venerdì 21 maggio 2010

Mi è successo davvero


Avevo in mente di postare un’altra scheda relativa alle “Curiosità di scrittori celebri”, ma alcune frasi che mi rendono insicuro mi obbligano a ritardare la pubblicazione di qualche giorno. Lo stesso vale per la recensione di “In due si uccide meglio” (la devo ancora correggere). Ho qualche nuova idea nella testa da proporre e lanciare, ma ancora prematura per il momento. E allora?
Allora, visto che sono in ballo per un racconto che devo inviare entro fine mese ad Alessandro Balestra per il concorso proposto dal sito Scheletri.com e visto che gli impegni di oggi, di domani e di domenica (mi è saltato anche un week end che presumevo fantastico), mi impediscono di stare sul blog qualche ora di fila e mi lasciano appena il tempo di respirare, ne approfitto per farvi leggere questo mio racconto ispirato dall’uso di un Social Network. Ci crediate o no, è tutto vero (grassa risata del sottoscritto). Leggetelo e commentatelo se lo desiderate.
Voilà:


A volte anche gli alieni usano la rete


Avevo acceso il computer così per caso, tanto per fare qualcosa di diverso. Lo avevo fatto per non trascorrere la giornata di festa a osservare le nuvole sospinte dal vento in aria; ma in effetti non mi importava un cavolo fritto. Cercate di capirmi, non era nei miei piani l’ipotesi di passare il tempo come un geek informatico. Però quando, navigando nel web, avevo caricato sul video quella pagina di contatti mi era frullato un’idea nel cervello come la verdura in un mixer.
Accidenti, l’ipotesi di poter entrare in relazione con una miriade di personaggi popolari e la possibilità di essere visualizzabile sui computer di mezzo mondo, senza spendere un Euro, cambiò letteralmente le sorti della mia giornata. Mi eccitai come un bambino dell’asilo la vigilia di Natale.
Comunque pensai bene di non essere banale. D’altra parte chi era quel tonto che si sarebbe fermato davanti a una mia foto o a quelle idiozie riguardanti le affinità zodiacali e gli orientamenti sessuali? Qualcuno forse mi sa rispondere?
Fossi stato un calciatore, probabilmente, avrei avuto una speranza. Magari sarebbe andata meglio se fossi stato un cantante popolare o un attore. Ma io non sapevo fare quasi niente; ero poco più di un fallito e potevo soltanto inventare qualche passatempo.
Così l’idea di truccarmi e camuffarmi il viso; crearmi addosso quella specie di mostro alieno, ritrarmi in foto e digitare tutto in un profilo, assieme a un curriculum che affermava che ero un essere proveniente da Antares, mi parve geniale. Almeno avrei fatto qualcosa di divertente e non sarei entrato in paranoia.
Insomma non mangiai neppure per dare vita al mio progetto – dico sul serio – e lavorai l’intero pomeriggio come un matto. Usai tutte le mie risorse e realizzai una maschera davvero bizzarra, concependo un volto a metà strada tra il muso di un felino e quello di un cobra reale. Mi fu suggerita dal subconscio credo, ma si materializzò in modo splendido, dato che, alla fine, immaginai di poter ingannare chiunque. Ne fui proprio soddisfatto. In fondo, la parte più difficile l’avevo conclusa.
Difatti, compilare in seguito il form di accesso e creare un account utente con le informazioni descritte in precedenza, fu la cosa più semplice del mondo. Ci volle solo qualche ora per inserire i dati necessari e accettare la normativa. Al termine, non dovetti far altro che allegare i files d’immagine e aspettare i risultati.

Il giorno seguente mi arrivò una mail di benvenuto da parte di Tom, il responsabile del servizio. Quindi, poco alla volta, iniziarono a giungermi le richieste di amicizia.
Il primo a supplicarmi di aggiungerlo alla lista di amici fu un venditore di diamanti sudafricano; poi toccò a una rivista, per soli maschi, dal titolo astruso. Ma in seguito, a prendere possesso del mio spazio messaggi, furono le domande assillanti di ragazze del tutto particolari, se capite ciò che intendo dire. Me ne giunsero almeno una ventina, da ogni parte del mondo. Ragazze che solo dal nome dicevano tutto. Perlopiù mi invitavano a chattare o a visitarle su altri portali, ma è logico che l’offerta era più vasta: neppure fossero la reincarnazione delle sirene di Ulisse.
Ovviamente non ci cascai. Sapevo dove sarei andato a finire se avessi accettato. Non sono così fesso. Tuttavia, dopo qualche settimana, tali messaggi mi costrinsero a lasciar perdere il servizio e iniziai a controllare il profilo con più distacco. Non mi ero aspettato, a dire il vero, qualcosa di speciale, però ero un po’ deluso da come si era messa la faccenda.

