mercoledì 2 giugno 2010

“Hau, Kola” disse un immaginario Toro Seduto

Emilio Salgari è stato uno dei miei autori preferiti. Quando ero bambino, con Jules Verne e Carlo Collodi, non leggevo altro (a parte i fumetti di Tex Willer – tutt’ora presenti in casa mia). 

I suoi libri di avventura con pirati e corsari mi affascinavano enormemente. Li bevevo e passavo le giornate successive in trance ad aspettare di vedere qualche film in televisione basato sulle sue storie. 

Fu un autore di straordinario successo, ma ha causa della sua ingenuità rimase sempre un morto di fame, pressato dal lavoro e dai debiti. Debiti che lo portarono al suicidio. Immagino però che qualche bella soddisfazione se la sia tolta anche lui. Sicuramente. Di certo sarebbe piaciuto pure a me incontrare un guerriero Lakota.

A Salgari successe nel 1890, quando, in veste di cronista, partecipò con emozione allo spettacolo di William Cody, di passaggio con il suo circo, all’Arena di Verona. Salgari fu uno dei primi a prendere posto a bordo della diligenza Deadwood e a provare il brivido di essere inseguito dai pellerossa, guidati da un'immaginario Toro Seduto in groppa al suo cavallo bianco. 

In questo modo diventa facile immaginare l’incontro tra i due, al termine della manifestazione, con Toro Seduto che, nonostante le pitture di guerra sul viso e il war bonnet piumato in testa, stringe la mano al giovane scrittore ancora eccitato e gli spiaccica sul viso un caloroso “Hau, Kola”: un saluto usato soltanto per amici speciali.

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