domenica 15 agosto 2010

Fiesta sul mio blog

Forse, in una giornata grigia e piovosa come questa, “Fiesta” non è il libro adatto da recensire, ma se penso a un romanzo da associare con Ferragosto, non mi viene in mente altro. È un libro che ho letto e riletto in tutte le salse e, ancora oggi, a distanza di tempo, mi esalta, mi affascina e mantiene intatto tutto il suo valore. Ambientato negli anni venti, racconta in prima persona le vicende di Jack Barnes, un giornalista americano espatriato con qualche problema causato dalla guerra, che si snodano tra i locali alla moda di Parigi, i Paesi Baschi e le San Fermines di Pamplona, tra amori impossibili, toreri bellissimi ed emergenti, scrittori sempre assetati e aristocratici falliti. Un romanzo per quei tempi di palpitante attualità, pieno di personaggi irrequieti e drammatici sempre in corsa per un’illusoria felicità a volte ricercata in una sbornia clamorosa, a volte in una discussione amara e fisica. Ma il tutto senza filosofie e senza falsi moralismi, in un libro crudo e vero, degno del miglior Hemingway, con una narrazione costruita secondo i canoni introdotti da Gertrude Stein: dialoghi incisivi e narrazione suggestiva, sempre in bilico tra naturalismo e fredda cronaca.
Insomma un libro trascinante senza vie di mezzo che come conseguenza finale si adora o si detesta; come l’autore d’altra parte, simbolo di quella “generazione perduta” e ideale di una nuova generazione di scrittori giunta sino ai nostri giorni.
Ma, se appartenete a coloro che adorano il libro e l’autore, magari farete come me e non vi stancherete mai di leggerlo e forse acquisterete il romanzo anche in altre lingue, soltanto per verificare se le emozioni e la musicalità rimangono sempre preponderanti. Ma questo lo lascio decidere a voi presentandovi questo paragrafo scritto in tre versioni differenti. Io ci trovo il succo del libro e la filosofia esistenziale di Ernest Hemingway.

“Ma forse non era vero. Forse, man mano che andavi avanti, imparavi realmente qualcosa. Non m’importava che cosa fosse il mondo. Volevo soltanto sapere come viverci. Forse, se scoprivi come viverci, imparavi anche che cose’era.”

“Tal vez no era cierto del todo. Es posible que con el paso del los años uno pueda llegar a aprender cosas. A mì todo eso me daba igual. Lo ùnico que deseaba saber era còmo vivir mi vida. Tal vez si uno lograra aprender a vivir con todo lo que le rodea podrìa llegar a comprender el porqué de todo aquello.”

“Perhaps that wasn’t true, though. Perhaps as you went along you did learn something. I did not care what is was all about. All I wanted to know was how to live in it. Maybe if you found out how to live in it you learned from that what it was all about.”

Ah, dimenticavo: cinque stelle.

2 commenti:

  1. Sarà stata la generazione perduta ma all'epoca c'erano i giganti in letteratura.
    Buon ferragosto!
    p.s.
    Domani arriva la rece.
    Ciao.

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  2. Buon Ferragosto pure a te Nick:-)
    Per le recensione non c'è fretta, vai tranquillo:-)

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