domenica 2 maggio 2010

Maledette virgole


C’è stato un tempo in cui ero talmente infatuato dalla lettura dell’”Ulisse” di James Joyce che trascorrevo la mia vita in terza persona similmente a Bloom e a Stephen. Facevo incavolare tutti. Avevo imparato le litanie dei Santi a memoria e a chi mi chiedeva cosa avrei fatto magari quella sera rispondevo facendo una domanda, allo stesso modo di come scriveva il narratore nel capitolo di Itaca di quel straordinario libro. Non passava giornata senza che qualcuno volesse menarmi. E tutto a causa dell’”Ulisse”.
Con Finnegans Wake non è stato però così. Finnegans Wake non sono riuscito a leggerlo,
(ecco l’incipit:
“fluido fiume, passato Eva ed Adamo, da spiaggia sinuosa a baia biancheggiante , ci conduce con un più commodus vicus di ricircolo di nuovo a HCE”).
Mi sono impegnato per diversi giorni, ma non c'è stato proprio nulla da fare: un libro troppo concettuale e complesso da digerire per me.
Si racconta che James Joyce ricevette le bozze di questo libro la sera del 2 febbraio 1939 per rispettare la mania di pubblicare i suoi libri il giorno del proprio compleanno (l’Ulisse era uscito il 2 Febbraio del 1922). Per celebrare l'evento la nuora aveva fatto preparare un dolce che riproduceva le copertine dei sette libri pubblicati dall'autore. Per il grande scrittore nessun libro si sarebbe aggiunto alla lista. Il libro tuttavia uscì il 4 maggio di quell'anno e non fu il solo fatto a scontentare l'autore. Anche lo stesso libro lo lasciò un pochino interdetto. Infatti, poco più di un anno dopo, quando un amico andò a trovarlo in un albergo e gli chiese se avesse progetti, Joyce rispose che stava rileggendo e rivedendo Finnegans Wake… alcuni passi lo lasciavano perplesso e stava aggiungendo delle virgole. Virgole, capite? Virgole a un libro del genere.

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