martedì 6 aprile 2010

A proposito di Diario Pulp


Ho letto questo romanzo – io lo considero un romanzo, anche se si tratta di una serie di racconti circolari – durante le scorse vacanze natalizie. Cosa volete che vi dica, l’ho mangiato: mangiato come si mangia la frutta secca mentre si aspetta che la befana scenda dal camino. Mangiato con piacere, senza problemi… una nocciolina dopo l’altra, ehm scusate, volevo dire una pagina dopo l’altra.
La storia mi è letteralmente scivolata addosso. Ritmo giusto, veloce, mai una parola o un termine fuori posto. Tutto si incastra perfettamente. Personaggi strambi e originali, cattivi e scellerati, originali, comici in certe situazioni, mai comunque caricature… e questo è il primo pregio. I primi due racconti, o le prime due parti, sono spassosissimi; con descrizioni a dir poco geniali per qualità letteraria e musicalità (leggere, per esempio, le pagine inerenti alla tortura di Zora).
Certo, a un certo punto, lo dico sinceramente, ho avvertito il timore che il seguito proseguisse sempre e comunque sulla stessa falsariga; invece, poco alla volta, tra le pagine, non so se l’autore lo ha fatto in maniera inconscia, i personaggi hanno preso una piega con più spessore e mi hanno suscitato delle vere emozioni. E questo è senza dubbio un altro punto a favore di questo eccellente scritto, poiché, dal mio modesto punto di vista, le emozioni e le sensazioni che lasciano al termine della lettura sono ciò che creano un grande libro.
Davvero un ottimo lavoro.
In quarta di copertina ho letto che qualcuno ha paragonato l’autore a Tarantino (ovvio, basta pensare al film), a Bukowsky, a Palahniuk. Be’ io aggiungo il Bret Easton Ellis di American Psycho. Non per la storia, chiaro: se da una parte c’è l’edonismo spinto e annoiato degli Yuppies fine anni ottanta, qui c’è la sorte maligna di tutti i giorni, carica di porcherie e orrori, a rompere il paniere ai vari Sellero, Zecchinetta, Cesso e compagnia bella. Ma alla fine della lettura, mi è rimasto un senso di disfatta impresso identico a quello che mi aveva lasciato la lettura di American Psyco.
Non so se l’autore lo ha fatto di proposito, ma faccio un esempio: le pagine che descrivono la tortura del triangolo raccontate dal Chiacchiera, per me sono davvero emozionanti. Su quelle pagine incombe un senso di tragedia (come se il Chiacchiera sapesse che la sua fine non sarà assai diversa) che mi ha lasciato davvero sgomento, e creare effetti del genere è opera di “maestri” e di gente che vive la scrittura come vita.
Complimenti a Strumm, non aggiungo altro.
Non mi ritengo un critico, questa è la prima vera recensione che faccio e quindi prendete questo commento nel modo più conveniente. Io volevo leggere un bel libro e come al solito, quando sono io a decidere cosa scegliere, non sbaglio. Come scrittore, volevo vedere che trucchi ed effetti ha usato l’autore nel narrare la storia e pure in questo senso non sono rimasto deluso.
Per farla breve un libro che, a detta dell’autore, non voleva fare rumore, ma per me ne ha fatto e non poco.

Trama in sintesi: “Diario Pulp è un condensato di azione e ironia, costruito a episodi, come fossero puntate di una serie televisiva ma con un fil rouge che vi porterà piano piano a svelare il mistero che avvolge l’Imperatore. Inizierete a leggere il romanzo e vi sentirete come se steste guardando Pulp Fiction di Quentin Tarantino, vi ritroverete ad un tratto invischiati in un’epopea criminale degna di quella raccontata in Romanzo Criminale. Una fusione incredibile di noir e pulp che vi porterà su e giù per le vie della capitale fra sparatorie in centro città, regolamenti di conti, gambe mozzate e sette sataniche in periferia. Un solo consiglio: non ridete di Duffy Duck. Potrebbe costarvi molto caro.” (Dall’introduzione di Paolo Roversi)

Vai alla scheda del libro.

2 commenti:

  1. diario pulp spacca
    non ce nè per nessuno

    dicono sia perché se non ti piace arriva il sellero
    ma io non ci credo tanto...

    forse...

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