giovedì 29 luglio 2010

Cavalli selvaggi sul mio blog

Allora le ore non finivano mai. Le giornate erano eterne. Il tempo aveva un alone talmente oppresso dall’invadenza della natura che i problemi presenti al mattino prima di sera si erano sciolti con il caldo o erano stati lavati da un temporale estivo. E il giorno dopo tutto ricominciava allo stesso modo, da capo.
Per settimane. Per mesi.
Così era il tempo della mia infanzia. Così sono state le estati della mia adolescenza. Tempi che credevo persi per sempre.
Ma la lettura di “Cavalli Selvaggi” di Cormac McCarthy me li ha fatti rivivere, con la stessa limpidezza e precisione. Un’esistenza vissuta alla giornata che soltanto l’infanzia e l’adolescenza possono incorporare.
Ora qualcuno lo può considerare un romanzo di formazione. Qualcuno potrà considerare questa storia la tenera e la drammatica iniziazione di due ragazzi che inseguono un passato che forse non è mai esistito. Ma in realtà, dal mio punto di vista, in questo romanzo John Grady Cole e Rawlins sono soltanto i comprimari di una terra, mitica e immersa in un’aureola di leggenda, che risulta essere la vera eroina di questo romanzo.
Una terra dominata da albe e da tramonti senza fine, dall'odore della pioggia sulla sabbia del deserto e dal vento freddo che scende dalle mesas. Una terra sulla quale la tragedia aleggia preponderante e ossessiva ad ogni pagina, condotta, in modo ipnotico e ossessivo, da un autore che sembra possedere la grazia degli dei. Una scrittura lapidaria e mai eccessiva, dialoghi scintillanti che si incarnano nella storia come malta, grazie anche alla mancanza di caporali o altri segni di punteggiatura nel continuum della narrazione. Senza nulla togliere all'aroma del caffè che si può quasi annusare e ai valori moraleggianti e antichi di gente saggia comunicati dalla prosa.
Un romanzo straordinario e unico. Scritto con la stessa forza e lo stesso mestiere che userebbe un contadino per avere il meglio dai suoi frutti. Un’opera grandiosa e memorabile, destinata a segnare un’epoca e ricca di momenti di vera poesia (come non segnalare a questo proposito i paragrafi in cui Alejandra seduce nelle acque di uno stagno John Grady).
Insomma leggendo le pagine è facile scorgerci lo stesso amore che aveva Hemingway per la natura o la stessa visione fantasmagorica che aveva Faulkner della narrativa.
Tuttavia McCarthy non abusa del loro stile; si fa maestro e ci presenta un mondo antico, il west, in un’ottica nuova e ingigantisce la geografia della narrativa.
Da non perdere.

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4 commenti:

  1. Mi piace sopratutto la parte in cui ricordi com'erano le estati della nostra infanzia:belle,lunghe,felici e sopratutto non si aveva mai la sensazione di aver sprecato tempo.
    I bambini di adesso spesso si trovano(o trovavano prima della crisi economica) iscritti a doposcuola,nuoto,calcio,tennis,Karatee per carità dovesse avanzargli troppo tempo per pensare anche a boccette.
    Eh si lo devo proprio leggere CAVALLI SELVAGGI.

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  2. Per conto mio si tratta di uno dei migliori libri che ho letto ultimamente, valicando i generi. Lo trovo di gran lunga superiore superiore a "La Strada":-)

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  3. Personalmente, penso che il picco qualitativo raggiunto da Cormac sia "Sunset Limited". Consigliatissimo.

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