sabato 2 ottobre 2010

Parla come mangi

Anche oggi, come qualche sabato fa, posto un articolo, frutto di considerazioni del tutto improvvise, suscitato da un episodio che mi è successo stamattina. Dovete sapere che io abito in un paesino di montagna e stamani all’alba mentre mi recavo al lavoro una mancata precedenza ha provocato una bella discussione. Non conoscevo l’interlocutore e mi sono rivolto a lui in lingua italiana per spiegarmi, al che, costui, inviperito, immagino che sapesse chi fossi, mi ha ribattuto in dialetto: “parle come te maiet” (parla come mangi).
La faccenda si è poi risolta positivamente, ma la frase non mi è uscita di mente e mi ha fatto riflettere qualche ora.
Dunque io per mangiare devo parlare la lingua italiana, non c’è dialetto che tenga, ma c’è un però: sino a quattordici anni ho sempre parlato dialetto, a parte a scuola ovviamente e qualche piccola cadenza e inflessione, nonostante lo studio e la pazienza, mi è rimasta addosso. Qualche limite dovuto a questo background culturale risulta anche nella mia narrativa (più di una volta mi è stata sottolineata la presenza di qualche termine troppo partigiano) tuttavia mi sforzo e se non sono sotto pressione difficilmente nel parlare in italiano si evidenzia la mia origine orobica a parte qualche originalità nella pronuncia di vocaboli come pizza e facebook.
Insomma potrei quasi fare il doppiatore J.
Be', non vengo certo a chiedervi se parlate come mangiate a questo punto. Le risposte che noto dai vostri commenti non hanno bisogno di certe precisazioni: si coglie cultura, preparazione e intelligenza. Ma devo confessare che più di una volta, leggendo i vostri commenti,  mi sono chiesto come siete realmente. Ora se un’idea dell’aspetto fisico, per la maggior parte di voi,  me la sono fatta attraverso i vostri avatar, attraverso qualche vostra foto intravista in rete o attraverso la lettura di qualche post di stampo personale, la curiosità verrebbe appagata ulteriormente conoscendo se attorno alla vostra voce ruota qualche  cadenza o qualche inflessione particolare. Sapere insomma se qualcuno di voi parla come Alberto Sordi o Amendola, come Peppino de Filippo o  Ferry Botte, se possiede l’inflessione romagnola del povero Marco Pantani o quella emiliana di Guccini non ha prezzo. Certo, se possedete la dizione perfetta di  Luca Ward non dovete che dirlo.
Ma sono sicuro che alla fine mi servirà per farmi ancora un'idea più precisa di questi generosi e originali amici virtuali. Caso mai un giorno, me lo auguro, debba incontrarvi dal vero, non rimarrò sorpreso.

15 commenti:

  1. Come ormai sapranno anche i sassi nella rete,io sono Napoletano,orgogliosissimo di esserlo,partenopeo fino al midollo per tutto.Tranne un particolare:sin da piccolo non ho mai avuto l'accento napoletano.Neanche un pezzetto di cadenza,a differenza dei miei fratelli che ,insomma, si riconosce subito la provenienza.Sarà stato che mia madre era insegnante di Italiano quindi in casa non si è mai parlato il dialetto.
    Ancora oggi quando parlo,complice il fatto che ho abitato in Toscana ed in Veneto,quando apro bocca mi prendono per tutte le parti d'Italia da nord a sud meno che campano;il che spesso mi dispiace perchè dentro di me tutto parla della mia terra,tranne questo particolare.
    Se posso permettermi una piccola considerazione:credo che la persona che ti ha detto di Parlare come mangi,non abbia denotato una poi così grande apertura mentale.
    Ci pensi se eri uno straniero che capiva l'Italiano ma non il dialetto come sarebbe andata a finire?

