giovedì 24 giugno 2010

Quel creatore bastardo de “Il grande Gatsby”

Il post di ieri mattina mi è stato suggerito dall’ennesima rilettura de “Il grande Gatsby” di Francis Scott Fitzgerald, romanziere raffinato ed elegante degli anni ruggenti. A pagina 210 del romanzo (Collana Miti Mondadori) trovate, infatti, un elenco di decisioni che con benevolenza potrebbero avermi influenzato. Un libro stupendo per conto mio, di gran lunga superiore al suo canto del cigno “Tenera è la notte” e ai suoi racconti. Un romanzo scritto con classe, qualità e lampi di genio.
Ricordo di averlo letto, la prima volta, in treno tra Lecco e Milano ai tempi in cui vendevo computers, ma ricordo anche di aver avuto modo di rileggerlo ad alta voce, quasi immedesimandomi nel personaggio del libro, in maniera romantica sul terrazzo di un albergo di Sanlucar De Barrameda, con l’oceano atlantico di fronte, una bottiglia di champagne nel secchiello del ghiaccio e in compagnia di una ragazza stupenda. Forse è per questo motivo che rimarrà per me un romanzo indimenticabile.
Come rimarrà indimenticabile l’autore. Uno scrittore che in quel libro sembra aver ritratto se stesso. La sua fine non sarà tragica e romanzesca, ma la sfortuna che ha accompagnato gli ultimi anni della sua vita sembra essere la stessa che ruota attorno a Jay Gatsby ed è un accanimento per un simile autore. Alcolismo, malattie... Tradimenti.
L'autore morì per un attacco cardiaco il 21 dicembre del 1940 ed il suo funerale avvenne in modo semplice e spartano senza contorni di gloria; fu infatti inumato in un piccolo cimitero di Rockville (Maryland). Tra le poche persone a prendervi parte ci fu la scrittrice Dorothy Parker, grande amica di Francis, la quale proprio davanti al feretro, citando una frase dal Grande Gatsby, esclamò: "Povero vecchio bastardo".

Nessun commento:

Posta un commento