giovedì 1 luglio 2010

Come sento "Freddo a luglio"

Freddo a luglio” è il primo lavoro che ho letto di Lansdale; una decina di anni fa, d’inverno, per cercare un po’ di calore. Acquistato, tolto dal cellophan, sfogliato per sentire l’odore della stampa e poi letto in due sere, senza perdere tempo. 

Non conoscevo Lansdale e dopo quella lettura ho iniziato la caccia e la ricerca nelle librerie dei suoi lavori. 


Be’ poche volte sono rimasto deluso dal risultato e “Freddo a luglio” non fa parte delle delusioni ovviamente. Me lo ero gustato in quelle due sere invernali e mi piace ogni volta che lo sfoglio per leggerne qualche pagina.

Si tratta di un thriller, chiamiamolo così, ma è soprattutto una di quelle storie che si possono sentire al bar una domenica mattina, quando non avete fretta e non c’è il lavoro che vi preme. 

Una storia a metà tra il noir psicologico e l’avventura picaresca che non può capitare a chiunque, sopratutto se abitate in un paesino alla fine del mondo, ma se abitate in una città del Texas e lavorate in un negozio di cornici è probabile che vi possa accadere. Se poi avete una moglie che vi adora e un marmocchio di due anni ci siamo del tutto.

Ora vagliate anche l’ipotesi che una notte, mentre state dormendo, un tizio vi entra in casa; la vostra adorata moglie vi sveglia, voi vi fate coraggio e chissà come il cervello del disgraziato che avete in casa si spappola sulle pareti sopra il divano dopo una sparatoria.
Legittima difesa e faccenda chiusa?

Col cavolo, siamo appena ai primi capitoli e da qui in avanti e come fare un giro in ottovolante. Una sorpresa dietro l’altra: mafia, balordi, motel di periferia e snuff movie in videocassetta. Una scaletta di situazioni imprevedibili in successione che non vi permettono di staccare gli occhi e il cervello dalla lettura, perché lo stile di Lansdale vi tiene al guinzaglio neanche foste dei cagnolini.


Un libro che vi trattiene in modo fisico, come se foste incollati o rilegati con le pagine; e vi sembrerà di prendere i pugni nelle risse e di sentire le badilate di terra tolte da una fossa in un cimitero. Annuserete l’odore dei maiali e vi travestirete da donna pur di far parte di questa struttura romanzesca leggera e condita da battute geniali (questa pappa sa di schifo, per esempio). Ma non coglierete mai una caduta di ritmo e vi verrebbe la voglia di interagire con i dialoghi spettacolari dell’autore: un perfetto esempio di concisione ed essenzialità.


Un romanzo delizioso dunque e, nonostante non ci sia traccia di poesia e la violenza la faccia da padrone, non avvertirete disgusto, perché i cattivi, in questo caso, sono proprio cattivi e la brutta fine se la meritano. Però, tenete presente un particolare quando terminate il libro e lo mettete da parte: ricordate, se potete, di non confidare mai ai vostri amici cosa combinano i loro figli, certe cose potrebbero essere molto dolorose da accettare.


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