giovedì 8 aprile 2010

Non sarà la mia fine

Quasi non ti sembra vero. Vedi che afferra un coltellaccio e capisci subito che ce l’ha con te. Ti chiedi il motivo. Non hai mai fatto del male a nessuno e ti sembra ingiusto. Ma non puoi muoverti e sai che lui presto lo farà. Sebbene al momento esiti. D’altronde, dopo la prima occhiata che ti ha lanciato, sembra che adesso pensi a qualcosa d’altro. Appare indeciso. Si sposta da una parte all’altra inquieto, con questo coltello in mano. Ma non ti devi fidare di persone come lui. Sai che è un uomo subdolo. Senza pietà. E la paura l’avverti.
Non sai spiegarti perché ti odi così tanto. Perché ti vuole morta. Te lo chiedi da quando ti ha adagiato lì. Faresti qualsiasi cosa per lui, perché la natura ti ha creato per questo. Lui, però, è insensibile ai tuoi sentimenti. Probabilmente immagina che tu ne sia priva. Crede che nelle tue condizioni termini come amore e dolore non esistano. Pensa che la tua anima non respiri.
Non sa che la tua dimensione è un’altra e che in questo tuo mondo ci sia della poesia. Non sa neanche che tu hai un mondo, maledizione.
Non puoi muoverti e non ti resta che aspettare una fine certa. Sai che arriverà. Forse tra un minuto, magari un’ora, ma oh, sì, arriverà.
Certo, se invece di un coltellaccio affilato come un gladio, usasse un altro strumento ti sentiresti più tranquilla. Hai paura dei coltelli. Nella luce del giorno hanno strani riflessi sulla lama. Luccicano specchiando addirittura la tua figura.
Hai paura anche del dolore fisico che dovrai provare. È più forte di te. Lo sai che ti farà un male tremendo. Un male atroce e profondo. E sai che non sentirà le tue grida di implorazione. Non vedrà le tue lacrime. Sarà tutto inutile.
E adesso e di nuovo lì davanti. Ti guarda quasi con il sorriso sul viso. Come se fosse contento di strapparti alla vita. Ti guarda con crudeltà.
È pronto adesso.
È la tua fine e non osi guardare. Non puoi osservare una lama che ti trafigge. Ma passa troppo tempo. Ti rendi conto che sta esitando di nuovo e guardi.
Ti meravigli. Il coltello non c’è più. Forse non vuole usarlo e pensi che ti abbia sentito. Ma non è così. È un uomo subdolo e non è così.
Sono le dite della sua mano ad agire ora e senti le sue unghie infilarsi nella tua pelle. Le senti entrare nella tua tenera scorza. Le senti entrarti dentro, con forza. Con rabbia. Non usa pietà e ti fa male.
Ti strappa la buccia. Te la strappa a lembi facendoti un male tremendo. Piangi. Sentì che dentro di te la vita sta svanendo poco alla volta. Ma non ti perdi d’animo.
Quel diavolo tra poco ti mangerà. Lo sai. Magari uno spicchio alla volta. Si estasierà gustando la tua polpa. Sputerà i tuoi semi. Si farà forte con il tuo succo. Ma è questo che ti dà coraggio. Non sarà la tua fine. Qualcosa di te attraverserà il suo corpo. Avrei una via di uscita. Eccome l’avrai. Un giorno qualcosa di te sentirà di nuovo il calore del sole. Vedrà di nuovo la sua luce tra gli alberi e tornerà a vivere sotto un’altra forma. No! Non sarà la tua fine.

1 commento:

  1. Già!A volte il coltello che usa è più affilato d'una vera lama ed i segni che lascia impercettibili sulla pelle, ma così profondi da segnare la tua anima per sempre...

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