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  2. io in casa amici e conoscenti parlo in dialetto siciliano, la lingua è la prima espressione del carattere di un popolo, il modo di pronunciare il modo si esprimersi e tutto quel che esce fuori e il primo prodotto delle culture locali, e io personalmente la mia lingua la coltivo cercando di imbastardirla il meno possibile con l'italiano (anche nel dialetto si deve fare attenzione a parlare bene e nel modo corretto! ;))
    in italiano ovviamente come un po tutti ora mi esprimo perfettamente ma c'è il mio accento del quale vado orgoglioso!parlando in francese dicono che ho una pronuncia strana ma comprensibile.... quel poco di inglese che so lasciamo perdere! :P

    Giuseppe Tararà

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  3. @ Nick: temevo che non si fosse capito lo spirito del post, invece... Be' la tua origine napoletana più che i sassi la conoscono anche i blog (battutaccia) e mi sembra di capire che anche nel tuo caso è difficile identificare dalla cadenza che possiedi il posto di nascita, è così anche per me, tranne quando perdo la pazienza: si nota in quel caso la mia origine montanara. Il soggetto di stamatina immagino che mi conoscesse, ma dalle mie parti devo evitare di parlare italiano al bar: ci si mostra come delle persone che si danno delle arie.

    @Giuseppe: grazie per il tuo apporto, mi rendo conto di avere un blog molto popolare, che va dalle alpi alle isole.
    Mi rendono molto fiero i vostri commenti.:-)

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  4. Quando scrivo uso l'italiano corretto, tranne quando devo scrivere qualche battuta o sfogo su facebook, in cui mi lascio andare col dialetto.
    Parlo invece come Alberto Sordi, romanaccio :)
    Se incontro dei clienti, allora parlo in italiano, ma la mia parlata è per il 95% del tempo il romanesco.

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  5. @Daniele: Ahaha lo immaginavo, speravo proprio in un tuo commento del genere:-)
    Grazie:-)

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  6. eccomi, quello che avevo da dirti l'ho già fatto su oknotizie, ma la tentazione di farti piangere era troppo grande e perciò lascio questa mia traccia per farti commuovere..eh eh ..ora ti dò anche un'altra triste notizia, in stazione non ci sono più le patatine fritte, la sera sul tardi arriva solo "gino" con il suo camioncino e fa panini..:-( ri-ciao ceo!

    floyd

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  7. Grazie Floyd.
    Ora piango davvero e non è retorica.
    Presto comunque, molto presto, mi faccio un week end a Treviso. Mi bastano un paio di giornate ma devono risultare memorabili:-)

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  8. A casa mia si è sempre parlato italiano standard, e io ho appreso bene tanto è vero che quando parlo con la gente della mia città (abito in provincia di Roma) quasi automaticamente mi dicono: "Ma tu non sei di qui, vero?".
    Purtroppo però non posso neppure emulare Luca Ward perchè ho una voce orrenda dal punto di vista sonoro... (forse è per questo che preferisco scrivere).

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  9. @ Ariano: grazie del tuo contributo, prezioso come al solito:-)

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  10. E' evidente che quando ci si trova a discutere con persone geograficamente lontane da noi dobbiamo avere la buona educazione di esprimerci in una lingua comprensibile anche all'altro. Premesso questo, è chiaro però che noi abbiamo più padronanza del nostro dialetto per cui riusciamo meglio a dare un senso a ciò che vogliamo spiegare, per esempio, al compaesano tenta di biascicare un italiano ostentato noi gli diciamo: e parla comme t'ha fatto mammeta!! :)

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  11. Eheh del mio aspetto hai solo questa facciona colorata che poi non centra un emerita cippa con me :) Riguardo il mio modo di parlare devo dire che il dialetto (veneto) lo conosco molto bene ma non lo parlo quasi mai. A parte qualche termine ecco. Anche quando scrivo qualcosina ce lo ficco dentro. Dico spessissimo ''Bon!'' (bene), ''Valà'' (non saprei tradurlo ma è tipo ''Ma cosa dici!'' o ''Vabè'' o... Storia lunga dietro al Valà, quindi Valà, andiamo avanti!), e '''sto'' al posto di questo.

    'Sto commento che ho fatto comunque è strutturato in una maniera pietosa. Quindi valà, se sei arrivato fin qua se stato bravo ;)

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  12. Nel web cerco di essere molto attinente con il mio essere reale in quanto sfoggiare un altro 'Io' in Rete mi sembra una cosa squallida e che alla lunga viene fuori. La penso cosi' dai primi 'abbordaggi' in chat prima del 2000, non mi piaceva dare un profilo diverso all'interlocutrice.

    Per quanto riguarda la lingua, parlo un italiano con leggera cadenza 'da gagà', come i vomeresi della 'Napoli bene', pur non essendo di quel quartiere

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