domenica 9 maggio 2010

Six Shots di Alfredo Mogavero sul mio blog


Questa recensione su Six Shots di Alfredo Mogavero è apparsa qualche settimana fa sul sito de LaTelaNera.

Adesso la posto sul mio blog, ma approfitto dell’occasione per ringraziare il Master del sito suddetto, Alessio Valsecchi, per avermi dato questa grande opportunità, come ringrazio Simone Corà, Deus ex Machina di Midian, per la sua supervisione in fase di stesura. Avere la possibilità di lavorare con simili califfi è un lusso e un privilegio irrinunciabile.

Ecco comunque come la penso su Six Shots:


Immaginate un saloon della frontiera americana – il fatto che si trovi nel Texas, in Arizona o in qualche altro stato non conta, l’essenziale è che lo immaginiate.

Adesso immaginate di vedere seduti attorno a un tavolo da gioco di questo saloon Elmore Leonard e Joe R. Lansdale. Fatto anche questo? Ecco! Non crediate che i due scrittori stiano puntando soldi a poker o stiano bevendo whisky: niente affatto, stanno solo creando un racconto unendo i loro stili.

Ora, se a prendere il sopravvento sia il western classico e lineare di Leonard o sia il weird contaminato di horror e fantasy di Lansdale, non c’è dato a saperlo, ma leggendo i racconti presenti in questo Six Shots di Alfredo Mogavero, ragazzo dal talento cristallino proveniente da una città situata tra la costiera Amalfitana e la piana del Sele, possiamo farci un’idea del frutto di tale amplesso.

Suppongo che Mogavero lo abbia fatto inconsciamente ma si tratta di pura verità, perché leggendo la raccolta mi è stato spontaneo associare la verve del ragazzo a questi due autori. L'autore possiede la stessa precisione e la stessa cura nelle descrizioni dei particolari di Leonard e la medesima sfrontatezza esuberante di Lansdale, tanto che i sei racconti sono sei piccoli gioiellini sparati da pallottole d’oro.

Storie originali e omogenee che corrono veloci nei solchi tracciati sulle carrarecce di luoghi evocativi e mitici, presentandoci personaggi inquietanti, bizzarri, grotteschi e nostalgici che sembrano vivere in un territorio senza tempo.

Come può essere diversamente d’altra parte, pensando alla figura di Praticia Hillwick che incontriamo nel primo racconto, eroina un tempo bellissima e ora impegnata in una sparatoria per difendere i risparmi di una banca, una vecchietta che ritroveremo anche alla fine in una sfida mortale con un pistolero camuffato da musicista che non si rende neppure conto di aver inventato il rock and roll.

O Twilight Jackson, lo storpio che dopo una vita passata a subire saette dal cielo, riesce a domarle neanche fossero cavalli. Non scherza neppure il becchino filosofo di Cherokee Hill (il racconto più bello, per conto mio) che sembra incarnare l’ironia, la saggezza e il disincanto di chi vive nella terra d’origine dell’autore più che nelle desolate lande avvolte dalla nebbia.

Ma pure una partita a poker ti può stravolgere la vita e lasciarti nudo come un macaco dopo averti concesso tutto; come anche un prete peccatore può combattere inquisitori pur di passare il resto della sua vita con lo zombie che ama.

Sono racconti che suscitano emozioni a valanga. Una lettura preziosa e accattivante, scritta con una tecnica di alto livello che mai scade neppure se il linguaggio diventa esplicito, incastonata da graziosi virtuosismi stilistici mai fini a se stessi, con una struttura esemplare per ritmo e linearità e dialoghi incisivi e minimalisti che farebbero felice Sergio Leone.

Certo, la lettura in un primo momento può apparire quasi leggera e non stupitevi se arrivate alla fine del libro in un lampo, ma non deve portarvi a facili conclusioni un simile fatto.

Rileggete subito il libro, è la cosa migliore da fare, e poi rileggetelo ancora e vi accorgerete che ogni volta qualcosa di nuovo vi colpirà: state leggendo Six Shots dopotutto, una raccolta di racconti fantastici dove tutto è permesso e tutto può accadere, anche che sei storie impresse sulla carta vi facciano secchi centrandovi il cuore neanche fossero uscite dal tamburo di una colt.

La scheda del libro

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