giovedì 29 aprile 2010

Il buono, il brutto… e Stephen King


Bijou era il nome di una sala cinematografica di Bangor, una tranquilla cittadina del Maine dove non succedeva nulla o quasi. Una sala cinematografica che un giovane Stephen King era solito frequentare per assistere a decine di pellicole horror, fantascientifiche, noir e western. Un King ventiduenne, trasandato come un hippie e con la barba incolta già segnata da qualche pelo grigio dovuto alle troppe sigarette fumate, ma già allora con un immaginario fantastico nella mente che lo avrebbe trasformato nel più grande narratore di incubi del nostro tempo.
Fu proprio in questa sala fumosa e per l’occasione semideserta, comunque, che lo scrittore, seduto in poltrona, scoprì lo scenario west assurdamente maestoso de “Il buono, il brutto, il cattivo” di Sergio Leone.
Una visione che gli provocò uno shock.
Il film scatenò la fervida fantasia dell’aspirante scrittore, al punto da fargli frullare un’idea bizzarra e originale nel cervello: unire in un'unica trama generi diversi come il fantasy magico di Tolkien (in quel periodo stava leggendo “Il Signore degli Anelli”) e lo spaghetti western minimalistico di Leone.
Un sogno che è riuscito a coronare qualche anno dopo, con il progetto della celebre saga de “La Torre Nera”.

6 commenti:

  1. Non conosceva la storia. Interessante! Proprio vero che una buona ispirazione può venir fuori da qualunque cosa!

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  2. Una mente fervida e visionaria come quella di King, non poteva che inventarsi delle trame così geniali e particolari.

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  3. Questa saga non sono mai riuscita a leggerla... però in molti dicono sia bella.

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