Non ci pensai più per qualche tempo dunque, finché una sera – rientrando nel profilo per verificare se c’era qualche novità – trovai, nella casella di richieste "amici", una mail piuttosto inconsueta. Non aveva nulla a che spartire con le altre che avevo ricevuto in precedenza. La richiesta, questa volta, non perveniva dal computer di una sirena e non pretendeva nessun add.
Il testo era scritto in inglese, ma si trattava di un inglese pieno di errori. Sembrava il testo digitato da un dislessico; ci vollero ore per decifrarlo completamente e solo grazie a un bel dizionario ne colsi il significato.
Era un messaggio davvero strano. Chi mi scriveva, sosteneva di essere un esponente della mia razza. Scriveva di essere un Antaressiano e quando, su quei semplici strumenti binari in uso tra gli umani, aveva intravisto la mia immagine era rinato. Non poteva credere che dopo la diaspora ci fosse ancora qualcuno come lui tra le stelle. Era convinto di essere l’ultimo della specie. Da centinaia d’anni aveva perso la speranza di trovare un suo simile nell’universo e adesso mi chiedeva dove fossi realmente.
Pensai subito a uno scherzo, ma stetti al gioco. Cosa avevo da perdere in fondo? Chiaramente, dietro, c’era qualche tizio in vena di burle. Era del tutto naturale. Ma siccome avevo fatto trenta, perché non fare trentuno? Perciò gli risposi mandandogli un’immagine scannerizzata con una mappa della zona dove abitavo.
La mail di risposta mi arrivò tre minuti dopo, come se il contatto non stesse aspettando altro; aveva capito dove stavo, ma non gli bastava. Sebbene la mappa fosse chiara gli occorreva qualche dettaglio più preciso per trovarmi. Aveva bisogno di un punto senza ridondanze. Lui sarebbe arrivato con la sua astronave dal cielo, sarebbe arrivato con il buio e gli serviva un qualcosa di univoco che risaltasse nell’area. Non voleva sbagliare per niente. Adesso, delle luci accese in grado di raffigurare la forma di un cuore Antaressiano sarebbero state l’ideale.

