domenica 6 giugno 2010

Quando ero finanziato per scrivere un libro, tutto andava meglio.

In linea di massima cerco di essere abbastanza freddo non confronti degli autori che di volta in volta mi trovo a leggere, con Cormac McCarthy questo atteggiamento, però, non funziona. La lettura dei suoi lavori mi sta affascinando a dismisura, sebbene il suo modo di narrare non sia facile e neppure accattivante a tutti i costi. Ma dalla sua scrittura emerge un qualcosa di morboso evidenziato da un linguaggio talmente strepitoso che è quasi impossibile non rimanere coinvolti. Le sue frasi possono dare la vita o imporre la morte.
Non volete interessarvi a suoi romanzi? Provate in ogni caso a leggere le pagine 140-141 di “Cavalli selvaggi” per farvi un’idea - le conosco a memoria).
Certo non tutto è roseo come un tramonto: dalla lettura de “La Strada” le sensazioni che ho ricevute sono nettamente inferiori. Non che sia un brutto libro, assolutamente. Le frasi ossessive e poetiche dominano e avvolgono le pagine del romanzo come le onde del mare sulla battigia, ma il dubbio che sia un libro scritto grazie all’utilizzo dell’esperienza e di tutti i trucchi del mestiere non me lo tolgo dalla testa.
Che sia il risultato del successo? Difficile da dire. Certo va detto che è il solo libro che McCarthy ha scritto senza che alle spalle ci sia una donazione o un contributo filantropico. Già. “La strada” è il frutto di uno scrittore “arrivato”, molto lontano dai tempi in cui a finanziare il suo lavoro c’erano i soldi dell’American Accademy of Arts and Letters o della Fondazione Guggenheim oppure di qualche altro ricco benefattore affascinato dai suoi mondi narrativi inediti e originali.

3 commenti:

  1. A me è piaciuto molto il film The Road, e volevo leggere il libro. Anche Suttree mi attira.

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  2. devo ancora legger qualcosa di suo, però tu scrivi Cormac con la c eh :)

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