giovedì 9 settembre 2010

L’artiglio dell’inquisizione

A Marcel Proust bastava sentire il sapore sul palato di un dolce mangiato nell’infanzia per risvegliare la memoria, a me è bastato un post riguardante “Il nome della rosa”. Un post che neppure ha mandato i miei ricordi tanto indietro nel tempo, dato che l’episodio che voglio raccontare risale soltanto alla fine degli anni novanta. Riguarda il modo con il quale ho reperito il romanzo. Lo avevo dimenticato, ma Alex Girola lo ha riportato involontariamente alla memoria. Un bel guaio perché ho la netta sensazione di averlo rubato quel lavoro.
È successo nella primavera del 1999. Dovevo partecipare a un seminario di lavoro organizzato in un comune dei Castelli Romani.
Ricordo che andai a Roma in Pendolino da Milano. Poi, una volta giunto in stazione Termini, uscii fuori sulla sinistra, e andai ad attendere il bus navetta che doveva portarmi a Rocca di Papa come da accordi.
Fu in quell’istante che la vidi. Anche lei stava aspettando un bus e mi incuriosì perché era l’unica ragazza che invece di messaggiare con il cellulare leggeva un libro. Curiosità che si fece meraviglia quando mi accorsi che il libro che stava leggendo era il nome della Rosa di Umberto Eco. Era una ragazza assai graziosa, bionda, con un’aria distaccata e felice in apparenza e mi persi a contemplarla. Così vidi quando chiuse il libro e lo depose sul ripiano in marmo della vetrina per togliere una sigaretta dalla borsetta proprio nel momento in cui comparve il suo bus. Si alzò di scatto e si diresse verso il bus in arrivo, dimenticando il libro dove lo aveva posato.
Sarei potuto intervenire. Avrei potuto chiamarla e bloccarla. Invece feci finta di nulla. Aspettai che salisse sul bus e aspettai che partisse. Poi mi avvicinai alla vetrina e afferrai il libro. Era un Bompiani, quasi nuovo. Lo sfogliai. Non so cosa sperassi di trovare, ma non trovai nulla, neanche un segnalibro. Lo infilai nella borsa allora e poco dopo partii per Rocca di Papa. Iniziai a leggerlo quella notte stessa in albergo.
Ora però, grazie ad Alex, mi chiedo se ho agito in maniera corretta.
Dal vostro punto di vista, ho rubato quel libro o l’ho trovato?
Devo postare un appello sul blog sperando che la ragazza lo legga e mi permetta di rimediare al danno o faccio finta di nulla?
Datemi un consiglio, prima che gli artigli dell’inquisizione presente nel romanzo diventino reali e mi tormentino all’infinito.

15 commenti:

  1. Niente di grave, dai. Semplicemente non hai avuti i riflessi pronti ad avvisare la ragazza, sei stato colto alla sprovvista e, i sensi di colpa lo dimostrano.
    Caso contrario invece, sarebbe stato se tu hai agito con ponderatezza, bramando il possesso di quel libro sin dall'istante in cui ti sei accorto che lei l'avrebbe dimenticato.

    RispondiElimina
  2. Più che altro penso che tu abbia voglia di rivedere quella ragazza o ti chiedi se comportandoti in maniera diversa sarebbe scattata una tua personale "sliding dors".
    A me è capitato una volta in treno con una ragazza di Latina con cui feci il viaggio da Napoli a Venezia.
    Mi sembrava ci fosse interesse però mi ero appena lasciato quindi non chiesi nè telefono nè niente.
    Dopo qualche tempo mi chiesi se avevo fatto bene e mi dissi la prossima volta mi comporto diversamente.
    Il viaggio successivo conobbi quella che poi diventò mia moglie.
    Vuoi ancora che ti dica come comportarti?
    Sono passati anni e probabilmente la tua lei non sir ricorderà neanche il fatto ma se ritieni di non dover rimanere col dubbio metti un post poi si vedrà...

    RispondiElimina
  3. Per me potevi avvisare la ragazza, oppure semplicemente lasciarlo lì nel caso fosse tornata... magari lasciando il tuo numero di cellulare scritto all'interno.

    Però amen, ormai è andat coaì ^^.

    Simone

    RispondiElimina
  4. "Mariuolo!" XD

    No, scherzo. Però potrebbe essere un input per un racconto dei tuoi. Magari proprio qualcosa alla "sliding doors", come accennava Nick nella sua risposta.

    RispondiElimina
  5. Secondo me devi scriverci un racconto e darti la risposta da solo in corso d’opera. In via terapeutica farà emergere i ricordi, spingendoti ad analizzare i fatti da un punto di vista diverso, combinando così l’osservazione remota attraverso la memoria e la scrittura a quella che è stata la tua esperienza personale.

    Hai questa risorsa terapeutica a cui attingere, approfittane.

    Poi, parere mio, chi scrive lo fa talvolta proprio perché ha tante cose per la testa e si pone così tante domande che se non lo facesse impazzirebbe, ma – come ho detto – è una mia opinione.

    RispondiElimina
  6. Consideralo un bel ricordo, visto che lo collegherai sempre all'immagine di quella ragazza che ha fatto colpo su di te.
    Semmai fai anche tu la tua mossa e, quando ne avrai voglia, abbandona un libro su un treno o in un bar.
    Adoro il bookcrossing :)
    Anche se in Italia fallisce da sempre :(

    RispondiElimina
  7. Grazie a tutti, nei vostri commenti c'è saggezza e buonsenso @ Glauco: mi togli un po' di peso dalla coscienza:-)
    @ Nick: ottima idea il raconto ma vedrò dove prendere lo spunto.
    @ Angelo, vale lo stesso discorso, però mariuolo non me l'ha mai detto nessuno:-)
    @ Simone: ripensandoci avrei dovuto lasciare un bel biglietto nel libro e lascialo lì, ma a volte non sono molto sveglio:-)
    @Giudappeso: anche il tuo è un consiglio molto prezioso da tenere molto prezioso anche perché ho già visto parecchie persone tenere conto dei tuoi pareri:-)
    @Alex: anch'io adoro il bookcrossing, mi sa che faccio un tentativo:-)
    Di nuovo grazie

    RispondiElimina
  8. @ Ferruccio: Davvero!? Caspio!, allora devo essere l’unico a non darmi ascolto.

    RispondiElimina
  9. @ Eh sì Giuda, devi ascoltarti di più,
    a proposito ho appena acquistato "Mistero", per Natale faccio una recenzione:-)

    RispondiElimina
  10. Ci sono cose che succedono. E basta. Forse era giusto così.
    O forse sei un ladro e andrai all'Inferno, tra lingue di fuoco fio alla fine dei tempi. Ma io preferisco la prima opzione.

    RispondiElimina
  11. @ Graninindogmi: sì un po' alla volta cancellerò la colpa:-)

    RispondiElimina
  12. Molte volte, nella spontaneità delle nostre azioni non va ricercato alcun raziocinio. Sono gesti dettati da una eccitazione temporanea causata dalle circostanze del momento. Occorrerebbe chiedersi quale sia stata la vera motivazione che ha scatenato l'insano gesto...

    Secondo me, nel tuo inconscio, tra le pagine della "Rosa" speravi di trovare un "Nome"... Un indizio che ti permettesse di poterla "coltivare"... Forse è proprio questa la tua amarezza maggiore... [*:*]

    RispondiElimina
  13. Secondo me l'hai rubato. Però amen è solo un libro.

    Simone

    RispondiElimina