venerdì 25 giugno 2010

Manzanilla, cinghiali e il fantasma di Cristóbal Colón

Adesso che la festa è finita; adesso che si preparano le valigie per tornare a casa, sono quasi pentito di aver proposto un sondaggio relativo alla squadra più gufata. Tutte le squadre meritano di proseguire e di arrivare il più lontano possibile. Tutte, anche la Spagna: la vincitrice del sondaggio.
Ha vinto nettamente, visto che la Germania, seconda, è stata stracciata. Anch'io, in realtà, avevo votato per fargli perdere il mondiale. Ma ora, ripeto, non sono più così convinto di aver fatto la scelta giusta e un pochino mi spiace.
Mi spiace perché ho un po’ di sangue spagnolo nelle vene, visto che nella genealogia della mia famiglia c’è la presenza di una donna di quei luoghi. Ma soprattutto, mi spiace, perché si tratta dello stato che, dopo l’Italia, il sottoscritto ha visitato in maniera maggiore.
L’ho percorso in lungo in largo: in treno, in auto, in pullman e a cavallo. Da Nord a Sud. Da Bilbao a Siviglia. Da Madrid a Barcellona, senza scartare Saragozza e Granada.
Una terra ricca di fascino e romanticismo, con luoghi meravigliosi (Toledo, Cuenca, Oropesa, per citarne alcuni che ho visitato). Ma permettermi di affermare che il posto più adorabile di quella terra, per me, è Sanlucar de Barrameda. Un luogo conosciuto per caso agli inizi degli anni novanta, ma che da allora non mi è più uscito dal cuore, e tutti gli anni ci torno. Un misto di natura e di modernità, con il flamenco in sottofondo e spiagge bianchissime a fare da corollario. Insomma, il posto ideale per scriverci un romanzo d’avventura.
Come dimenticare d’altra parte le gite in carrozza sulla “Calzada” con il grande amore della vita, oppure le cavalcate nel parco Doñana alla ricerca di linci, daini, cinghiali e aironi da fotografare.
Ma anche il ricordo di un rifocillante pasto a base di sardine fritte e un bicchiere di Manzanilla nella “plaza del Gabildo” suscita emozioni. Senza scordare tuttavia certe sfumature misteriose che pervadono le notti calde della cittadina.
Volete un consiglio?
Non esagerate con i “Tinto de Verano” e con le "cañas" mentre frequentate i “chirinquitos” del lungo mare in attesa che arrivi l’alba o mentre ammirate le turrite mura del castello situato sulle colline circostanti, potreste imbattervi nel fantasma di Cristoforo Colombo: salpò dal porto di questa città per il suo terzo viaggio per le Americhe e si racconta che non l’abbia mai dimenticata.

2 commenti:

  1. ciao,
    raccontaci ancora della tua Spagna, le ramblas e Bilbao ...

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  2. Sì, sì, lo farò.

    Bilbao è umida e piovosa ma Barcellona è degna di quel genio cartaginese che gli ha dato il nome.

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