Per farla breve, due sere dopo, visto che il lavoro non me lo aveva permesso prima, usando dei lumicini per defunti realizzai ciò che mi era stato chiesto. Sistemai i lumini sul terrazzo di casa dandogli la forma di un cuore umano – d’altra parte, banalmente, supponevo che quello Antaressiano non fosse molto diverso dal nostro – poi li accesi e mi misi ad aspettare.
Non ero tranquillo, in realtà, riguardo a quello che sarebbe successo. Non so, il sospetto che dietro ci fosse qualcuno intento a divertirsi alle mie spalle ora era una certezza. Magari, il giorno dopo, avrei scoperto che un gesto simile era stato fatto da un altro milione di persone in giro per il mondo e poco dopo, visto che non succedeva nulla, lasciai perdere e andai a letto. Mi sdraiai agitato però e non fu affatto semplice prendere sonno. Mi girai nel letto un bel po’ di volte prima di poter dormire.
Poi successe l’inverosimile. Capisco che sia piuttosto difficile da credere per chiunque non sia stato presente nella mia stanza quella notte. Probabilmente, la penserei allo stesso modo, se la faccenda non fosse toccata al sottoscritto. Ma non racconto storie.
L’Antaressiano arrivò davvero. Non lo vidi subito, ma il tipo di risveglio cui fui sottoposto, qualche ora dopo, non fu per niente naturale. Accidenti! Chiunque avrebbe capito che qualcosa non corrispondeva. La voce che mi trovai nella testa era troppo particolare. Intuii subito che non poteva trattarsi di un sogno. La forza di quella voce, inoltre, era talmente penetrante che in pochi istanti mi costrinse a svegliarmi. Scomparve appena aprii gli occhi, ma non potei nel frattempo non accorgermi della luce fuori.
La luminosità che emetteva passava tra le fessure delle veneziane come l’affilata lama di un coltello. Non riesco a descriverla, poiché va oltre la mia immaginazione. Ma era davvero qualcosa di fuori dalla norma. Era così assurda che a tutta prima pensai di essere morto e valutai sul serio l’ipotesi di essere dentro un’esperienza ultraterrena. Ma il bagliore era così forte, così abbagliante, che doveva per forza essere reale; per questo, dovetti farmi coraggio, scendere dal letto, attraversare la stanza a piedi nudi, aprire il balcone e uscire sul terrazzo.
Fu allora che lo vidi. Era appena qualche metro sopra il mio terrazzo immobile come in una bolla. Si trovava nel bel mezzo di una luce vorticante che lo tratteneva in aria e rumoreggiava allo stesso modo di una zanzara. Però, a essere sincero, di navi spaziali – almeno come io me le immaginavo – non ne scorsi. C’erano solo questa luce impressionante, il ronzio, e lui con il volto uguale alla maschera che avevo creato inconsciamente per il portale sociale.
Non disse nulla. Pensai che forse non sapeva parlare. Ma fissò il sottoscritto entrandomi dentro la testa come una sonda.
Lo guardai a mia volta, naturalmente, emozionato e coinvolto in pieno dalla situazione, e aprii la mente come l’essere chiedeva. Avvertii come un capogiro e mi sentii succhiare i pensieri dolcemente, ma non durò molto il contatto. L’empatia che emanava mi fece capire tutto. Non era necessario che parlasse, era chiaro come il sole.
Intuii che era molto amareggiato; ciò che provava, non richiedeva precisazioni: ora si sentiva tradito in maniera profonda. Il fatto che io fossi un essere umano e non un come lui gli faceva sentire la solitudine più a fondo di quella che lo aveva accompagnato tra le stelle sino al nostro incontro.
Ma non mi fu ostile. Sono certo che, se avesse voluto, avrebbe potuto farmi a pezzi in mezzo secondo. Avrebbe potuto schiacciarmi come una mosca. Non dico eresie! Immagino che gli sarebbe bastato soffiarmi addosso per farlo.
Invece non mostrò atteggiamenti aggressivi. Sebbene fosse un essere raccapricciante, trasbordava di una bontà infinita e sconfinata. Era davvero troppo pietoso e buono per mettermi le mani addosso.
In ogni caso il suo disagio non poté nasconderlo; lo avvertii assai bene e vi giuro che mi sentii veramente in imbarazzo quando mi suggerì – con il pensiero – che non in grado di capire cosa ci faceva, nell’universo, una razza che si divertiva con le disgrazie dei disperati. Non lo concepiva per niente un simile comportamento e non dico balle nell’affermare che mi parve quasi di vedergli uscire delle lacrime dagli occhi.
Ma questo accadde un istante prima di vederlo sparire nella notte, così come era apparso. Scomparve in un baleno accidenti e non mi restò altro da fare che rimanere lì a guardare le stelle come un cane bastonato e constatare che di nuovo, come al solito, avevo deluso qualcuno.

2 commenti:

  1. Beh com'è andato poi il concorso? Questo racconto è davvero niente male devo dire :)
    Abbastanza verosimile come vicenda e mentre la leggi riesce a coinvolgere. Soprattutto la parte in cui te ne vai a letto e aspetti quel qualcosa che sai che non arriverà ma, visto che è notte ed è buio, qualche pensiero strano lo fai. Ecco si, quel punto m'è davvero piaciuto tanto. La parte finale forse un po' meno, quando si parla di alieni (discorso che a me mette una certa angoscia) il fatto di ''accennarli'' invece che ''svelarli'' mi piace molto di più. ;)

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    1. Il concorso è andato male, mi sono trovato a scrivere il racconto il giorno stesso della scadenza.
      Però l'idea era buona e ne farò qualcosa

      grazie per la lettura:-)

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