le feste.»
«Già. Non facciamolo aspettare... Accelera!»
Nice ubbidì, si curvò sulla moto e ridiede gas.
Baggio si strinse un’altra volta ai fianchi dell’amico, poi chinò la testa sulla sua schiena per assecondare il più possibile l’aerodinamica. Voleva fare in fretta. Sapeva che, se avesse dubitato anche solo un piccolo istante, avrebbe perso il coraggio per portare a termine ciò che si era prefissato e non aveva intenzione di desistere.
Così oltrepassarono veloci il crocevia di Sesto Marelli. Più avanti imboccarono il moderno viadotto sopraelevato che portava a Cinisello Balsamo e proseguirono diritti per qualche chilometro, quasi sorvolando i tetti dei palazzi. Fu come attraversare un deserto e non videro neppure un cane. Lasciarono la strada principale quando scorsero, sulla destra, il pannello blu con la freccia bianca che indicava Rondinella.
Dopo essere usciti, si fermarono – al riparo dai visori delle telecamere di sicurezza    lasciando il motorino sul sagrato della chiesa. La posarono contro una cancellata, dove soltanto alcuni anni prima c’era l’entrata principale del collegio Salesiano.
Baggio osservò la facciata della basilica con nostalgia, era l’unico edificio ancora presente della vecchia struttura: dei laboratori, degli uffici amministrativi, delle decine di campi sportivi, delle aule scolastiche non era rimasto nulla. L’intera area era stata spianata totalmente dalle ruspe per far posto a un immenso e utopistico impianto per la realizzazione di energia solare. Un progetto da folli, come aveva sentito dire una volta dal suo papà. Ora c’era ancora il cartello con le date di inizio lavori e le firme degli ingegneri responsabili, ma ormai non ci credeva più nessuno, come era logico supporre e come aveva sempre predetto suo padre.
Ma suo padre era stato un Dio, pensò prima di girarsi a  guardare Nice.
Nice aveva raccolto una lattina vuota trovata sulla piazza. La stava rigirando tra le mani. A un certo punto la posò a terra, si mise le mani sui fianchi e guardò verso il cartello. Sembrava un attaccante pronto a calciare una punizione e Baggio non gli tolse gli occhi di dosso. Gli pareva una scena divertente. Nice prese la rincorsa, fece uno scatto e calciò con violenza contro il cartello. Esultò, neanche fosse un tiro a rete, quando la lattina lo colpì in pieno.
Baggio sorrise tra sé allora. Nice lo divertiva sempre. Lo osservò andare a raccogliere la lattina da terra, poi, mentre l’amico si chinava, si voltò a studiare la fila di palazzi alle sue spalle.
Casa sua era lì. Si trovava sull’altro lato del viale, oltre la piazza e oltre i platani. Non poteva non pensarci, ed era nervoso. Era troppo tempo che non vedeva sua madre e stava dimenticando il vero motivo per cui era lì. Ma si scosse inconsciamente dal torpore quando si sentì osservato. Si voltò di scatto e notò che Nice lo stava  guardando.
«Ce l’hai?» gli chiese allora.
«Il coltello?»
«No… un po’ di brasa
«Un pezzetto» rispose Nice. Aveva raccolto di nuovo la lattina. «Ma basta appena per un giunto. Perché?»
«Così!»
«Vuoi brasare adesso?»
«Sarebbe un’idea.»
«Non è quello che ti ci vuole amico. Diventeresti buono per niente.»
Baggio assentì.
«Devi essere un bastardo e restare lucido» consigliò Nice,  «o gli sorriderai in faccia!»
Sì, devo restare perfettamente lucido, pensò Baggio, mentre distogliendo lo sguardo, udì un’altra volta la botta della lattina sul cartello di inizio lavori.
Nice aveva segnato di nuovo.

Continua domenica prossima...

14 commenti:

  1. Ok a quanto pare sono io ad avere il piacere di commentare.
    Allora un inizio e specialmente l'incipit di solito servono per stimolare la curiosità dei lettori e per spingerli a continuare la lettura.
    Devo dire che ci sei riuscito.
    Anche se per giudizi più completi aspetto di leggere il resto.
    Adesso lo faccio leggere alla moglie per il suo commento.
    Sui Natali rovinati ognuno credo abbia le sue storie....

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  2. @ Grazie Nick, ma qualcosa non mi quadra sulle visite oggi.

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  3. Ciao! Trovo il tuo blog molto originale. Sei interessato ad uno scambio link?
    Vienimi a trovare:
    www.passionelibri.com

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    A presto!
    Francesco

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  4. Grazie mille Francesco. Mi farò sicuramente vivo nei prossimi giorni, ho dato una sbirciatina al tuo blog seppur con una connessione scamurza (come dicono dalle mie parti) e non ho potuto sfogliare le pagine come avrei voluto. Ho visto comunque che parli anche di autori che conosco: Luca Ducceschi in primis, buon segno :-)

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  5. Come promesso, me lo "mobizzo" e lo scarico su Kindle. Però... il giudizio lo terrò per quando avrò letto un po' di capitoli. Hihihihihihhi (risata maligna!!) ^_^

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  6. Sono arrivato solo ora. Ho copiaincollato su un foglio word. Leggerò appena possibile.
    Temistocle

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  7. Ben scritto e interessante, ti mando in privato qualche annotazione :)

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  8. @ Tim: leggi con calma:-)

    @ Daniele: sai quanto ti considero prezioso:-)

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  9. Bevuto in un sorso e devo dire che mi ha lasciato in bocca quel retrogusto dolce e amaro della rivalsa nei confronti dell'infame che ha preso il posto dell'amato genitore. Una settimana hai detto? Mannaggia ... evvabé, attendo!

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    1. Sono già presenti sul blog domani arriva il secondo!

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    2. Che distratto, non avevo letto la data del post. Ma dove avrò la testa?! ^_^

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  10. A me arriva nuovo, forse ai tempi non ti seguivo ancora. Come sai mi diletto e mi riesce meglio la formula del racconto. Io parto più deciso e con meno descrizioni, ma mi piace il tuo lasciare appeso delle cose, tipo luogo, età dei protagonisti epoca, nel primo Cap per incuriosire ed intrigare

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    1. Grazie Massimo, domani dirò qualcosa di più

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